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La Sacal spa agisce ancora senza trasparenza, nonostante l’operazione Eumenidi. La mia interrogazione al Ministro dei Trasporti

Sacal

Interrogazione a risposta scritta 4-18186

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

la Sacal spa, società che gestisce gli aeroporti di Lamezia Terme, Crotone e Reggio Calabria, ha comunicato in data 9 ottobre 2017 che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2016 della società deliberando il ripianamento di perdite di circa 5,5 milioni di euro (1,5 milioni riferito al 2016, mentre 4,1 milioni fino al 2015), in parte coperte con riserve della società per circa 2 milioni, mentre rimangono da ripianare intorno ai 3,6 milioni di euro;

nonostante le evidenti criticità finanziarie, nel corso dell’estate 2017, sono stati pubblicati dalla Sacal degli avvisi pubblici per la selezione di personale da impiegare sia all’aeroporto di Reggio Calabria, sia come risorse di staff;

le suddette procedure selettive, pur essendo state pubblicate sul sito istituzionale della società, hanno avuto minima pubblicità da parte della Sacal e da parte dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme;

a fine giugno 2017, la Sacal Gh, società che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto di Lamezia Terme, a quanto risulta agli interroganti ha aggiudicato, a seguito dell’indagine di mercato, alla società Etjca spa il servizio per la selezione e somministrazione di lavoro temporaneo per n. 20 risorse (6° livello contratto collettivo nazionale di lavoro Assohandler), da adibire alla mansione di addetto di scalo presso l’aeroporto di Lamezia Terme;

da quando risulta agli interroganti la suddetta società Etjca starebbe erogando corsi di formazione per personale da impiegare in mansioni specifiche che riguardano le attività aeroportuali gestite da Sacal;

tale procedura evidenzia, secondo gli interroganti, una situazione di palese discriminazione, in quanto consente solo alle poche persone informate, di accedere ai corsi di formazione e di conseguenza di partecipare alle procedure di selezione di Sacal Gh per l’assunzione di personale;

le situazioni sopra riportate evidenziano gravissime carenze sul piano della trasparenza e della meritocrazia per quanto riguarda il reclutamento di personale, sia in Sacal che in Sacal Gh, escludendo nei fatti tantissimi disoccupati e persone giovani in cerca di lavoro;

come emerso anche nell’ultima operazione Eumenidi, in passato la selezione del personale in Sacal, in particolare all’aeroporto di Lamezia Terme, è stata in tantissimi casi dettato, da logiche di vicinanza e convenienza politica, in chiave elettorale, escludendo qualsiasi criterio di merito, violando le stesse norme per il reclutamento di personale nelle società a partecipazione pubblica e determinando in questo modo addirittura l’assunzione in Sacal di persone vicine ad ambiente criminali;

se evidenzia il paradosso del perdurare delle criticità finanziarie della società rispetto al crescente numero di passeggeri dell’aeroporto di Lamezia Terme, che ha visto lo scalo lametino crescere quasi dell’8 per cento rispetto al 2015 –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché la situazione gestionale e finanziaria sopra descritta della SACAL non comprometta la qualità dei servizi all’utenza e lo sviluppo del sistema aeroportuale calabrese, secondo princìpi di legalità e trasparenza.
(4-18186)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18186&ramo=CAMERA&leg=17

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‘Ndrangheta, sul depuratore dello IAM di Gioia Tauro attendiamo risposte da oltre un anno e mezzo

IAM

Da oltre un anno e mezzo siamo in attesa di una risposta ad una interrogazione rivolta alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’Interno che chiedeva di fare chiarezza su quanto avveniva all’interno del CdA della IAM. (Iniziative Ambientali Meridionali SPA), la cui proprietà è in capo all’Asireg, consorzio per lo sviluppo industriale riconducibile alla Regione Calabria, al centro di indagini per sversamenti illeciti e altamente inquinanti. Non solo non ci è mai stata data nessuna risposta ma oggi veniamo a conoscenza, grazie al lavoro del Procuratore di Reggio Calabria Cafiero De Raho, che la IAM. e’ coinvolta in un giro di tangenti con un interessamento speciale da parte della cosca Piromalli che non solo riscuoteva le tangenti ma collaborava nella trasformazione illegale degli scarti industriali in fertilizzanti, forse per fini agronomici, con conseguente rischio per la salute dei cittadini. La IAM e’ stata posta sotto sequestro e ancora i Ministri interrogati e la Presidenza del Consiglio non ci hanno dato una risposta, risposta che oggi aspettiamo ancora. E’ necessario che la politica faccia la sua parte senza aspettare che la giustizia la anticipi puntualmente.

