Articolo

Oggi alla Camera, il terzo rapporto FilieraSporca: Spolpati, la crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità

Oggi abbiamo presentato alla Camera il terzo rapporto di #FilieraSporca. Perché la battaglia al caporalato non è finita, perché abbiamo bisogno di trasparenza, perché il Sud deve ripartire, perché l’agricoltura è una delle opportunità per uscire dalla crisi. Grazie a Fabio Ciconte e Stefano Liberti per il lavoro di ricerca che hanno svolto e grazie alle associazioni Terra e daSud per la campagna.

camera

spolpati

Articolo

L’imbarazzante risposta del Ministero dell’Interno sul Baobab

img_1343

img_1344

img_1345

Questo il testo dell’interrogazione, depositata ormai un anno fa

Interrogazione a risposta scritta 4-11399
COSTANTINO Celeste
Mercoledì 16 dicembre 2015, seduta n. 537

COSTANTINO, ZACCAGNINI e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il centro Baobab di Roma, che ha ospitato più di 30 mila immigrati transitati nell’ultimo anno, ha dimostrato di essere un modello di accoglienza umana che ha reso anche un servizio per la sicurezza di tutta la città, senza alcun lucro da parte di nessuno;
si tratta di un modello di volontariato e di generosità a cui adesso le autorità hanno deciso di porre termine;
i volontari del centro Baobab di via Cupa, a Roma, alla vigilia dello sgombero della struttura fissato per domani hanno dichiarato: «Noi da qui non ce ne andiamo, noi non molliamo finché ci sarà anche un solo migrante da aiutare»; «Stanotte dormiranno qui circa 30 migranti, in vista dello sgombero sono state sistemate solo 20 persone, un terzo di tutte quelle presenti nella struttura. Resteremo al loro fianco finché fisicamente non ci porteranno via», spiega Roberto Viviani, uno dei volontari nel corso della conferenza stampa convocata all’interno del centro. «Vogliamo fare pressione su chi si è accorto di quanto successo qui dentro solo oggi, su chi non ha visto quante cittadine e cittadini si sono mobilitate in questi mesi per i migranti a via Cupa» –:
se tale prassi di intervento sia conforme alla normativa vigente e in linea con i diritti umani alla difesa e alla dignità e quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare che tali situazioni si verifichino;
se non intenda verificare se sussistano eventuali responsabilità del prefetto e del questore e, in tal caso, procedere alla loro rimozione;
se non ritenga di assumere iniziative, anche normative, che rendano obbligatorio il coinvolgimento delle istituzioni e delle associazioni locali, in vista di sgomberi che andrebbero programmati con tempi adeguati;
per quali ragioni, vista l’evidenza di interventi attuati ripetutamente senza il coinvolgimento delle istituzioni locali per procedure di sgombero, si sia proceduto senza un preventivo piano di ricollocazione abitativa mettendo a rischio i diritti costituzionalmente garantiti;
se risulti quali siano le ragioni per cui non si sia proceduto ad avvisare in alcun modo l’amministrazione comunale;
se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e perché sia stato improvvisamente deciso di mettere in atto un’operazione a giudizio degli interroganti chiaramente inutile, se non dannosa, sotto il profilo dell’ordine pubblico, e comunque lesiva della dignità di persone che cercano semplicemente il diritto di ogni essere umano a stabilire la propria residenza laddove siano garantire condizioni minime di esistenza;
se non ritenga di assumere iniziative affinché per il futuro ci si astenga da simili iniziative. (4-11399)

 

Articolo

La mia interrogazione sulla morte della giovane donna all’Ospedale Cannizzaro di Catania per obiezione di coscienza del personale medico

