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Un elicottero atterra a Nicotera nella piazza centrale con due sposini. Che indagini intende avviare il Ministero dell’Interno?

elicottero

Interrogazione a risposta scritta 4-14289

COSTANTINO, RICCIATTI, DURANTI, CARLO GALLI, AIRAUDO, MELILLA, PANNARALE, NICCHI e PLACIDO

Al Ministro dell’interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
mercoledì 14 settembre 2016 a Nicotera, paese in provincia di Vibo Valentia, un elicottero con a bordo due sposi, è decollato dallo stadio della cittadina, e poi riatterrato nella centralissima Piazza Castello, in pieno centro abitato, bloccando il traffico per tre ore, in seguito al transennamento delle vie attigue;
nella piazza, ad attendere i novelli sposi, dopo il loro servizio fotografico di nozze, era presenti parenti e amici con macchine di grossa cilindrata;
i Carabinieri della compagnia di Tropea hanno dato il via alle prime indagini, segnalando il caso alla Procura di Vibo Valentia, dove il procuratore facente funzioni Michele Sirgiovanni ha aperto un fascicolo formale dove non figurano ancora i nomi di eventuali indagati;
il sindaco e la polizia municipale negano di aver dato l’autorizzazione all’atterraggio, ma il sindaco risulterebbe uno degli invitati al matrimonio;
a dirigere le operazioni da terra era presente l’elicotterista che, nell’agosto 2015, aveva condotto il velivolo che aveva sorvolato Roma per spargere fiori al passaggio del feretro del boss Casamonica. L’interessato aveva per questo motivo ricevuto una sospensione di 33 mesi dalle attività di volo dall’Enac;
in seguito alla segnalazione della procura di Vibo Valentia, la direzione distrettuale antimafia (Dda) ha aperto un fascicolo per «atti relativi»; le indagini saranno svolte dalla Dda, in cooperazione con la procura di Vibo Valentia, soprattutto per appurare l’eventuale presenza di rappresentanti istituzionali al momento dell’atterraggio. Oltre a questo, la procura dovrà chiarire in modo definitivo se sussistono eventuali parentele dello sposo con la famiglia della ’ndrangheta Mancuso, potente clan della zona;
il comune di Nicotera è stato sciolto per mafia due volte, nel 2005 e nel 2010 –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intendano verificare, per quanto di competenza, se vi siano state delle falle nel dispositivo di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica relativamente al sorvolo dello spazio aereo e all’atterraggio in pieno centro cittadino. (4-14289)
Per monitorare la risposta on line: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14289&ramo=CAMERA&leg=17
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Pubblicata la mia nuova interrogazione sugli scavi di Vibo, la risposta del Mibact non ci aveva convinto