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Franceschini mandi ispettori presso la Sovrintendenza a Crotone. Lo stop incarico all’archeologa Margherita Corrado è un abuso

PUNTA SCIFO

Per le sue battaglie per la legalità, per proteggere le bellezze archeologiche della Calabria le viene impedito di lavorare. E’ infatti grazie allo studio e alla denuncia pubblica dell’archeologa calabrese Margherita Corrado, e della sua associazione, che è stato fermato l’ecomostro con vista su una delle baie più incantevoli dello Ionio: Punta Scifo in provincia di Crotone. Una denuncia che ha messo nei guai il Soprintendente Mario Pagano che l’ha querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata e messa al bando con una lettera indirizzata al Ministero, ai funzionari archeologi e a tutti i tecnici di Cosenza, Catanzaro e Crotone affinché non riceva più incarichi professionali. Un vero e proprio abuso. Franceschini intervenga.

Con la mia interrogazione sollecito il Ministro Franceschini a promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza di Crotone per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso.

E’ grazie alla denuncia della Corrado e alla mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, che la Procura ha bloccato questo ennesimo scempio edilizio in Calabria.
Il rischio però è che ci sia un’accelerazione dei lavori, come richiesto dall’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro implicato nell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, che difende i costruttori nella battaglia contro i vincoli paesaggistici. Ora questo editto potrebbe avere conseguenze pesanti per l’archeologa che ha svelato la storia di questo ordinario scempio calabrese. Sarebbe una vera e propria beffa visto l’impegno speso dall’archeologa per salvare uno degli ultimi angoli incontaminati della Calabria, conclude Costantino.

Al link l’interrogazione: http://www.celestecostantino.it/lanatema-della-sovrintendenza-calabrese-contro-larcheologa-che-ha-salvato-punta-scifo-la-riformulazione-di-una-vecchia-interrogazione-a-cui-il-ministero-non-ha-ancora-dato-risposte/

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La mia interrogazione sul blitz di Casapound sul litorale di Ostia

casapound

Interrogazione a risposta scritta 4-17283

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
domenica 9 luglio 2017 alcuni militanti di Casapound, formazione politica fascista, guidati dal loro responsabile romano Luca Marsella, hanno compiuto quello che definiscono un «blitz antiabusivi», nei confronti di venditori sulla spiaggia libera di Ostia, filmando l’azione e indossando pettorine rosse con la scritta Casapound;
«Oggi abbiamo cacciato i venditori abusivi dalle spiagge libere di Ostia. La nostra è stata un’azione provocatoria contro il M5S e la commissione prefettizia del X Municipio – continua nel video Marsella – che parlano di legalità ma hanno chiuso chioschi ad Ostia ponente ed abbandonato le spiagge al degrado», dichiara Luca Marsella sul suo profilo facebook come corollario al video che filma l’azione;
Ostia è un municipio dove la presenza delle mafie è ormai sotto gli occhi della magistratura e dell’opinione pubblica, in primis dei suoi cittadini; evidentemente dietro quelli che Casapound definisce «abusivi» vi è un controllo importante da parte della criminalità organizzata ed essi sono l’ultimo anello di una catena ben organizzata che controlla a tappeto il territorio, compresa la spartizione delle spiagge e dei luoghi di alto interesse commerciale;
non è Casapound, che non ha alcuna autorità, a potersi sostituire alle istituzioni con ronde che diventano una vera e propria «caccia all’abusivo» in un esasperato clima di odio, perché di questo si tratta –:
se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per contrastare «blitz» o ronde come quelle sopra descritte, anche alla luce degli evidenti risvolti di ordine pubblico.
(4-17283)

 

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17283&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sulle presunte irregolarità nelle nomine tecniche dell’amministrazione di Nocera Terinese

