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Bambini e anziani senza luce e acqua. Come procede lo sgombero della baraccopoli di Cosenza? La mia interrogazione

baraccopoli
Interrogazione a risposta scritta 4-16340

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
da oltre 60 anni, a Cosenza, in via Reggio Calabria, sorge una baraccopoli, in cui da diverse generazioni vivono 25 famiglie rom, tutti cittadini italiani, in condizioni di gravissimo disagio;
fino ad oggi nessuna amministrazione comunale è riuscita a risolvere questo caso e anche numerosi bambini vivono nel peggiore degrado, così come gli abitanti del circondario, essendo il luogo circostante adibito quasi a discarica a cielo aperto;
il 30 marzo 2017 un intervento ufficiale delle istituzioni ha avviato un processo di smantellamento della baraccopoli tagliando l’energia elettrica e l’acqua, costringendo 15 bambini e 7 persone anziane, di cui alcune gravemente malate, a vivere senza luce e senza gas;
in seguito all’episodio, un delegato di Fondazione Romanì Italia ha presentato un esposto presso il tribunale di Cosenza per una veloce risoluzione del problema, ma ad oggi non vi è stata alcuna risposta da parte delle istituzioni;
già quattro mesi fa la Fondazione Romanì Italia aveva presentato al sindaco di Cosenza un’ipotesi di soluzione finalizzata sì a smantellare la baraccopoli, ma attraverso un processo di sviluppo e inclusione della comunità, progetto inizialmente condiviso dal comune ma che si è smentito con l’avvio dello sgombero nella totale assenza di un piano alternativo per le famiglie –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano affrontare la questione, anche alla luce dei profili di ordine pubblico, e garantire un corretto spostamento delle famiglie coinvolte e verso dove, favorendo progetti di inclusione e integrazione, in special modo a tutela dei minori che vivono nella baraccopoli di via Reggio Calabria. (4-16340)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16340&ramo=CAMERA&leg=17

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Corruzione e collusioni nella gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La mia interrogazione

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Interrogazione a risposta scritta 4-16323

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la SaCal spa è la società partecipata a capitale misto pubblico e privato che gestisce l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, aeroporto denominato di interesse nazionale e di particolare rilevanza strategica nel Consiglio dei ministri del 27 agosto 2015;
l’11 aprile 2017, l’operazione «Eumenidi», condotta a partire dal 2015 dai militari del gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme e dagli agenti della polizia di frontiera, nel locale aeroporto internazionale, coordinati dalla locale procura della Repubblica, ha condotto agli arresti domiciliari del presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo, del direttore generale, Pierluigi Mancuso, e della responsabile dell’ufficio legale, Ester Michienzi nonché a 12 richieste di sospensione dai pubblici uffici e 40 perquisizioni, tutte legate a vicende di gestione della SaCal, nei confronti di altrettante persone indagate nell’inchiesta, tra cui esponenti delle istituzioni, imprenditori e ufficiali pubblici;
l’indagine Eumenidi ha accertato numerosi episodi di peculato da parte della dirigenza SaCal, viaggi, pranzi e soggiorni personali in strutture di lusso, con indebita imputazione degli elevati costi al bilancio della società. Numerosi illeciti sono stati riscontrati soprattutto nella gestione del progetto, finanziato con fondi pubblici, denominato «Garanzia giovani», finalizzato all’inserimento di giovani meritevoli e con specifici prerequisiti in un tirocinio retribuito: in seguito a pressioni indebite, anche da parte di politici e dirigenti pubblici, e a interventi illeciti sulle procedure di selezione previste dal bando, sarebbero stati inseriti nel suddetto progetto soltanto amici e parenti degli indagati;
in seguito alla dichiarazione di fallimento della Sogas, nel febbraio 2017, la SoCal si era aggiudicata l’appalto di gestione provvisoria degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone;
in seguito alle disposizioni eseguite presso la dirigenza SoCal si parla di commissariamento della suddetta;
le vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici della SaCal hanno scoperchiato un sistema malato che in questi anni ha fatto del principale scalo calabrese un terreno di spartizione di interessi opachi, un grumo di poteri politico – affaristico – clientelari gravitanti intorno al capoluogo e a poche famiglie imprenditoriali e la politica locale, pur avendo gli elementi per intervenire non lo fece, preferendo confermare fiducia ad amministratori già dalle prime indagini nell’agosto 2015 entrati nell’occhio di quello che oggi appare un vero ciclone giudiziario;
la dirigenza locale di Sinistra Italiana aveva chiesto l’azzeramento del consiglio di amministrazione a guida Colosimo dopo l’operazione «Perseo» della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva coinvolto l’allora vicepresidente SaCal Gianpaolo Bevilacqua, denunciando le possibili infiltrazioni di esponenti dei clan lametini e calabresi nell’ente, poi emerse da varie inchieste della magistratura, con appartenenti a famiglie mafiose assunte all’interno dell’aeroporto, poi finiti agli arresti per fatti criminosi –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per favorire, nel territorio di cui in premessa, una progettualità non piegata a logiche di potere e interessi di parte, secondo imprescindibili criteri di etica e competenza manageriale, in particolare al fine di garantire l’immagine e lo sviluppo dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. (4-16323)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16323&ramo=CAMERA&leg=17