paolo-orsi

Interrogazione a risposta scritta 4-14290

COSTANTINO, RICCIATTI, DURANTI, CARLO GALLI, AIRAUDO, MELILLA, PANNARALE e NICCHI

Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
durante i lavori di ricostruzione voluti dall’amministrazione di Vibo Valentia su viale Paolo Orsi, la via che conduce al cimitero cittadino, sono emersi sotto gli occhi della Soprintendenza che vigila sulla messa in opera, reperti archeologici che sembrano essere di grande valore;
la Soprintendenza è stata infatti coinvolta perché il suddetto viale ricade nell’area del parco archeologico urbano dove sono stati già rinvenuti i resti del tempio ionico Hipponion in località Cofino, per il cui restauro sono stati finanziati 3 milioni di euro e per cui si attende la fine dei lavori;
dalla risposta all’interrogazione n. 4-13018, presentata il 28 aprile 2016, si è appreso che si è deciso di continuare la posa di un tubo da 70 centimetri e il ripristino della strada, seppur al di sotto dell’asfalto si sia riscontrata la presenza di circa 370 metri di cinta fortificata di età greca;
la procedura di archeologia preventiva, con il blocco dei lavori di scavo della trincea per la posa dei tubi, ha autorizzato l’esecuzione di tre distinti saggi di scavo non tanto per documentare la consistenza archeologica dei resti emersi, quanto per trovare un percorso alternativo a quei tre tratti di circa 42 metri di lunghezza ciascuno (entrambi con cinta muraria), al fine di ricongiungerli a quanto già posato con il rischio, però, che potrebbero essere stati già posti sopra il conseguente sviluppo lineare della cinta muraria, nel periodo in cui non era ancora stata rilevata da assistenti o archeologi. Infatti, il blocco dei lavori per verificare la presenza archeologica è avvenuto solo dopo segnalazione di cittadinanza e giornalisti;
nelle prescrizioni date all’ente appaltante per l’esecuzione dei tre saggi di archeologia preventiva non compare alcun avviso d’avvio del «procedimento di dichiarazione di interesse culturale» (ex vincolo archeologico) per come lo prevede il codice dei beni culturali ed il codice per gli appalti, ad avviso degli interroganti, sottostimando i dati del sopralluogo che li indicavano già come travi appartenenti alla stessa cinta muraria (Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 – Art. 25). Nella risposta del Sottosegretario all’interrogazione sopra citata non compare, infatti, alcun cenno a tale comunicazione, a garanzia della ditta, dell’ente appaltante ed ancor più della stessa Soprintendenza, a cui spetta il compito di indicare il valore del bene monumentale prioritario rispetto a quelli, seppur importanti, dell’interesse delle parti, ovvero la riqualificazione manutentiva dell’area;
il tratto delle mura dal Trappeto Vecchio, inserite nel parco archeologico urbano, in perfetta continuità prosegue nella direzione della via Paolo Orsi come è evidentissimo dai muri in blocchi di arenaria visibili ai passanti che «scompaiono» subito sotto la strada e come è stato ovviamente dimostrato dal saggio effettuato dalla Soprintendenza, tra luglio e agosto 2016, per mettere in opera la condotta;
lungo la sezione ovest di via Paolo Orsi tre tratti di mura della fase in blocchi d’arenaria sono a vista da sempre e ricadono nell’area vincolata cosiddetta del Cofino;
un lavoro pubblicato nel 2014 ha consentito di ipotizzare la presenza al di sotto della carreggiata della torre IX, schizzata agli inizi del novecento da Rosario Carta disegnatore dell’Orsi, dato confermato nel corso dei recenti lavori di «riqualificazione» della strada;
lungo la stessa strada a partire dal punto in cui i tratti di mura sono a vista lungo la sezione e fino a giungere quasi alla fine della stessa strada verso valle indagini di tipo geofisico agli atti della Soprintendenza archeologica della Calabria dal 1993 hanno evidenziato al di sotto della carreggiata la presenza di almeno due fasi costruttive delle mura greche, dato questo confermato dai recenti lavori;
i rischi a cui è sottoposta la struttura monumentale d’epoca greca rinvenuta dovrebbero essere sottratti alla discrezionalità della tutela con l’immediato «avvio della procedura di dichiarazione di interesse culturale». Appare evidente come la costante e continua sottovalutazione del valore della scoperta archeologica si riassuma nell’assenza di tale atto, che per norma è contestuale all’autorizzazione di saggi di archeologia preventiva conseguente ad una «sorpresa archeologica», subordinandone così ulteriormente il destino alla prosecuzione dei lavori di posa della condotta e conseguente ripristino della viabilità;
la Soprintendenza, nell’ambito dei lavori di allestimento del parco archeologico urbano nella località Trappeto Vecchio, proprio nell’aggancio con le nuove sorprese archeologiche, sta procedendo alla messa in opera di una alta rampa lunga 30 metri e larga 2,50 in cemento che, oltre a coprire in parte l’ingombro della torre numero VIII, delle mura greche che intende rendere fruibile, crea un fortissimo impatto ambientale ed un pericoloso sbarramento al deflusso dell’acqua piovana, tale da mettere a rischio quella parte di struttura (oltre che compromettere la valorizzazione di quanto emerge nel primo saggio di archeologia preventiva realizzato in via Paolo Orsi) –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, vista l’entità del rinvenimento (350 metri lineari di fortificazione greca), quali iniziative intenda assumere per il reperimento delle risorse economiche necessarie alla ricerca archeologica sul tratto e alla valorizzazione e fruizione dell’intero raddoppiato tratto delle mura greche d’Hipponion.
(4-14290)

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Domani è il Fertility Fake!