 NOCERA

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel 2008, in seguito a un’indagine della direzione distrettuale antimafia, viene sequestrata la casa di riposo per anziani di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, rimasta incompiuta. Le indagini avevano dimostrato la presenza di infiltrazioni mafiose nell’appalto che era stato vinto dalla ditta Ade costruzione srl;
i provvedimenti sono stati firmati dal sostituto della direzione distrettuale antimafia Gerardo Dominijanni, titolare dell’inchiesta che rappresenta una costola dell’operazione «Progresso» che vede alla sbarra presunti esponenti della cosca Giampà di Lamezia;
dagli accertamenti sarebbe emerso che all’impresa Ade costruzioni (che si aggiudicò l’appalto con un ribasso del 18 per cento su base d’asta di 983.000 euro) sequestrata a novembre del 2007, in seguito all’arresto del suo titolare, Antonio De Vito, avvenuto insieme a quello di Pasquale Giampà per una presunta tentata estorsione a un commerciante di autoricambi, anche dopo l’arresto di De Vito, sarebbe stato consentito di continuare i lavori evitando il possibile rischio di un intervento interdittivo per la certificazione antimafia dalla prefettura di Catanzaro;
molti furono i soggetti coinvolti nelle indagini, anche numerosi esponenti delle istituzioni, tra cui l’ex sindaco di Nocera Torinese e Gerardo Luciano Esposito, in qualità di dipendente dell’ufficio tecnico comunale e che è attualmente sotto processo per reati aggravati dall’articolo 7 della legge n. 203 del 1991: per aver agevolato la cosca mafiosa e per il reato di corruzione ai danni dell’amministrazione comunale di Nocera. Esposito è indagato anche per occultamento di atti pubblici e turbativa d’asta;
solo nel 2015, in seguito all’uscita di quattro consiglieri di maggioranza, e all’arrivo della commissaria dottoressa Ratundo, viene rimosso il geometra Esposito;
le elezioni del 2016 vengono vinte dall’avvocata Fernanda Gigliotti la quale, dopo alcuni mesi dalla sua elezione, reintegra Esposito, che è a tutt’oggi sotto processo per i reati sopra esposti, nominandolo capo dell’ufficio tecnico;
il gruppo di minoranza del consiglio comunale di Nocera Torinese ha, nell’ottobre del 2016, inviato una circostanziata segnalazione all’autorità nazionale anticorruzione, alla regione Calabria e alla procura della Repubblica, non solo per le numerose violazioni delle norme che regolano gli appalti, ma anche per denunciare una palese distrazione di fondi pubblici, gestiti dall’ufficio tecnico in capo a Esposito, il quale avrebbe dato incarichi a familiari, amici e parenti di membri di maggioranza del consiglio comunale nella gestione della demolizione di un «ecomostro» sito sulla costa della cittadina –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda valutare la sussistenza dei presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-16641)
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16641&ramo=CAMERA&leg=17
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Il Ministro Alfano si deve dimettere!

ALFNO
La prima interrogazione sul Cara di Isola Caporizzuto l’ho depositata il 9 settembre 2013; il 22 novembre 2014 ho fatto la visita ispettiva; la seconda interrogazione l’ho depositata il 5 dicembre 2014; infine il 20 ottobre 2015 chiedevo conto in commissione parlamentare antimafia.
Qui di seguito trovate tutti i link:
Visita con lasciateCIEntrare:
http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/134-interrogazione-parlamentare-e-report-visita-al-cara-cie-cda-sant0anna-di-isola-capo-rizzuto
Interrogazioni:
http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_01759_17
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=29052&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27
Audizione Morcone in Commissione Antimafia:
http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/24/audiz2/audizione/2015/10/20/indice_stenografico.0119.html

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La verità sul Cara di Crotone