ospedale-cannizzaro

Interrogazione a risposta scritta 4-14592
Venerdì 21 ottobre 2016, seduta n. 696

COSTANTINO, DURANTI, RICCIATTI, NICCHI e FRATOIANNI. — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
il 29 settembre 2016 Valentina Melluzzo, trentaduenne di Palagonia, incinta di due gemelli viene ricoverata presso l’ospedale Cannizzaro di Catania per una sospetta dilatazione dell’utero;
la situazione rimane sotto controllo fino al 15 ottobre 2016, quando la paziente viene colpita da febbre alta, vomito e forti dolori, fino a quando un esame ecografico della stessa giornata non rileva la sofferenza fetale di uno dei due feti;
nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, a distanza di qualche ora l’uno dall’altro, entrambi i gemelli muoiono in grembo, vengono poi asportate le placente, dopo quella che risulterebbe, per gli interroganti, una tardiva stimolazione all’espulsione dalla madre, che inizia a versare in condizioni gravissime, venendole diagnosticata una forte infezione e per questo viene trasferita in rianimazione dove muore alle 14 del 16 ottobre 2016;
secondo quanto riportato nell’esposto consegnato presso la procura di Catania dall’avvocato della famiglia Salvatore Catania Milluzzo, il medico di turno nel reparto ginecologia si è rifiutato di intervenire perché obiettore di coscienza «fino a quando – queste sarebbero state le sue parole – il bambino non è morto»;
in seguito alla decisione del Ministro interrogato di avviare un’ispezione che accerti le responsabilità, il primario di ginecologia dell’ospedale Cannizzaro, anche presidente della società italiana di ostetricia e ginecologia, Paolo Scollo, ha affermato: «nel mio reparto sono tutti obiettori e quando è il caso vengono fatti intervenire specialisti esterni». «Non esiste l’obiezione di coscienza in un aborto spontaneo – dice –, la signora prima ha abortito e poi è stata male. E nessuno dei miei medici ha mai pronunciato quelle parole. È tutto falso»;
la Sicilia è in testa nella classifica dei medici ospedalieri obiettori di coscienza e, se il mancato intervento dell’obiettore verrà ritenuto responsabile della morte della paziente, ci si troverebbe davanti all’ennesima interruzione di pubblico servizio, e davanti a una vera e propria omissione delle proprie funzioni da parte di un medico, omissione che avrebbe condotto direttamente alla morte della giovane paziente –:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda assumere per gestire la massiccia presenza degli obiettori di coscienza negli ospedali italiani, garantendo la continuità di pubblico servizio, oltre che la tutela della salute, della vita e delle scelte delle donne. (4-14592)

Articolo

Migranti, professoressa razzista su facebook: “Bruciateli vivi”. L’interrogazione di Giulio Marcon e mia

Mentre sono a Reggio Calabria a manifestare contro la violenza sulle donne… qualcuno mi scrive che sono una “scrofa marxista” perché ho denunciato insieme a Giulio Marcon una storia di razzismo. L’interrogazione si trova a questo link: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

Da Repubblica.it del 21 ottobre 2016 http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/21/news/venezia_professoressa_razzista-150258701/

rep-1

rep-2

rep-3

rep-4

rep-5

rep-6

 

Articolo

L’interrogazione sulla docente del liceo di Venezia che inneggia al fascismo e alla morte dei migranti

Interrogazione a risposta scritta 4-14554

MARCON e COSTANTINO. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:
la professoressa Fiorenza Pontini, proveniente dal liceo Foscarini, a partire dall’anno scolastico in corso, insegna lingua inglese presso il liceo Marco Polo di Venezia;
dall’osservazione del profilo aperto di facebook della docente a giudizio degli interroganti si evince chiaramente la sua posizione politica incentrata sull’intolleranza, sul razzismo e sull’apologia del fascismo focalizzando la sua attenzione specialmente contro gli immigrati e i mussulmani;
le frasi rivolte verso questi ultimi sono assolutamente raccapriccianti: «morissero tutti», «vi brucerei vivi». Giunge persino a «consigliare» una sorta di pulizia etnica nei confronti dei bambini musulmani: «E poi ho torto quando dico che bisogna eliminare anche i bambini dei mussulmani tanto sono tutti futuri delinquenti»;
di profili come questi in giro nei social network ve ne sono a migliaia, ma qui ci si trova di fronte al profilo pubblico di una docente di una delle più importanti scuole del centro storico veneziano, in cui studiano un migliaio di ragazzi dai 14 ai 19, e tra questi, ovviamente, c’è pure un numero crescente di ragazzi stranieri e di musulmani;
ovviamente il profilo di questa «docente» è già noto a molti studenti;
guardando il profilo sembrerebbe emergere che aderisce all’ideologia fascista, in quanto inneggia al duce, e nel suo profilo vi sono pure insulti di varia gravità anche nei confronti della Presidente della Camera Boldrini e del Presidente del Consiglio Renzi –:
se non sussistano i presupposti per avviare un’ispezione in relazione al comportamento della docente di cui in premessa al fine di valutare se ricorrano gli estremi per una iniziativa disciplinare. (4-14554)

 

Link camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

Articolo

Perché Villa Sant’Urbano, confiscata alla mafia, è in mano ai privati? La mia interrogazione al Mibact