Domani alle 10 in Piazza di Spagna per il #FertilityFake

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“Le generazioni che oggi sono invitate a procreare sono anche quelle che a cui l’Italia offre poco lavoro e contratti indecenti, affitti proibitivi, nessuna forma di reddito; sono quelle per cui trovare un posto in un asilo nido pubblico è un’esperienza adrenalinica; quelle che hanno ereditato un territorio devastato dall’inquinamento”. L’iniziativa del Ministero della Salute ha messo in luce l’ipocrisia di un Governo che col sorriso accattivante e una clessidra in mano ci ammonisce a fare figli e a farli presto, ma non costruisce risposte ai problemi veri, anzi strappa via riforma dopo riforma le condizioni necessarie per scegliere se essere genitori. #Siamoinattesa!

 

Oggi l’appuntamento a Piazza di Spagna con una clessidra in mano ed un cuscino su cui scrivere la nostra attesa- per dire al Governo che il tempo è scaduto.

Per tutte le informazioni sulle altre piazze d’Italia https://www.facebook.com/events/181883378910631/

 

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Pubblicata la mia interrogazione sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta e camorra in Molise

carabinieri

Interrogazione a risposta scritta 4-14245

COSTANTINO, FASSINA, FRATOIANNI, DURANTI,RICCIATTI,GALLI, D’ATTORRE, PIRAS, PANNARALE, MARCON, PLACIDO, PELLEGRINO,NICCHI

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della difesa .

Per sapere – premesso che:
il 14 luglio 2016 i carabinieri del Ros di Caserta hanno sequestrato due milioni di euro di patrimonio a una fazione del clan Casalesi, tra i quali spiccano anche quote societarie di alcune attività di Rocchetta a Volturno e Sant’Agapito, in provincia di Isernia;
si tratta di quote di un’azienda nata nel 2010 e operante nell’ambito della ristorazione, azienda che aveva aperto alcuni locali nei due paesi isernini, per poi chiuderli recentemente;
il sequestro delle suddette quote societarie è scattato per la contestazione dei reati di associazione mafiosa e riciclaggio. Le indagini hanno infatti dimostrato che gli imprenditori che hanno investito nell’area isernina fossero fedelissimi di Giovanni Garofalo, luogotenente di Michele Zagaria a Casapesenna, Caserta;
a settembre del 2016, su iniziativa della direzione distrettuale antimafia de L’Aquila, sostenuta operativamente anche dalla procura nazionale antimafia, l’operazione «Isola Felice» (ampia indagine che ha coinvolto Molise, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche) ha colpito un’associazione di stampo mafioso dedita al traffico di armi e droga, all’estorsione e al riciclaggio, operante anche sul versante bassomolisano;
nel territorio termolese sono stati cinque gli arresti effettuati, con tre persone trasferite nel penitenziario di Larino di cui una residente proprio a Termoli e le altre due a Campomarino, ai domiciliari, invece, altri due soggetti, mentre per un terzo è stato definito l’obbligo di dimora. Nella città costiera sono stati posti i sigilli di sequestro a un bar-ristorante della zona sud e due società che lavorano nella ristorazione interdette al momento;