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Ho denunciato per anni la gestione del Cara di Isola Caporizzuto, prima da giovane attivista poi da parlamentare. Ho fatto sit in davanti al Sant’Anna, ho fatto ispezioni a sorpresa, presentato interrogazioni e chiesto audizioni in antimafia.
Per una volta mi sento di dire che la politica non ha aspettato la magistratura. Troppe cose non andavano nel centro fra i più grandi d’Europa. Dalla condizione in cui versavano i migranti alla gestione economica. Dalla mancanza di trasparenza alla morte di un ragazzo.
Eppure davanti a tutte queste sollecitazioni la risposta era sempre la stessa. Il Ministro Alfano, il Prefetto Morcone hanno sempre detto che era tutto in regola. Oggi dopo un bliz anti ‘ndrangheta condotto dal Procuratore Gratteri, finalmente arrivano 68 arresti alla cosca Arena di Crotone.
Tra questi ci sono anche il capo della Misericordia di Isola Caporizzuto e il parroco dello stesso paese, la cooperativa che da sempre è stata l’unica a poter gestire il centro.
Certo, sono molto felice che sia stata svelata questa trama ma non posso non rammaricarmi del ritardo con cui si è arrivati a svelarla.
Troppe persone hanno sofferto e per una volta non nel silenzio assordante. Movimenti, comitati, giornalisti, partiti politici hanno denunciato più volte e sono rimasti inascoltati. Diciamo sempre che nella lotta alle mafie ognuno deve fare la propria parte. C’è chi l’ha fatta e c’è chi invece si è voltato più volte dall’altra parte.
Oggi tutti possiamo guardare nella stessa direzione.
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Corruzione e collusioni nella gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La mia interrogazione

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Interrogazione a risposta scritta 4-16323

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la SaCal spa è la società partecipata a capitale misto pubblico e privato che gestisce l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, aeroporto denominato di interesse nazionale e di particolare rilevanza strategica nel Consiglio dei ministri del 27 agosto 2015;
l’11 aprile 2017, l’operazione «Eumenidi», condotta a partire dal 2015 dai militari del gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme e dagli agenti della polizia di frontiera, nel locale aeroporto internazionale, coordinati dalla locale procura della Repubblica, ha condotto agli arresti domiciliari del presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo, del direttore generale, Pierluigi Mancuso, e della responsabile dell’ufficio legale, Ester Michienzi nonché a 12 richieste di sospensione dai pubblici uffici e 40 perquisizioni, tutte legate a vicende di gestione della SaCal, nei confronti di altrettante persone indagate nell’inchiesta, tra cui esponenti delle istituzioni, imprenditori e ufficiali pubblici;
l’indagine Eumenidi ha accertato numerosi episodi di peculato da parte della dirigenza SaCal, viaggi, pranzi e soggiorni personali in strutture di lusso, con indebita imputazione degli elevati costi al bilancio della società. Numerosi illeciti sono stati riscontrati soprattutto nella gestione del progetto, finanziato con fondi pubblici, denominato «Garanzia giovani», finalizzato all’inserimento di giovani meritevoli e con specifici prerequisiti in un tirocinio retribuito: in seguito a pressioni indebite, anche da parte di politici e dirigenti pubblici, e a interventi illeciti sulle procedure di selezione previste dal bando, sarebbero stati inseriti nel suddetto progetto soltanto amici e parenti degli indagati;
in seguito alla dichiarazione di fallimento della Sogas, nel febbraio 2017, la SoCal si era aggiudicata l’appalto di gestione provvisoria degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone;
in seguito alle disposizioni eseguite presso la dirigenza SoCal si parla di commissariamento della suddetta;
le vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici della SaCal hanno scoperchiato un sistema malato che in questi anni ha fatto del principale scalo calabrese un terreno di spartizione di interessi opachi, un grumo di poteri politico – affaristico – clientelari gravitanti intorno al capoluogo e a poche famiglie imprenditoriali e la politica locale, pur avendo gli elementi per intervenire non lo fece, preferendo confermare fiducia ad amministratori già dalle prime indagini nell’agosto 2015 entrati nell’occhio di quello che oggi appare un vero ciclone giudiziario;
la dirigenza locale di Sinistra Italiana aveva chiesto l’azzeramento del consiglio di amministrazione a guida Colosimo dopo l’operazione «Perseo» della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva coinvolto l’allora vicepresidente SaCal Gianpaolo Bevilacqua, denunciando le possibili infiltrazioni di esponenti dei clan lametini e calabresi nell’ente, poi emerse da varie inchieste della magistratura, con appartenenti a famiglie mafiose assunte all’interno dell’aeroporto, poi finiti agli arresti per fatti criminosi –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per favorire, nel territorio di cui in premessa, una progettualità non piegata a logiche di potere e interessi di parte, secondo imprescindibili criteri di etica e competenza manageriale, in particolare al fine di garantire l’immagine e lo sviluppo dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. (4-16323)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16323&ramo=CAMERA&leg=17