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Licenziato perché affetto da Parkinson, la mia interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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Interrogazione a risposta scritta 4-16243

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
La Teknoservice è un’azienda che si occupa di raccolta e trasporto rifiuti solidi urbani e ingombranti, spazzamento stradale e raccolte differenziate di Piossasco, in provincia di Torino;
a metà marzo 2017 il dipendente della Teknoservice, Franco Minutiello, cinquantanovenne di Cuorgné, in provincia di Torino, riceve la notifica di licenziamento in seguito alla sua comunicazione di essere affetto dal morbo di Parkinson, malattia che fino ad allora non gli aveva comunque impedito di svolgere regolarmente le sue mansioni professionali alla guida dei camion;
oltre che valutarlo «inabile al lavoro», la Teknoservice non individua un’altra possibile mansione per la ricollocazione di Minutiello, che lavora per l’azienda dal 2013;
l’operaio dichiara, dopo aver trovato una cura che sembra stabilizzarlo, «Mi stabilizzo e sono pronto a tornare al lavoro, mia unica fonte di reddito e di vita e di stimolo a non arrendermi – conferma l’uomo –. A quel punto chiamo l’azienda, comunico che sono disponibile a rientrare e che, per agevolarli, ho attivato la legge 104 per avere il part time, cioè due ore pagate dall’Inps e altre 4 dal datore di lavoro […] Da una parte mi tranquillizzano, dicendo che stanno trovando la soluzione per ricollocarmi, e dall’altra, dopo avermi mandato a visita medica interna – due ore dopo – mi inviano il telegramma per licenziarmi […] Io però continuo a guidare la mia macchina e potrei proseguire a fare il mio lavoro. Tra poco più di un anno potrei andare in pensione proprio per la mia malattia, ma mi darebbero poco più di 500 euro, non mi bastano per vivere e poi io voglio continuare a lavorare. Quella che mi è capitata è una grande ingiustizia, secondo me per la mancanza di una legge sulla salvaguardia delle categorie protette, seria ed efficace» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda assumere iniziative ispettive presso l’azienda in questione e per tutelare il lavoratore. (4-16243)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16243&ramo=CAMERA&leg=17

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Saltano i sostegni garantiti dalle scuole agli studenti con disabilità. La mia interrogazione al Ministero dell’Istruzione e al Ministero delle Politiche Sociali

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Interrogazione a risposta scritta 4-16246
COSTANTINO e FRATOIANNI.
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per
sapere – premesso che:

LEDHA, la Lega per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, in una lettera inviata alle delegazioni lombarde di senatori e deputati inviata il 15 febbraio 2017, espone la denuncia della Federazione Lombarda delle Associazioni di Persone con disabilità rispetto al decreto legislativo n. 378 sottoposto al parere delle Commissioni Parlamentari e come abbia invocato in premessa e nelle finalità i riferimenti legislativi e i principi che hanno ispirato negli ultimi decenni le migliori esperienze di integrazione scolastica delle persone con disabilità in Italia, disattendendoli invece nel testo della norma;
nella parte iniziale dello «Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità» (378), sul quale le Commissioni VII Cultura e XII Affari Sociali hanno espresso il proprio parere nella seduta del 16 marzo 2017 e la Commissione V Bilancio ha espresso il proprio parere nella seduta del 23 marzo 2017, si legge il richiamo all’articolo 3 della Costituzione, a due leggi fondamentali (la 104 del 1992 e la 328 del 2000) e alla classificazione «ICF» dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche riferimenti alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, richiamandosi all’articolo 24, dedicato a Educazione e Istruzione, prendendo spunto dagli oltre quarant’anni anni di integrazione scolastica italiana: un’esperienza unica al mondo, prima vera eccellenza della nostra scuola;
all’articolo 1, che declina i principi e le finalità del decreto si legge: «l’inclusione scolastica riguarda tutti gli studenti (…), si realizza (…) attraverso la condivisione del progetto inclusivo fra scuole e famiglie (…). È impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica (…)»;
lo schema di decreto però presenta secondo gli interroganti una serie di elementi che stravolgono e tradiscono le premesse, oltre che le aspettative di tutte le persone con disabilità, dei loro familiari e delle loro associazioni, poiché i sostegni che fino a oggi hanno garantito l’integrazione scolastica (insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione, educatori, trasporti, ausili…) sono tutti confermati ma «nei limiti delle risorse disponibili» senza che venga specificato, soprattutto per le competenze attribuite agli Enti Locali (articolo 3, comma 5), quali e quante risorse saranno messe a loro disposizione per renderne effettivo l’esercizio, in pratica rendendo i sostegni all’inclusione diritti non più esigibili;
laddove già negli ultimi anni la didattica sembra assumere tratti sempre meno inclusivi, vista la scarsità delle risorse destinate alla formazione dei docenti, in base al decreto sopra citato, la continuità educativa verrebbe perciò assicurata solo da un articolo del decreto privo di risorse economiche tangibili atte ad assicurarne la sussistenza, e le decisioni saranno in capo a commissioni mediche che scorporeranno l’esito della fattibilità economica del sostegno in tre momenti in cui in nessun caso sarà riconosciuta alle famiglie possibilità di testimonianza o audizione;
secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 275 del 2016) «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione» –:
come intendano i Ministri interrogati tenere conto delle valutazioni e delle memorie delle associazioni che si occupano di disabilità, garantendo l’accesso e la piena fruibilità didattica a tutti i bambini e gli adolescenti in età scolastica al di là della loro condizione di disabilità. (4-16246)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16246&ramo=CAMERA&leg=17

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L’educazione sentimentale serve anche a questo.

La storia del tredicenne disabile violentato per anni da suoi coetanei è troppo grande e troppo grave per cercare delle spiegazioni e delle soluzioni semplici. Però in questi anni abbiamo individuato alcuni strumenti di prevenzione, dei tentativi per allontanare questo orrore eppure si agisce sempre dopo.
L’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole fa parte di queste possibilità ma è ferma in commissione cultura e istruzione alla Camera dei deputati.
Ora leggo di sportelli antibullismo. Dopo che è avvenuta la violenza, sempre dopo. La politica ha delle responsabilità. Ho chiesto pubblicamente alla Ministra Fedeli, anche lei firmataria di una proposta di legge simile alla mia, di far approvare in fretta il testo. Non ho avuto risposta e continua il silenzio su questa vicenda.
Non è la bacchetta magica ma perché non provare a migliorare la condizione di tante e tanti? Non riesco a farmene una ragione.

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Ancora caporalato, ancora schiavitù. La mia interrogazione sui fatti di Ginosa

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Interrogazione a risposta scritta 4-15891
COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:

il 7 febbraio 2017 presso la sede del sindacato Flai-Cgil di Taranto si sono presentati cinque lavoratori rumeni intenzionati a denunciare l’azienda presso la quale avevano fino a quel momento prestato servizio perché si rifiutava di corrispondere loro il salario per il lavoro svolto e dichiarano che altri 25 dipendenti della stessa azienda sono rimasti sul posto nelle stesse condizioni;
i cinque lavoratori sono stati presi e «scaricati» da referenti dell’azienda presso il porto di Taranto e riescono a raggiungere la sede della Flai cercando su google le parole «caporalato» e «schiavitù»;
in quella sede gli stessi raccontano di condizioni di lavoro disumane, anche 16 ore al giorno per pochissimi euro, quando e se venivano remunerati, di aver vissuto in 30 persone, tra uomini e donne, in una struttura in aperta campagna a Ginosa marina, composta di 3 stanze, invasa dai topi, alle spalle di un porcile da cui emanava un tale fetore per cui era impossibile far areare il minuscolo alloggio;
nessun contatto con l’esterno era concesso loro, anche per il cibo provvedeva il caporale e, in caso di necessità di medicine, provvedeva il titolare dell’azienda. Alle donne era concesso di fare la doccia a 5 alla volta per un massimo di 10 minuti, agli uomini per un massimo di 5 minuti;
a tutti gli abitanti dell’alloggio erano stati «sequestrati» i documenti dal caporale;
in seguito alla visita presso il sindacato, i 5 uomini sono stati accompagnati presso l’Ispettorato del lavoro dove hanno presentato regolare denuncia e in seguito, aiutati dalla struttura regionale della Cgil sono stati ospitati e rifocillati;
il 23 febbraio 2017, uno dei 5 lavoratori aiutati dalla Flai richiede ai responsabili aiuto per altri due lavoratori, un uomo e una donna, anche loro abbandonati dallo stesso caporale presso il porto di Taranto, e che avevano ricevuto percosse. In ospedale, viene dichiarato che l’uomo ha fratture al setto nasale e alle ossa intorno all’occhio. Anche loro hanno sporto regolare denuncia e sono stati poi aiutati;
attualmente, i lavoratori e le lavoratrici si trovano in luogo protetto e si attende l’esito delle indagini delle forze dell’ordine –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come si intenda procedere, anche alla luce dell’approvazione della legge contro il caporalato, per prevenire questi fenomeni di vera e propria riduzione in schiavitù di lavoratori, e se non ritengano di dover promuovere controlli incrociati fra i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per verificare la posizione dell’azienda denunciata dai lavoratori e delle lavoratrici. (4-15891)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15891&ramo=CAMERA&leg=17

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La Calabria abbandonata dalle infrastrutture. Migliaia di posti di lavoro persi, la mia interrogazione

infrastrutture calabria
Interrogazione a risposta scritta 4-15879
COSTANTINO, FRATOIANNI e PLACIDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:

il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a seguito dei rilievi mossi dalla Corte dei conti, che avrebbe rilevato carenze nel progetto di realizzazione del 3o megalotto della strada statale 106 tra Sibari e Roseto Capo Spulico – compreso fra l’innesto con la strada statale 534 (chilometro 365+150) fino a Roseto Capo Spulico (chilometro 400) – ha ritirato la delibera Cipe che assegnava le risorse necessarie all’avvio dei cantieri;
l’opera è inserita nel 1o programma «infrastrutture strategiche» delibera Cipe n. 121 del 2001 legge obiettivo n. 443 del 2001;
l’inserimento dell’infrastruttura nell’intesa generale quadro – «accordo di programma per il sistema delle infrastrutture di trasporto nella Regione Calabria» risale al maggio 2002 e la si indica come autostrada Jonica E90 Lecce-Taranto-Sibari-Reggio Calabria, intervento inserito a sua volta nel piano decennale ANAS 2003-2012 e di investimento ANAS 2007-2011;
l’aggiudicazione provvisoria risale al dicembre 2010, aggiudicatarie sono le imprese ASTALDI-IMPREGILO per 791 milioni, il tutto rimane impantanato a causa di una clausola della delibera Cipe 103 del 2007 dove gli stanziamenti a favore vengono subordinati all’assegnazione di tutte le altre coperture (primi 154 milioni di euro legge obiettivo), il costo complessivo totale è di 1.234 milioni di euro, sono del 2008 ulteriori 535 milioni di euro dalla legge obiettivo, la restante somma di euro 536 dai fondi FAS non sono mai arrivati a destinazione, bloccando l’aggiudicazione della gara;
l’appalto viene definitivamente aggiudicato agli inizi del 2012 grazie alla delibera Cipe del dicembre 2011 che eliminava la clausola sulle coperture, il 60 per cento ad Astaldi ed il restante 40 per cento ad Impregilo. La copertura però non è totale ma di 964,4 milioni di euro su un totale complessivo del costo di 1.165 di euro;
la gara, di tipo «general contractor», prevedeva il progetto su bando preliminare, e per come previsto le imprese avrebbero dovuto completare la progettazione prima dell’avvio dei lavori, durata prevista: 7 anni ed 8 mesi, elaborazione progetto: 15 mesi, fase di costruzione: 6 anni e 5 mesi. L’opera doveva essere consegnata entro la fine del 2019;
ANAS riceve il progetto dal contraente generale nel giugno 2013, le verifiche si concludono nel novembre 2013 ed il progetto viene approvato, ma l’approvazione definitiva del progetto al Cipe avverrà solo nell’agosto 2016 per una parte del finanziamento (pari a soli 276 milioni di euro), dichiarando nel comunicato a seguito della deliberazione di approvare la restante somma di euro 842 milioni in tempi brevi, ma non è mai successa;
la restante parte della lunghissima e travagliata storia del 3o macrolotto è dei giorni scorsi, quando la Corte dei conti ha sollevato rilievi che hanno di fatto indotto il Ministero interrogato a ritirare la delibera;
questa infrastruttura, strategica ed indispensabile se partita nei tempi indicati avrebbe dato fiato alla perdurante e grave crisi economica della Calabria ed in particolare alla provincia di Cosenza e alla Cassa edile cosentina, permettendo un incremento degli occupati, sia nel settore edile diretto, che nell’indotto;
tale situazione ha di fatto innestato una pericolosa spirale di sfiducia verso le istituzioni, sempre più lontane dalla realtà vissuta dai lavoratori e dalle loro famiglie, costrette ad accettare condizioni di lavoro modeste o per niente dignitose oppure a lasciare la Calabria –:
come intenda il Ministro interrogato motivare il ritiro del progetto del 3o megalotto e come intenda procedere per garantire i posti di lavoro che, se il cantiere fosse partito nei tempi previsti, si sarebbero aggirati intorno a oltre 3.000 addetti fra dipendenti diretti ed indotto. (4-15879)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15879&ramo=CAMERA&leg=17

