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Non ho mai scritto che quegli 800 euro sono uno spreco

Grazie Titti Di Salvo per aver risposto alla mia domanda, avendo io tirato in ballo le donne del Pd, e grazie per gli auguri per la mia gravidanza.

Non intendo alimentare un botta e risposta on line sui temi che citi nel tuo articolo. Ci siamo confrontate in Parlamento: su alcuni siamo d’accordo, su altri io ci vedo delle colpevoli insufficienze da parte del Governo, su altri ancora delle vere e proprie prese in giro.

Ma stiamo all’oggetto della mia critica. Io non ho scritto che quegli 800 euro sono uno spreco. In un momento di sofferenza sociale così grande, mi guarderei bene dall’affermare che 800 euro per una mamma in difficoltà economica non sono nulla. Ho detto invece che diventano uno spreco se vengono dati a me e a chi, come me, non ne ha bisogno.

Dici bene, in Italia a differenza di altri Paesi europei, non c’è un contributo universale per le nascite. E infatti noi non siamo come la Francia, come la Germania o come la Svezia: loro hanno tutto quello che serve in termini di servizi al sostegno della genitorialità e dei bambini e, a questo, sommano anche un assegno economico.

In Italia abbiamo invece un sistema di servizi che è stato completamente smantellato e svuotato e una misura che – da sola – non regge se non il tempo di una campagna elettorale.
Quindi mi dispiace, Titti, ma quella che tu chiami polemica per me è politica.

E la maternità e la paternità in questo Paese hanno bisogno di politica.
Non tutto si può sempre derubricare ad una questione di coscienza.

Con affetto, Celeste.

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E’ sbagliato che io abbia il bonus mamma . Quei soldi li darò a chi si occupa d’infanzia

BONUS

Io rientro tra le donne incinte che da oggi possono fare richiesta per avere il bonus mamma. Infatti nonostante sia una parlamentare rientro nei criteri per accedere agli ottocento euro che il Governo ha destinato ai nuovi nascituri.
Oltre ad essere totalmente contraria alla politica dei “bonus” che non rispondono alle esigenze reali delle madri di questo Paese, questa misura ha in più l’aggravante di essere indiscriminata. Non segue nessuna logica, nessun criterio economico. Non si rivolge solo a chi ne ha bisogno in termini di reddito, ma qualsiasi madre benestante può fare richiesta ed ottenere questo “incentivo” (?).
Le donne e i bambini in Italia hanno bisogno di ben altro. Avevamo contestato aspramente la campagna comunicativa del “fertility day” della Ministra Lorenzin che attribuiva all’età delle donne la causa dell’impossibilità di fare figli e contestiamo anche questa misura che, come al solito, è frutto delle scelte di chi finge di non capire le cause reali del calo demografico nel nostro Paese. La disoccupazione femminile è ai massimi storici, la precarietà è la condizione normale per la stragrande maggioranza delle giovani coppie. Ecco perché, e le statistiche lo confermano, si aspetta così tanto per fare dei figli o si decide di non averne. Non ci sono servizi pubblici, i tagli agli enti locali perpetuati in questi anni hanno penalizzato soprattutto le donne e il welfare familiare non esiste praticamente più. La mia generazione, quella nata nei primi anni Ottanta, non ha più neanche la possibilità di poter fare affidamento sui propri genitori.
Non ci sono asili, non ci sono strutture ricreative, centri sportivi, le città non sono pensate a misura dei bambini insomma i figli se li può permettere solo una fascia sempre più ristretta di popolazione. E il Governo davanti a tutto questo che fa? Invece di capire come intervenire in maniera efficace dentro questo disastro sociale decide di sprecare soldi pubblici distribuendoli a chi come me non ne ha bisogno.
Personalmente ho deciso di destinare questi soldi in beneficenza a strutture che si occupano dell’infanzia nelle zone periferiche della città di Roma, ma sono consapevole che questo mio gesto ha un valore più simbolico che materiale. Mi piacerebbe invece che ci fossero prese di posizione politiche. Le donne del Pd come possono accettare tutto questo?
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Cara Valeria, non ci sono più scuse, introduciamo l’educazione sentimentale nelle scuole. Il mio articolo sull’HuffingtonPost

08/10/2015 Roma, Aula del Senato, discussione generale sul DEF, nella foto  Valeria Fedeli

08/10/2015 Roma, Aula del Senato, discussione generale sul DEF, nella foto Valeria Fedeli

Tre anni fa ho depositato alla Camera una proposta di legge sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole. Un anno dopo, in Senato, Valeria Fedeli ha presentato una proposta di legge sull’educazione di genere simile alla mia.