foto-santurbano
Interrogazione a risposta scritta 4-14397

COSTANTINO, RICCIATTI, DURANTI, CARLO GALLI, KRONBICHLER e NICCHI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
dopo 8 anni, nell’ottobre del 2013 la Corte di cassazione ha stabilito di procedere con la confisca completa di tutti i beni appartenenti a Danilo Sbarra, il costruttore romano referente di Cosa Nostra, della Camorra e della banda della Marranella, morto nel 2006, che per anni e anni ha riciclato i fondi della criminalità organizzata, proteggendo il suo impero tramite un intricato sistema di prestanomi;
la confisca ha riguardato quarantanove immobili, tra cui la Villa Sant’Urbano nel parco della Caffarella, sull’Appia Pignatelli, appartamenti e negozi a Sabaudia, a Vieste e in Sardegna, le quote maggioritarie (e in caso minoritarie) di nove società fittizie, per un valore complessivo di quaranta milioni di euro;
testualmente, la sentenza recita: «Tutte le eccezioni formulate dai difensori sul punto dell’ineseguibilità della misura di prevenzione patrimoniale, devono intendersi superate, in quanto Danilo Sbarra, seppur assolto dal 416-bis (l’associazione di stampo mafioso) è ritenuto soggetto di pericolosità sociale per i suoi rapporti qualificati con esponenti illustri di associazioni di stampo mafioso, finalizzati al reinvestimento di denaro di provenienza illecita»;
uno degli affari più redditizi in cui il riciclaggio di fondi della criminalità organizzata ha portato alla confisca del bene è stata la villa Sant’Urbano. Danilo Sbarra, amico fraterno di Pippo Calò, boss della mafia soprannominato «il cassiere di Cosa Nostra», compra la maxi struttura immersa nel parco archeologico con tempio annesso, da Domenico Balducci, esponente della Banda della Magliana. «Dopo aver eseguito dei lavori di ristrutturazione con soldi di dubbia provenienza, nel 1991 il comune di Roma decise di acquistare il tempietto staccando un assegno di 4,9 miliardi di lire intestato alla “Erode Attico”, società di Sbarra. Su quella compravendita gli investigatori accesero un faro, perché quell’intera struttura all’Appio presentava diverse irregolarità e fu per questo messa sotto sequestro preventivo», afferma un articolo di Repubblica dell’8 ottobre del 2013;
la difficile trattativa tra l’amministrazione e la Erode Attico portò, nel 1997, il comune di Roma ad avviare le pratiche di esproprio. L’esproprio però non venne mai eseguito. Tre anni dopo la società Erode Attico di propria iniziativa riavvia gli accordi presentando istanza di «cessione volontaria». Una mossa tanto abile quanto lecita che consentì a Sbarra di chiudere la partita riguardante l’area del «Tempio» ma continuando nel resto dell’area la propria attività commerciale di ristorazione all’interno della quale avvenivano riunioni della malavita; tutta l’area, appunto, viene confiscata con la sentenza della Corte di Cassazione nel 2013;
i cittadini residenti e il municipio VIII, spingendo verso un protocollo d’intesa con la Soprintendenza, e convinti della necessità di valorizzare l’intera area e compresa la Villa che nel frattempo era in gestione di privati (inserita nel parco regionale dell’Appia Antica), piuttosto che il solo Tempio di Sant’Urbano, hanno chiesto all’allora sindaco Ignazio Marino «di lavorare per annettere al patrimonio comunale la villa adiacente, per strappare al privato un’area importantissima del Parco della Caffarella, tutta da indagare e studiare e che potrebbe svelare, attraverso indagini archeologiche, il passato di quello che era il tempio di Cerere e Faustina»;
nel maggio del 2016 si viene a sapere che il comune di Roma non ha esercitato il diritto di prelazione su villa Sant’Urbano. Ciò significa che la villa non è stata acquisita dal patrimonio capitolino, e che l’asta è stata vinta da una società, dopo l’asta aperta ai privati e su cui, appunto, il comune non ha posto il suo diritto prelazione nonostante l’opposizione del municipio VIII e benché la Soprintendenza avesse dichiarato che era già previsto un piano per l’utilizzo della villa –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, come intenda ovviare, per quanto di competenza, alla perdita di un bene che, in quanto confiscato, dovrebbe essere aperto al pubblico e utilizzato a finalità sociali, e come, soprattutto, intenda procedere rispetto alla tutela e alla valorizzazione di Villa Sant’Urbano, in quanto area fondamentale per ottimizzare i lavori di recupero e riqualificazione dell’intera area artistica dell’antico tempio della Caffarella, dedicato a Cerere e Faustina. (4-14397)

Per monitorare la risposta on line: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14397&ramo=CAMERA&leg=17

Articolo

Il question time mio e di Erasmo Palazzotto al Ministro Delrio sul Ponte sullo Stretto

Question Time alla Camera di Sinistra Italiana su ponte sullo stretto con Celeste Costantino e Erasmo Palazzotto. Delrio semplicemente non risponde. Non dice la cifra delle penali (ma illustra metodo calcolo approvato da avvocatura dello stato, e siamo nell’ordine di centinaia e centinaia di milioni di euro a tenersi cauti) e non dice se sono previsti fondi in finanziaria. Poi parla di altro e di una rete infrastrutturale in Sicilia e Calabria che vive solo nei suoi sogni. Intanto percorrere i 4000 km di rete statale in Sicilia resta una scommessa e per i 14mila km di reti provinciali l’unico intervento è quello delle transenne per le chiusure.