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Un grande cambiamento per il trattamento dei testimoni di giustizia

testimoniPer molti anni il coraggio e il senso civico di tanti uomini e tante donne di questo paese non sono stati ripagati come sarebbe stato giusto fare.

Imprenditori che hanno denunciato, semplici cittadini che hanno assistito ad un reato, sono rimasti spesso soli, a volte trattati dal senso comune come pentiti, proprio perché la legge regolamentava le loro collaborazioni allo stesso modo. Hanno vissuto con pochi euro al mese, alcuni coi pacchi alimentari della Caritas, alcuni hanno dovuto affrontare processi senza le adeguate misure di sicurezza.
Hanno vissuto e vivono nella paura. Per sé e per i propri familiari.

Le audizioni e il lavoro svolto in commissione antimafia, che ha consentito di approvare nell’ottobre 2014 una relazione sulla revisione del sistema di protezione dei testimoni di giustizia, ci hanno reso un quadro chiaro. Il decreto legge n. 8 del 1991, con cui dal 2001, oltre ai collaboratori, veniva normato il trattamento dei testimoni, si è dimostrato insufficiente, se non addirittura si ingiusto. I testimoni hanno pagato con isolamento geografico e sociale, perdendo il proprio lavoro e a volte le proprie case, hanno assistito a disparità di trattamento economico tra testimoni, a una burocrazia farraginosa e dannosa che spesso, basti guardate molte testimonianze, li ha fatti pentire di aver denunciato. Eppure le loro testimonianze sono state fondamentali per la giustizia italiana. Grazie a loro negli ultimi anni sono stati inferti duri colpi alla criminalità organizzata e alla criminalità in generale. Il loro aiuto è stato fondamentale e oltre che ringraziarli per questo, possiamo finalmente, con questa nuova legge che modifica il DL 1991 e alcune parti del codice penale, definire una disciplina organica specifica in tale settore.

Adottando ad esempio apposite disposizioni per i minori compresi nelle speciali misure di protezione; applicando le norme, anche ai soggetti che risultano esposti a grave, attuale e concreto pericolo a causa del rapporto di stabile convivenza o delle relazioni intrattenute con i testimoni di giustizia. Garantendo la permanenza nella località di origine e la prosecuzione delle attività che lì svolgono.

Le misure del trasferimento nella località protetta, l’uso di documenti di copertura e il cambiamento di generalità sono adottate invece eccezionalmente, quando le altre forme di tutela risultano assolutamente inadeguate rispetto alla gravità e all’attualità del pericolo, e devono comunque tendere a riprodurre le precedenti condizioni di vita, tenuto conto delle valutazioni espresse dalle competenti autorità giudiziarie e di pubblica sicurezza. In ogni caso, al testimone di giustizia e agli altri protetti è assicurata un’esistenza dignitosa.