già nel 2011, in via Mazzini, zona centralissima della città di Termoli, venne ritrovata in un garage un’auto contenente un verso arsenale di armi da guerra, sempre appartenente alla clan ’ndranghetista Ferrazzo di Crotone. Dalle indagini è emerso un quadro allarmante rispetto alla diffusione di interessi della ’ndrangheta nel Molise, oltre che in Abruzzo;
il 1o settembre 2016 il comando della legione carabinieri del Molise è stato soppresso e accorpato alla legione carabinieri dell’Abruzzo con indubbi riflessi operativi per tutto il territorio regionale;
il consiglio regionale molisano, con l’approvazione della delibera n. 217 del 2016 in materia di infiltrazione della `ndrangheta e della camorra nel Basso Molise, «Mozione concernente la presenza sul territorio regionale dei collaboratori di giustizia e/o di condannati agli arresti domiciliari per reati gravi provenienti da altri territori», presentata dal consigliere Michele Petraroia, deliberava che: «[…] preso atto che il territorio regionale con sempre maggior frequenza viene individuato come sede di domicilio per collaboratori di giustizia dalla criminalità organizzata e/o per esponenti condannati al confino o a scontare gli arresti domiciliari, come nel caso recente dell’(…), di (…), moglie del (…), che seguono un lungo elenco di figure simili aperto, nel lontano passato, dall’(…), inviato nel Basso Molise;
tenuto conto della progressiva diminuzione degli operatori delle Forze dell’Ordine, della diversa organizzazione intervenuta nell’attività delle Stazioni dell’Arma dei Carabinieri e dell’imminente superamento del Corpo Forestale dello Stato; considerato che, a decorrere dal 1o settembre 2016, il Comando della Legione Carabinieri del Molise sarà soppresso ed accorpato alla Legione Carabinieri dell’Abruzzo con indubbi riflessi operativi e ricadute non positive per il territorio regionale», impegnava «il Presidente della Giunta regionale del Molise ed il Presidente del Consiglio regionale del Molise ad intervenire nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero della difesa, del Ministero dell’interno, del Ministero della giustizia e della Delegazione Parlamentare del Molise: per sollecitare ogni utile potenziamento degli Organici delle Forze dell’Ordine presenti sul territorio regionale evitando tagli e/o riduzioni connesse con il superamento del Corpo Forestale dello Stato, per verificare la possibilità di limitare la presenza dei collaboratori di giustizia e/o di condannati agli arresti domiciliari per reati gravi provenienti da altri territori, per avanzare formale istanza sulla permanenza della Legione Carabinieri della Regione Molise evitandone la soppressione» –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano assumere per garantire sul fronte della logistica investigativa e operativa tutto il supporto necessario alle istituzioni molisane, anche attraverso il rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine, compresa la ricostituzione del comando della legione carabinieri del Molise. (4-14245)