Insieme abbiamo partecipato a molte iniziative, ci siamo confrontate spesso su questo tema e, pur avendo posizioni diverse sulle modalità di intervento, sulle questioni di fondo c’è stata sempre grande sintonia. A un certo punto però la fase del confronto pubblico sulle proposte si è arrestata. È successo quando – nella Buona scuola – è stato approvato un emendamento del Partito democratico in cui, in maniera assolutamente generica, veniva proposta alle scuole “la promozione alle pari opportunità”. Adesso non ci sono più scuse: è il momento di riprendere il cammino e approvare finalmente una legge.

La strada è già tracciata. Quella norma di principio, senza possibilità di applicazione concreta, infatti come chiunque può verificare non funziona. Per questa ragione – alla Camera – abbiamo insistito affinché fosse incardinata la nostra proposta di legge. Pensiamo infatti ci sia bisogno di ragionare in maniera strutturale e organica su come fare entrare nelle scuole quello che la Convenzione di Istanbul, all’articolo 14, chiede a tutti gli Stati che l’hanno ratificata e cioè inserire una forma di educazione all’affettività in tutti gli istituti di ogni ordine e grado.

Grazie a un pressing costante di Sinistra Ecologia e Libertà, il risultato di iniziare l’iter è stato portato a casa: a luglio infatti è stato incardinato il provvedimento nella VII commissione. Nel frattempo, tutte le altre forze politiche hanno presentato una loro proposta di legge, sono state fatte le audizioni ed è stato composto un comitato ristretto per tentare di arrivare ad una sintesi delle proposte in campo.

La ministra Giannini non ha mai fatto aperture concrete all’educazione sentimentale nelle scuole, si è ma sempre limitata a dichiarazioni generiche. In ultimo, proprio rispetto alle linee guida del Ministero, si è pronunciata sostenendo che non sarebbe mai stato imposto nelle scuole questo tipo di insegnamento, ma che avrebbero deciso i singoli istituti grazie all’autonomia scolastica.

Ha descritto cioè esattamente la situazione che esisteva già prima della Buona scuola. Infatti io in questi anni, presentando la proposta di legge sull’educazione sentimentale, con la campagna #1oradamore ho monitorato il Paese e trovato un’Italia a doppia velocità. Da una parte dirigenti scolastici illuminati e docenti sensibili che hanno aperto la scuola a esperienze e laboratori utili strumenti contro la violenza sulle donne, l’omofobia, il razzismo e il bullismo, dall’altra parte realtà in cui i ragazzi e le ragazze – gli adolescenti soprattutto – non hanno alcun riferimento nell’istituzione scuola.

E oggi c’è un’aggravante in più: gli istituti che prima, in autonomia, facevano progetti sull’educazione sentimentale, adesso dopo la propaganda inventata sulla teoria del gender hanno difficoltà a riproporre quello schema perché ci sono famiglie terrorizzate dall’indottrinamento dell’omosessualità nella scuola.

Questo governo Renzi senza Renzi non ha nessuna novità se non proprio nella delega all’istruzione. Non c’è più la ministra Giannini, c’è appunto l’ormai ex vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli. Tutt’altra formazione, tutt’altra esperienza, tutt’altra sensibilità. La scuola vive un momento drammatico, sono tante le questioni aperte e da correggere.

Ha bisogno di tanta cura, mancata soprattutto con quest’ultima riforma che tutto è fuorché buona. Tra le cose in sospeso c’è questa. Non siamo all’anno zero ma come dicevo è già iniziato l’iter. Questo significa che, in un paio di mesi, noi potremmo avere la legge approvata.

Mi rivolgo quindi alla nuova ministra all’Istruzione Valeria Fedeli chiedendole di fare con coerenza quello che, da semplice senatrice di maggioranza, ha sempre sostenuto in questi anni: facciamo uscire l’Italia dal Medioevo, riallineiamoci al resto d’Europa, rispettiamo la Convenzione di Istanbul.

Solo noi e la Grecia non abbiamo una forma di educazione alla sessualità, all’affettività nell’ordinamento scolastico. Facciamolo per le nuove generazioni e facciamolo anche per noi donne impegnate in politica. Dimostriamo la “differenza”. Quella che per una volta porta un ministro, e un governo, non a cambiare idea, ma ad andare avanti fino in fondo.

http://www.huffingtonpost.it/celeste-costantino/cara-valeria-non-ci-sono-piu-scuse-introduciamo-leducazione-sentimentale-nelle-scuole_b_13622930.html?utm_hp_ref=italy

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Domani è il Fertility Fake!