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Ancora caporalato, ancora schiavitù. La mia interrogazione sui fatti di Ginosa

caporalato

Interrogazione a risposta scritta 4-15891
COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:

il 7 febbraio 2017 presso la sede del sindacato Flai-Cgil di Taranto si sono presentati cinque lavoratori rumeni intenzionati a denunciare l’azienda presso la quale avevano fino a quel momento prestato servizio perché si rifiutava di corrispondere loro il salario per il lavoro svolto e dichiarano che altri 25 dipendenti della stessa azienda sono rimasti sul posto nelle stesse condizioni;
i cinque lavoratori sono stati presi e «scaricati» da referenti dell’azienda presso il porto di Taranto e riescono a raggiungere la sede della Flai cercando su google le parole «caporalato» e «schiavitù»;
in quella sede gli stessi raccontano di condizioni di lavoro disumane, anche 16 ore al giorno per pochissimi euro, quando e se venivano remunerati, di aver vissuto in 30 persone, tra uomini e donne, in una struttura in aperta campagna a Ginosa marina, composta di 3 stanze, invasa dai topi, alle spalle di un porcile da cui emanava un tale fetore per cui era impossibile far areare il minuscolo alloggio;
nessun contatto con l’esterno era concesso loro, anche per il cibo provvedeva il caporale e, in caso di necessità di medicine, provvedeva il titolare dell’azienda. Alle donne era concesso di fare la doccia a 5 alla volta per un massimo di 10 minuti, agli uomini per un massimo di 5 minuti;
a tutti gli abitanti dell’alloggio erano stati «sequestrati» i documenti dal caporale;
in seguito alla visita presso il sindacato, i 5 uomini sono stati accompagnati presso l’Ispettorato del lavoro dove hanno presentato regolare denuncia e in seguito, aiutati dalla struttura regionale della Cgil sono stati ospitati e rifocillati;
il 23 febbraio 2017, uno dei 5 lavoratori aiutati dalla Flai richiede ai responsabili aiuto per altri due lavoratori, un uomo e una donna, anche loro abbandonati dallo stesso caporale presso il porto di Taranto, e che avevano ricevuto percosse. In ospedale, viene dichiarato che l’uomo ha fratture al setto nasale e alle ossa intorno all’occhio. Anche loro hanno sporto regolare denuncia e sono stati poi aiutati;
attualmente, i lavoratori e le lavoratrici si trovano in luogo protetto e si attende l’esito delle indagini delle forze dell’ordine –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come si intenda procedere, anche alla luce dell’approvazione della legge contro il caporalato, per prevenire questi fenomeni di vera e propria riduzione in schiavitù di lavoratori, e se non ritengano di dover promuovere controlli incrociati fra i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per verificare la posizione dell’azienda denunciata dai lavoratori e delle lavoratrici. (4-15891)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15891&ramo=CAMERA&leg=17

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Un grande cambiamento per il trattamento dei testimoni di giustizia

testimoniPer molti anni il coraggio e il senso civico di tanti uomini e tante donne di questo paese non sono stati ripagati come sarebbe stato giusto fare.

Imprenditori che hanno denunciato, semplici cittadini che hanno assistito ad un reato, sono rimasti spesso soli, a volte trattati dal senso comune come pentiti, proprio perché la legge regolamentava le loro collaborazioni allo stesso modo. Hanno vissuto con pochi euro al mese, alcuni coi pacchi alimentari della Caritas, alcuni hanno dovuto affrontare processi senza le adeguate misure di sicurezza.
Hanno vissuto e vivono nella paura. Per sé e per i propri familiari.