on line http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14245&ramo=CAMERA&leg=17

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On line la mia interrogazione sulle slide di formazione usate dall’Associazione Nazionale Presidi in Emilia Romagna

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Interrogazione a risposta scritta 4-14248

COSTANTINO, PANNARALE, RICCIATTI e DURANTI

 Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Per sapere – premesso che:
la legge n. 107 del 13 luglio del 2015, la cosiddetta buona scuola, è stata approvata nonostante sia stata preceduta da una grande protesta di massa dei docenti e preceduta anche da un ascolto tramite questionario, i cui dati non sono mai stati pubblicati;
nell’anno 2015 sono stati indetti ben 7 scioperi contro la riforma di cui uno il 15 maggio con un adesione al 90 per cento dei docenti;
l’80 per cento dei docenti italiani è meridionale e ben 70 mila dei 100 mila neoassunti sono stati trasferiti al nord, secondo un algoritmo che non ha tenuto conto dei punteggi e delle precedenze per figli disabili;
i docenti di ruolo ante legem perdono progressivamente la titolarità di cattedra per decisione del dirigente scolastico, senza alcun criterio definito ed entrano nel potenziamento (triennalizzazione);
i docenti precari delle graduatorie ad esaurimento non lavoreranno più. Lo dispone l’articolo 1, comma 108, della legge n. 107 del 2015;
nonostante numerosi docenti precari abbiano vinto il ricorso alla Corte di giustizia europea con la sentenza del 26 novembre 2014, tutti sono stati assunti nei 100 ambiti territoriali nazionali, dove poi saranno reclutati per chiamata diretta per un incarico triennale invece di essere assunti con il sistema delle graduatorie e nelle rispettive regioni come avveniva in precedenza;
nel dicembre 2015 viene segnalato, da alcuni docenti ed associazioni, come Psp Partigiani della scuola pubblica e il quotidiano on line La Tecnica della Scuola, che l’Associazione nazionale presidi (Anp) ha usato, in corsi di formazione per dirigenti scolastici in alcune città dell’Emilia Romagna, delle slides con affermazioni molto discutibili che sono state denunciate pubblicamente, suscitando un grande clamore a livello nazionale;
nello specifico si tratta della slide numero 12, riguardante l’organico del personale. Parlando del trattamento del personale insegnanti si afferma testualmente: «[…] ma non avranno la certezza di una scuola vita natural durante, come adesso. Vantaggi per la scuola: […] non avere le mani legate rispetto a docenti contrastivi»;
la nota di spiegazione dell’Associazione nazionale presidi rispetto alla protesta sollevatasi dopo l’utilizzo di questa slide, in cui se ne giustifica il contenuto, si dice sostanzialmente che la contrastività dei docenti non era da intendersi nei confronti dei dirigenti, ma del piano triennale dell’offerta formativa (POF), che non può considerarsi sufficiente, in quanto si tratta di materia su cui finora il confronto dei dirigenti con i docenti è stato vincolante, visto che l’elaborazione e l’approvazione del POF erano ad essi delegate;
intanto molti dirigenti scolastici facenti capo all’Associazione nazionale presidi prendono le distanze dalle affermazioni del suo presidente e dall’utilizzo della slide, e dai suoi ulteriori chiarimenti rispetto al piano triennale dell’offerta formativa;
ad oggi il file delle slides dell’Associazione nazionale presidi sembra risultare non più visibile, in quanto «secretato» nei mesi successivi alla vicenda. Tuttavia numerose sono le foto delle slides riprese anche da quotidiani online e cartacei, così come gli articoli pubblicati sulla vicenda;
oltre alla slide n.12, ce ne sono altre dal contenuto discutibilissimo. Nella slide «Considerazioni a latere» si recita testualmente: «Suggerimento per la composizione del comitato: sarebbe opportuno che il Collegio evitasse di eleggere docenti che abbiano incarichi di tipo sindacale (RSU o terminali di sindacati) all’interno della scuola[…]»;
la slide sui criteri – a giudizio degli interroganti inaccettabili – di valutazione dei docenti: la slide recita testualmente che i descrittori siano nell’assunzione di compiti e di responsabilità nel coordinamento, fra gli altri: «di attività anche in orario extracurriculare, di attività in periodi di chiusura delle lezioni»;
il 21 dicembre 2015 viene consegnato un esposto al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e all’ufficio scolastico regionale (Uu.Ss.Rr.) dell’Emilia Romagna affinché venga chiarita la loro posizione sulle slides usate per la formazione sopra citate. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a quanto risulta agli interroganti, ha risposto che in merito alla vicenda era competente l’ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, e per questo ha provveduto ad inoltrare presso gli uffici regionali l’esposto sopra citato. Ad oggi però non è ancora stata emessa nessuna risposta –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda assumere in relazione all’operato dell’Associazione nazionale presidi rispetto ai materiali usati per la formazione dei dirigenti scolastici, che, ad avviso degli interroganti, si pongono in contrasto con i diritti costituzionali ai danni dei docenti, riferibili agli articoli 1-21-33-98 della Costituzione e se intenda far sì che l’ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna dia sollecito riscontro rispetto al suo operato in merito alla questione. (4-14248)

 

on  line: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14248&ramo=CAMERA&leg=17

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Vania è morta.

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Vania è morta. Ieri prima che venisse raccontata la dinamica, il movente dell’omicidio in tante avevamo già capito. Avevamo capito che si trattava di un tentato femminicidio e che probabilmente il collega in questione era uno dei tanti uomini che non si era rassegnato al no di una donna.

È questo il problema. Alcuni uomini non accettano di essere “abbandonati”, non accettano l’autonomia e l’indipendenza delle donne, non accettano la felicità altrui.

Vania adesso non c’è più. E insieme a lei se ne va un pezzetto anche della nostra felicità. Se ne va insieme alla chiusura dei centri antiviolenza e insieme ai ritardi dell’approvazione della legge sull’introduzione sentimentale a scuola.