Domani alle 10 in Piazza di Spagna per il #FertilityFake

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“Le generazioni che oggi sono invitate a procreare sono anche quelle che a cui l’Italia offre poco lavoro e contratti indecenti, affitti proibitivi, nessuna forma di reddito; sono quelle per cui trovare un posto in un asilo nido pubblico è un’esperienza adrenalinica; quelle che hanno ereditato un territorio devastato dall’inquinamento”. L’iniziativa del Ministero della Salute ha messo in luce l’ipocrisia di un Governo che col sorriso accattivante e una clessidra in mano ci ammonisce a fare figli e a farli presto, ma non costruisce risposte ai problemi veri, anzi strappa via riforma dopo riforma le condizioni necessarie per scegliere se essere genitori. #Siamoinattesa!

 

Oggi l’appuntamento a Piazza di Spagna con una clessidra in mano ed un cuscino su cui scrivere la nostra attesa- per dire al Governo che il tempo è scaduto.

Per tutte le informazioni sulle altre piazze d’Italia https://www.facebook.com/events/181883378910631/

 

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Vania è morta.

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Vania è morta. Ieri prima che venisse raccontata la dinamica, il movente dell’omicidio in tante avevamo già capito. Avevamo capito che si trattava di un tentato femminicidio e che probabilmente il collega in questione era uno dei tanti uomini che non si era rassegnato al no di una donna.

È questo il problema. Alcuni uomini non accettano di essere “abbandonati”, non accettano l’autonomia e l’indipendenza delle donne, non accettano la felicità altrui.

Vania adesso non c’è più. E insieme a lei se ne va un pezzetto anche della nostra felicità. Se ne va insieme alla chiusura dei centri antiviolenza e insieme ai ritardi dell’approvazione della legge sull’introduzione sentimentale a scuola.

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Non si può fare cassa con i fondi per i Centri antiviolenza. Raggi intervenga e corregga la scelta dell’Assessore al Bilancio

MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO CONTRO LA CHIUSURA DEI CENTRI ANTI VIOLENZA

MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO CONTRO LA CHIUSURA DEI CENTRI ANTI VIOLENZA

E’ assurdo che a fronte dell’aumento dei casi di femminicidio a Roma, la seconda città in Italia per numero di casi, le prime mosse della Giunta Raggi siano fare cassa con i fondi per i centri antiviolenza. Una cosa incredibile che penalizza prevalentemente le donne già in difficoltà per la chiusura di alcuni servizi come SosDonnaH24. La Sindaca Raggi intervenga e corregga l’Assessore al Bilancio del Comune.

Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana Celeste Costantino, promotrice della proposta di legge sull’introduzione dell’educazione sentimentale come strumento contro il femminicidio e la violenza di genere, commentando il taglio di 300.000 euro ai centri antiviolenza operato dalla Giunta Raggi.

Roma è la seconda città in Italia per numero di casi e a livello nazionale, nei primi cinque mesi del 2016, ci sono stati 57 femminicidi, di cui 45 in famiglia, contro i 63 dello stesso periodo dello scorso anno, prosegue l’esponente di SI. In questi anni abbiamo assistito al taglio dei fondi, a piani emergenziali e mappature senza criteri dei Centri antiviolenza in tutta Italia da parte del governo nazionale. Ora la scure dell’Assessore Minenna sui fondi per i centri romani. Mi auguro che la Sindaca di Roma Virginia Raggi intervenga immediatamente. Un servizio pubblico come quello svolto dai centri antiviolenza non può essere definanziato per scelte di risparmio. Anzi, conclude Costantino, le risorse non solo vanno reintegrate ma mi auguro che nel prossimo bilancio del Comune di Roma siano aumentate.

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L’educazione sentimentale arriva alla Camera! #1oradamore

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Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l’iter sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.
Siamo davvero all’inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c’è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” – e non soltanto di leggi punitive e securitarie – alla violenza maschile sulle donne, all’omofobia e al bullismo.
In tanti c’avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall’ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L’Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.
Grazie all’associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare. In più, il pericolo – rispetto all’educazione sentimentale – era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.
Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell’omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.
Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull’obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l’associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.
Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all’unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell’articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l’educazione all’affettività – prima si chiamava educazione sessuale – nelle scuole di ogni ordine e grado. L’hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l’hanno assunta anche la Germania, la Francia, l’Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l’Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto.
Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall’adozione del testo base. La nostra legge non è l’unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l’ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.
Chi fa la formazione? C’è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l’approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l’esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l’hanno già assunto.
Quali libri di testo? Anche qui l’elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.
Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l’è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà – piccole e grandi – che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.
Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto. L’associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.
I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell’aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D’Elia, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, l’Huffington Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Minaccioni che hanno firmato l’appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l’hanno portata in scena; l’associazione Carminella e Amore e psiche che l’hanno portata dentro l’Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l’Agedo; le forze dell’ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c’hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.
Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi.
A questo link possiamo ancora firmare la petizione
https://www.change.org/p/educazione-sentimentale-nelle-scuole-1oradamore