Le audizioni e il lavoro svolto in commissione antimafia, che ha consentito di approvare nell’ottobre 2014 una relazione sulla revisione del sistema di protezione dei testimoni di giustizia, ci hanno reso un quadro chiaro. Il decreto legge n. 8 del 1991, con cui dal 2001, oltre ai collaboratori, veniva normato il trattamento dei testimoni, si è dimostrato insufficiente, se non addirittura si ingiusto. I testimoni hanno pagato con isolamento geografico e sociale, perdendo il proprio lavoro e a volte le proprie case, hanno assistito a disparità di trattamento economico tra testimoni, a una burocrazia farraginosa e dannosa che spesso, basti guardate molte testimonianze, li ha fatti pentire di aver denunciato. Eppure le loro testimonianze sono state fondamentali per la giustizia italiana. Grazie a loro negli ultimi anni sono stati inferti duri colpi alla criminalità organizzata e alla criminalità in generale. Il loro aiuto è stato fondamentale e oltre che ringraziarli per questo, possiamo finalmente, con questa nuova legge che modifica il DL 1991 e alcune parti del codice penale, definire una disciplina organica specifica in tale settore.

Adottando ad esempio apposite disposizioni per i minori compresi nelle speciali misure di protezione; applicando le norme, anche ai soggetti che risultano esposti a grave, attuale e concreto pericolo a causa del rapporto di stabile convivenza o delle relazioni intrattenute con i testimoni di giustizia. Garantendo la permanenza nella località di origine e la prosecuzione delle attività che lì svolgono.

Le misure del trasferimento nella località protetta, l’uso di documenti di copertura e il cambiamento di generalità sono adottate invece eccezionalmente, quando le altre forme di tutela risultano assolutamente inadeguate rispetto alla gravità e all’attualità del pericolo, e devono comunque tendere a riprodurre le precedenti condizioni di vita, tenuto conto delle valutazioni espresse dalle competenti autorità giudiziarie e di pubblica sicurezza. In ogni caso, al testimone di giustizia e agli altri protetti è assicurata un’esistenza dignitosa.

Inoltre, con questa legge lo Stato potrà acquisire il suo patrimonio, dietro corresponsione dell’equivalente in denaro secondo il valore di mercato, dei beni immobili di proprietà del testimone di giustizia e degli altri protetti, se le speciali misure di tutela prevedono il loro definitivo trasferimento in un’altra località e se la vendita nel libero mercato non si è rivelata possibile. Ma soprattutto garantirà fattivo sostegno alle imprese dei protetti che abbiano subìto o che possano concretamente subire danni a causa delle loro dichiarazioni o dell’applicazione delle speciali misure di tutela.

Altre misure che convincono che questo provvedimento possa incidere positivamente sulla vita di chi diventa testimone di giustizia è l’eventuale assegnazione in uso di beni nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e l’accesso a mutui agevolati volti al reinserimento nella vita economica e sociale sulla base di convenzioni stipulate tra il Ministero dell’interno e gli istituti di credito.

E poi tempi certi, valutazione dei casi secondo criteri specifici e sistematizzati.

Insomma e mi avvio a concludere, un provvedimento di cui c’era bisogno e che Sinistra Italiana ha contribuito a migliorare.

In Commissione giustizia sono passati 2 emendamenti e 1 sub. All’articolo 19, in seguito ad audizione del Procuratore della Repubblica del Tribunale di Palermo, abbiamo integrato la norma che spetta a chi commette calunnia aggravata rispetto alla possibilità di usufruire del trattamento per testimoni, per cui aggiungiamo a “usufruire” anche “o di continuare ad usufruire”, perché non è che smettano di punto in bianco di aver bisogno del trattamento testimoni.

Abbiamo soppresso l’articolo 21 che prevedeva il cambio di generalità allargato. Infatti potrebbero rendere false dichiarazioni anche parenti dei mafiosi, che sono stati magari anche loro mafiosi, e che potrebbero scegliere, rendendo false dichiarazioni dissociative, di vivere alle spalle dello Stato in modo facile e senza impegno testimoniale.

Concludo. Siamo orgogliosi di questo lavoro e di tutte quelle misure che in questi anni abbiamo contribuito a costruire nel contrasto del fenomeno mafioso.

Per tutti questi motivi voteremo a favore di questo provvedimento.