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Pubblicata la mia interrogazione sulla situazione dei migranti a Corigliano. Appalti sospetti e la morte di un minore.

sbarco-corigliano
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13981

Lunedì 1 agosto 2016, seduta n. 665

COSTANTINO, PALAZZOTTO, DURANTI e RICCIATTI

Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
a partire dai primi giorni del mese di gennaio 2015, con l’approdo della Ezadeen al porto di Corigliano Calabro, cittadina di oltre 40 mila abitanti sulla costa jonica cosentina, vi si sono succeduti sette sbarchi di profughi provenienti principalmente dalle coste africane;
la gestione della situazione emergenziale all’interno del porto è stata condotta al meglio dalla prefettura e dalla protezione civile, coadiuvate da alcune associazioni operanti nel territorio e l’apporto dell’amministrazione comunale è stato per lo più di natura logistica;
la permanenza all’interno del territorio comunale dei profughi (in maggioranza somali, eritrei, ivoriani, nigeriani, etiopi, guineani) è stata minima, dalle tre alle sei ore, fatta eccezione per quello di fine maggio 2016, quando all’incirca 140 persone, ivi compresi 20 minori non accompagnati, sono stati alloggiati all’interno del palazzetto dello sport di Corigliano per qualche giorno e il piccolo gruppo di minori non accompagnati, affidati come prevede la legge al sindaco della città, hanno trovato accoglienza nelle strutture preposte del territorio;
il 29 giugno 2016 ha attraccato nel porto di Corigliano una nave battente bandiera irlandese con quasi 500 profughi. Anche in questo caso eccellente è stato il lavoro della prefettura e della protezione civile. Tuttavia, a queste operazioni non ha partecipato né con uomini, né con mezzi, l’amministrazione comunale, che ha motivato il mancato intervento con le presunte difficoltà economiche della città di Corigliano;
al termine delle operazioni di sbarco, risultava la presenza di 91 minori non accompagnati che, come prevede la legge, venivano affidati all’amministrazione comunale che ha provveduto a sistemarli all’interno del palazzetto dello sport di Corigliano. A distanza di quasi un mese, i ragazzi, ridotti nel numero da numerose fughe e purtroppo da un decesso, sono ancora alloggiati lì;
il palazzetto non presenta i requisiti minimi per una così lunga ospitalità, sia da un punto di vista igienico, sia da un punto di vista della sicurezza;
la gestione dell’accoglienza è stata affidata in un primo momento all’onlus «Marinella Bruno» con affidamento diretto motivato dalla situazione emergenziale. Fin dai primi giorni di luglio si è affiancato all’onlus un gruppo di cittadini volontari – a titolo completamente gratuito – che hanno fornito aiuto nei turni al palazzetto, capi di vestiario, generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e lezioni di italiano basilari;
come si evince, dalla delibera di giunta il costo dell’affidamento prevede una spesa di 26.400 euro (26 euro a minore al giorno) e molte delle voci contenute nella stessa sono in realtà state coperte da donazioni e dai suddetti interventi di volontari;
il presidente della onlus «Marinella Bruno», Giuseppe Bruno, risulta essere coniuge dell’assessora allo sport e al turismo Alessandra Francesca Capalbo. La stessa risulta essere segretaria della stessa associazione presente alla seduta di giunta al momento della delibera da lei stessa votata;
sono registrate le numerose e documentate richieste delle associazioni operanti nel settore e presenti nel territorio, di realizzare un protocollo d’intesa per la gestione di tali emergenze con eventuali gare d’appalto. Al termine degli 11 giorni di gestione della onlus «Marinella Bruno», ad essa subentrava l’associazione «Azzurra», che sembrerebbe essere intervenuta anche in questo caso senza gara d’appalto e senza a tutt’oggi alcuna delibera di giunta o protocollo d’intesa attestante i compiti ed i modi con cui l’associazione dovrebbe operare;
alle criticità di natura sanitaria (con grave ritardo si è conclusa la fase di esame medico dei ragazzi, a quanto risulta agli interroganti mancherebbe la figura di responsabile sanitario obbligatoria per legge), igienica (i servizi del palazzetto sarebbero prevedibilmente inidonei, le pulizie sporadiche, il cambio delle lenzuola non risponderebbe ai tempi dichiarati dall’associazione), logistica (turni con poco personale, talora non adeguatamente formato), si aggiunge una totale mancanza di sorveglianza dei minori rispetto alle loro uscite quotidiane; si è unita a ciò la morte del giovane Oumar Sangare, annegato in mare in un pomeriggio di uscita con altri ospiti minori del centro, morte avvenuta senza che vi fosse la presenza di un adulto accompagnatore che forse avrebbe potuto sventare la tragedia;
la squadra locale di volley, la Corigliano Volley, a nome del suo direttore sportivo Pino De Patto, ha rilasciato in data 23 luglio 2016 dichiarazioni secondo le quali la squadra non potrà allenarsi presso il palazzetto dello sport diventato centro di accoglienza, anche per le condizioni di incuria in cui lo stesso è stato abbandonato –:
se il Ministero interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, quali iniziative intenda assumere per verificare la correttezza dei procedimenti di assegnazione dell’accoglienza alle associazioni sopra citate; se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per individuare e accertare le cause e la dinamica della morte del giovane Oumar Sangare, che in quanto minore non accompagnato si trovava sul territorio italiano sotto la responsabilità delle istituzioni accoglienti. (4-13981)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/13981&ramo=CAMERA&leg=17