Inoltre, con questa legge lo Stato potrà acquisire il suo patrimonio, dietro corresponsione dell’equivalente in denaro secondo il valore di mercato, dei beni immobili di proprietà del testimone di giustizia e degli altri protetti, se le speciali misure di tutela prevedono il loro definitivo trasferimento in un’altra località e se la vendita nel libero mercato non si è rivelata possibile. Ma soprattutto garantirà fattivo sostegno alle imprese dei protetti che abbiano subìto o che possano concretamente subire danni a causa delle loro dichiarazioni o dell’applicazione delle speciali misure di tutela.

Altre misure che convincono che questo provvedimento possa incidere positivamente sulla vita di chi diventa testimone di giustizia è l’eventuale assegnazione in uso di beni nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e l’accesso a mutui agevolati volti al reinserimento nella vita economica e sociale sulla base di convenzioni stipulate tra il Ministero dell’interno e gli istituti di credito.

E poi tempi certi, valutazione dei casi secondo criteri specifici e sistematizzati.

Insomma e mi avvio a concludere, un provvedimento di cui c’era bisogno e che Sinistra Italiana ha contribuito a migliorare.

In Commissione giustizia sono passati 2 emendamenti e 1 sub. All’articolo 19, in seguito ad audizione del Procuratore della Repubblica del Tribunale di Palermo, abbiamo integrato la norma che spetta a chi commette calunnia aggravata rispetto alla possibilità di usufruire del trattamento per testimoni, per cui aggiungiamo a “usufruire” anche “o di continuare ad usufruire”, perché non è che smettano di punto in bianco di aver bisogno del trattamento testimoni.

Abbiamo soppresso l’articolo 21 che prevedeva il cambio di generalità allargato. Infatti potrebbero rendere false dichiarazioni anche parenti dei mafiosi, che sono stati magari anche loro mafiosi, e che potrebbero scegliere, rendendo false dichiarazioni dissociative, di vivere alle spalle dello Stato in modo facile e senza impegno testimoniale.

Concludo. Siamo orgogliosi di questo lavoro e di tutte quelle misure che in questi anni abbiamo contribuito a costruire nel contrasto del fenomeno mafioso.

Per tutti questi motivi voteremo a favore di questo provvedimento.

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L’intoccabile decreto sicurezza del ministro Minniti. Il mio articolo su Huffington Post

27/02/2017 Roma. Firma del protocollo di legalita' per la prevenzione e infiltrazione della criminalita' organizzata tra il Ministero dell'Interno e Fincantieri. Nella foto il ministro Marco Minniti

È arrivato in Commissione Affari costituzionali il Decreto Sicurezza del ministro Minniti. E già la tempistica con cui la Commissione dovrà affrontare questo provvedimento è paradigmatica. Meno di una settimana per discutere, per ascoltare i soggetti “coinvolti” dal decreto, per presentare e votare gli emendamenti di tutte le forze politiche.

La solita mortificazione dei lavori parlamentari, ma soprattutto nessuna cura per i temi delicati di questo decreto. E, va precisato, la velocità con cui bisogna andare avanti non ha a che fare con la realtà. Il carattere d’urgenza che anche questa volta viene invocato semplicemente non sussiste (i numeri dei migranti irregolari non è in crescita, così come non lo è quello dei crimini di strada). Ha a che fare probabilmente con il suo proponente e la fase politica che stiamo attraversando.

Marco Minniti è l’uomo forte del governo Gentiloni. Lo è per curriculum e lo è per il potere accumulato grazie proprio alle varie postazioni affidategli in questi anni. Inquieta la leggerezza con cui si è concepito il suo passaggio dai servizi segreti alla carica di ministro dell’Interno. Quando parla lui tutto tace. Tace la destra e, purtroppo, tace anche la Sinistra. Perché Marco Minniti, negli schemi vetusti e anacronistici della politica novecentesca, è uomo di Sinistra. Braccio destro prima di D’Alema e adesso di Renzi-Gentiloni. Ecco perché, con autorevole spregiudicatezza, arrivano oggi questi due decreti -quello immigrazione al Senato e quello sicurezza alla Camera – e tutto si ammanta di “normalità”.