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Presentata la mia interrogazione sulla collocazione di un’ulteriore quota di Poste italiane sul mercato azionario

poste italiane
Interrogazione a risposta scritta 4-13888
Giovedì 21 luglio 2016, seduta n. 659

COSTANTINO, RICCIATTI, DURANTI, PAGLIA, PANNARALE, CARLO GALLI, MARTELLI, MELILLA e PIRAS

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
Poste Italiane, fondata nel 1862 come azienda autonoma, oggi società per azioni, è una delle più importanti aziende italiane nell’ambito dei servizi, operativa nel settore postale, finanziario, assicurativo e in quello della telefonia mobile, centrale nell’economia del Paese per la sua abilità strategica e per la sua funzione sociale;
Poste Italiane, concessionaria del servizio universale, è presente su tutto il territorio italiano con 13 mila uffici postali e più di 143 mila dipendenti;
nell’ottobre del 2015 Poste italiane viene collocata in borsa, con la vocazione di grandi guadagni e la funzione di contribuire all’abbattimento di parte del debito pubblico;
la collocazione sul mercato azionario del 35 per cento dei titoli ha garantito solo una minima entrata nelle casse dello Stato e, dopo un primo buon debutto, le quotazioni si sono «sgonfiate»;
un’ulteriore collocazione del 30 per cento dei titoli azionari in borsa, in aggiunta al precedente passaggio del 35 per cento a Cassa depositi e prestiti, significherebbe di fatto un inutile smembramento dell’azienda, causando importanti ripercussioni sul personale di Poste Italiane e sulla qualità dei servizi offerti alla cittadinanza –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative intenda avviare per valutare le ripercussioni dell’ulteriore ricollocazione in borsa, al fine di evitare una svendita che darebbe a Poste Italiane un aspetto speculare a quello di altre società che gestiscono reti di distribuzione, con il rischio di perdere le specificità dell’azienda, in primis la sua funzione sociale. (4-13888)

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Non si può fare cassa con i fondi per i Centri antiviolenza. Raggi intervenga e corregga la scelta dell’Assessore al Bilancio

MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO CONTRO LA CHIUSURA DEI CENTRI ANTI VIOLENZA

MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO CONTRO LA CHIUSURA DEI CENTRI ANTI VIOLENZA

E’ assurdo che a fronte dell’aumento dei casi di femminicidio a Roma, la seconda città in Italia per numero di casi, le prime mosse della Giunta Raggi siano fare cassa con i fondi per i centri antiviolenza. Una cosa incredibile che penalizza prevalentemente le donne già in difficoltà per la chiusura di alcuni servizi come SosDonnaH24. La Sindaca Raggi intervenga e corregga l’Assessore al Bilancio del Comune.

Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana Celeste Costantino, promotrice della proposta di legge sull’introduzione dell’educazione sentimentale come strumento contro il femminicidio e la violenza di genere, commentando il taglio di 300.000 euro ai centri antiviolenza operato dalla Giunta Raggi.