Due provvdiementi che avrebbero fatto inorridire non la Sinistra radicale ma gli onesti democratici di questo Paese diventano elementi di profonda riflessione. Ma andiamo al merito.

La prima osservazione è di ordine culturale. Come ha fatto notare Antigone, il decreto Sicurezza si pone in sorprendente continuità col decreto-legge del 5 maggio del 2008 (Maroni), di cui rilancia lo spirito, proponendo un’idea di una sicurezza che considera la marginalità sociale presente nello spazio pubblico come elemento deturpatore del decoro, della quiete pubblica e finanche della moralità”. L’approccio al tema da parte del governo è vessatorio e quasi classista. Viene criminalizzato l’accattonaggio e rafforzato il sistema reclusorio.

La seconda osservazione è di carattere materiale. Il dl Minniti si abbatte sulle fasce più svantaggiate e povere della popolazione e amplia i poteri straordinari dei Sindaci che diventano veri e propri sceriffi. Si parla spesso nel testo di “sicurezza integrata”. Si promuove teoricamente una sinergia istituzionale fra enti statali, regionali e comunali. Nella pratica però si introduce la figura di un sindaco dotato di più ampi poteri, le cui ordinanze incidono in maniera significativa sulla libertà di circolazione.

Si identificano degli indesiderabili da sanzionare ed espellere da alcune aree dello spazio pubblico. Con modifica dell’art.50 del TUEL, in caso di situazioni contingibili e urgenti, il potere di ordinanza non riguarda più unicamente l’ambito sanitario. Ora ci sono anche il decoro, l’accattonaggio, la prostituzione, la vendita di materiale contraffatto. È la palese criminalizzazione dei migranti e dei poveri.

La terza osservazione invece è di profilo costituzionale. Il decreto prevede che il sindaco prima e il questore poi può per talune persone disporre l’allontanamento e il divieto di accesso a certi luoghi per periodi non superiori all’anno. Le norme violate sono di questo tipo: “condotte lesive del decoro urbano, violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi (anche in conseguenza di assunzione di sostanza alcoliche o stupefacenti), prostituzione con modalità ostentate”.

Le sanzioni raddoppiano nel caso in cui le persone colpite dalla sanzione siano state condannate con sentenza confermata in appello per reati contro la persona o il patrimonio. Ciò vuol dire che si violano il principio di uguaglianza e il principio di presunzione d’innocenza (la persona potrebbe essere assolta in Cassazione).

Significa inoltre – seconda conseguenza – che potrebbe verificarsi che una persona si veda comminata una sanzione pecuniaria e l’allontanamento da una parte della città a causa di una condanna che poi non viene confermata. Nell’articolo 10 si specifica che la concessione della libertà condizionata può essere revocata qualora e laddove questi divieti non vengano rispettati. Per cui vi è anche un riflesso in materia penale e penitenziaria.

Infine il decreto prevede che alle persone condannate, anche con sentenza non definitiva, per vendita o cessione di sostanze stupefacenti il questore, sempre lui, possa disporre il divieto di accesso e stazionamento in certi luoghi (tipo locali) per un periodo non inferiore a un anno e di massimo cinque anni. Una sorta di daspo in cui si viola chiaramente il principio della presunzione d’innocenza.

A questo decreto va abbinato l’altro, quello specifico sull’immigrazione. Quello che, per intenderci, reintroduce i Cie ed elimina la possibilità di ricorso per i richiedenti asilo. Se poi ci aggiungiamo anche un accordo con la Libia dai contorni poco chiari… ecco che il quadro è (quasi) completo!

Eppure tutto tace. Un’azione politica che potrebbe essere tranquillamente targata Lega viene attuata da un governo a maggioranza Pd senza avere alcuna voce critica al proprio interno. Il M5S nicchia come sempre di fronte a provvedimenti di questa natura, e la destra sghignazza sotto i baffi.

Nel frattempo irrompe la realtà. Quella degli sbarchi. Quella che vede morire carbonizzati due uomini originari del Mali nel Grande Ghetto di Rignano. Ma state tranquilli: prima gli italiani.

http://www.huffingtonpost.it/celeste-costantino/lintoccabile-decreto-sicurezza-del-ministro-minniti_b_15180842.html