Roma è la seconda città in Italia per numero di casi e a livello nazionale, nei primi cinque mesi del 2016, ci sono stati 57 femminicidi, di cui 45 in famiglia, contro i 63 dello stesso periodo dello scorso anno, prosegue l’esponente di SI. In questi anni abbiamo assistito al taglio dei fondi, a piani emergenziali e mappature senza criteri dei Centri antiviolenza in tutta Italia da parte del governo nazionale. Ora la scure dell’Assessore Minenna sui fondi per i centri romani. Mi auguro che la Sindaca di Roma Virginia Raggi intervenga immediatamente. Un servizio pubblico come quello svolto dai centri antiviolenza non può essere definanziato per scelte di risparmio. Anzi, conclude Costantino, le risorse non solo vanno reintegrate ma mi auguro che nel prossimo bilancio del Comune di Roma siano aumentate.

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Presentata interrogazione sull’inattività delle Terme di Antonimina a Reggio Calabria

acque
Interrogazione a risposta scritta 4-13865
Mercoledì 20 luglio 2016, seduta n. 658

COSTANTINO, PAGLIA, DURANTI e RICCIATTI

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
il Consorzio Acque Sante Locresi è ente strumentale dei comuni di Antonimina e Locri in provincia di Reggio Calabria;
la concessione mineraria originale è stata rilasciata al comune di Antonimina ed al comune di Locri – congiuntamente – in data 15 aprile 1948, dal Ministero dell’industria e commercio, Corpo delle miniere, distretto di Napoli;
le acque del Consorzio termale di Antonimina — Locri sono conosciute già dall’antichità come «Acque Sante Locresi» e sono classificate come acque termominerali, isotoniche, leggermente sulfuree, salso-solfato-alcaline con tracce di jodio (Autorizzazioni del Ministero della sanità n. 2724 del 6 maggio 1991 e n. 2813 del 29 settembre 1992);
le acque sgorgano costantemente a 36 gradi di temperatura e sono batteriologicamente pure e sono impiegate per bagni, fanghi e per via transmucosa con benefica azione risolvente, detergente e stimolante delle difese organiche e del ricambio generale, trovando quindi indicazione nei postumi di processi infiammatori cronici di qualsiasi origine;
la nuova struttura, sita a Bagni Antonimina a circa quattrocento metri di distanza dalla sede originaria, è stata inaugurata, ufficialmente, il 27 agosto 2011;
la struttura, il cui progetto risale al 1986, sorge su un’area di circa diecimila metri quadri, ed è costata circa 6 milioni di euro, finanziati con la legge n. 64 e con i P.I.T.;
lo stabilimento si distribuisce su tre piani con ampio salone d’ingresso, salone conferenze, uffici amministrativi, sale mediche, due reparti di fangoterapia e aerosolterapia, una grande piscina termale e le sale di fisioterapia;
usualmente la stagione termale è compresa da aprile a novembre ed impiega circa 15 unità lavorative tra stagionali e unità a tempo indeterminato, che attualmente sono inattive;
alla data del 7 luglio 2016 non risulta ancora avviata la stagione annuale con grave pregiudizio per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, la maggior parte delle quali svolte in regime di convenzione con l’ASP di Reggio Calabria;
tale situazione appare pregiudizievole dell’attività presente e futura del Consorzio e nello scenario di un’eventuale privatizzazione potrebbe portare ad un minore valore di realizzo;
già nel 2006, lo stabilimento era stato attenzionato e governato da un commissario prefettizio, Dottoressa Niccolò, la quale ha provveduto ad adeguare lo statuto del Consorzio, sotto richiesta degli stessi sindaci dei comuni di Locri e di Antonimina, i quali avrebbero potuto nominare un nuovo Consiglio di amministrazione;
il ripristino, con urgenza, della regolare operatività del suddetto consorzio è importante al fine di salvaguardare l’erogazione del servizio sanitario e le maestranze e l’economia complessiva dell’ente aiuterebbe sul piano occupazionale e sociale tutto il territorio di Locri e Antonimina –:
se il Governo non intenda convocare, per quanto di competenza, un tavolo istituzionale di confronto, con la partecipazione degli enti interessati, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e dare uno sbocco di prospettiva alle parti sociali e al territorio coinvolto. (4-13865)