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Il mio intervento di oggi in discussione generale sulle Unioni Civili

Cosa faremo noi? Ascolteremo, ci faremo carico della complessità e della deriva che questo provvedimento purtroppo ha già preso e alla fine decideremo. Con una consapevolezza e una considerazione amara però che a prescindere dall’esito che avrà il nostro voto e il risultato finale purtroppo questo Parlamento ha comunque già perso l’occasione più bella. Quella di porre fine a un torto la cui memoria si è persa nel tempo e nello spazio. L’occasione di sentirci pienamente utili e importanti per tanti cittadini e tante cittadine. La commozione di sentire addosso il cambiamento del corso delle cose. Ecco questo ce lo siamo già persi, la festa è già finita, adesso ci rimane un passo. Importante, fondamentale per carità ma privo della bellezza del passaggio storico che questo provvedimento avrebbe meritato.


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Il conflitto d’interessi non è andato via con Berlusconi

Il conflitto di interessi sembra essersene andato via dal Paese insieme al Governo Berlusconi. Cosa falsa, assolutamente falsa e fuorviante.
Ed è grazie a questo atteggiamento che il Partito democratico ha dato vita a questa legge. Consapevole che come al solito basta dire di “aver fatto” per cavarsela.
Hanno preferito cercare accordi con Forza Italia e il M5S piuttosto che con noi.
Strano per chi invoca unità nei passaggi elettorali e parla astrattamente di centrosinistra.
Questa era l’opportunità per dimostrare che su alcuni temi stiamo ancora dalla stessa parte. Dalla parte dei cittadini onesti che chiedono trasparenza, legalità, lealtà nei confronti di un mandato che ci è stato affidato.
Le istituzioni sono fragili, indebolite dai numerosi scandali che le hanno colpite in questi anni. Per non gettarle tra le braccia del populismo e del distruttismo avremmo dovuto fare uno sforzo collettivo.
Fare per una volta la differenza. Dimostrare che la politica quando riflette su se stessa in maniera sana e senza tatticismi può rendere un grande servizio al Paese.
Questo obiettivo non solo non lo portiamo a casa ma lo pagheremo tutti, anche noi che ci siamo opposti a questo impianto.
Perché un Paese disilluso è un Paese che si allontana sempre di più dalla politica e dalle istituzioni e questo non fa bene a nessuno.
Pochi strumenti rimangono in piedi per invocare partecipazione e qualità della democrazia ed è a quelli che Sinistra italiana si aggrapperà nei prossimi mesi.
Uno su tutti il referendum sulla riforma costituzionale. Di tante cose il Governo Renzi ha privato la Sinistra in questi due anni, di uno però non ci priverà mai: la possibilità di difendere il diritto ad una rappresentanza giusta.
C’è stato un tempo in cui le piazze si riempivano per molto meno. Ci possono macchiettizzare e ridicolizzare. Ma non potranno voltarsi sempre dall’altra parte davanti al disagio e alla povertà che sta logorando tante cittadine e cittadini.
Quando si decideranno ad alzare lo sguardo e lì che ci troveranno e chissà se a quel punto avranno riacquistato la lucidità di riconoscerci.

A questo link l’intervento integrale in Aula https://www.youtube.com/watch?v=CKsxJ4DCYgo

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Il mio intervento per il riequilibrio della rappresentanza di genere nei Consigli regionali

Se non in materia elettorale altre volte questo Parlamento si è ritrovato a discutere di quote, di parità di genere e di norme antidiscriminatorie. Perché purtroppo in ogni settore riscontriamo deficit importanti di protagonismo femminile. E puntualmente quando si apre questo dibattito ci sono donne, e uomini, che ti spiegano che non vogliono essere ridotte ad una quota o ad una riserva indiana, come se ci fosse qualcuna al mondo a cui potesse fare piacere definirsi così e non invece vedersi valorizzata e riconosciuta per il proprio lavoro. Quello che si omette di dire all’interno di questa litania banale e superficiale è che se le cose fossero così lineari non avremmo i dati che purtroppo nel nostro Paese si registrano. O si teorizza un’inferiorità scientifica delle donne oppure bisogna ammettere che ci sono degli ostacoli messi in campo dall’altro sesso che non permettono l’accesso ad alcuni ambienti e ad alcuni ruoli. Com’è possibile che donne si laureano di più, in minor tempo e con risultati migliori degli uomini e sono così ridimensionate in qualsiasi ambito lavorativo? Nessuna di noi penso voglia sentirsi garantita da una norma ma è innegabile almeno per quei partiti che la norma antidiscriminatoria ce l’hanno nei propri statuti che se non ci fosse stata molte delle deputate presenti oggi in questo Parlamento non sarebbero state elette. Certo poi c’è chi uno statuto neanche ce l’ha e vanta una presenza femminile altrettanto numerosa ma le scelte di un capo possono andare in varie direzioni, in questa legislatura è andata bene ma non penso che questo metodo possa essere preso a modello per il Paese.

Insomma tutto questo per dire che non fa piacere votare questa legge, non fa piacere registrare questa fotografia del Paese e dover prendere tali provvedimenti per sbloccare la questione della rappresentanza. Avremmo preferito che in questi anni si fossero fatte leggi per parificare i salari, avremmo preferito un investimento forte sul welfare invece di continuare a demandare alle donne tutto il lavoro di cura di anziani e bambini, avremmo preferito politiche di conciliazione e più asili nido invece di bonus bebé. In poche parole avremmo voluto che la partecipazione alla politica avvenisse attraverso tutto questo piuttosto che attraverso norme che obbligano a tenerci nella giusta considerazione. Ma tutto questo non è stato fatto e a quanto pare non si ha neanche in testa di farlo. Allora Sinistra italiana vota favorevolmente a qualcosa che si rende necessario ma che speriamo che le nostre figlie non debbano dover utilizzare. Perché per noi oggi più che mai davanti a ministre che vogliono farsi chiamare ministri più che la politica di parità avremmo voluto contrapporre la politica della differenza.

A questo link il video integrale del mio intervento:

https://www.youtube.com/watch?v=VlfaqLFp7GQ

 

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Passa alla Camera la riforma al Codice Antimafia. Con qualche limite, ma la aspettavamo da tempo.

imageLa mafia non è un destino inevitabile, non è qualcosa con cui bisogna convivere. Nel corso del tempo, tanto si è prodotto in termini di contrasto al fenomeno. Per opera della magistratura e delle forze dell’ordine, per opera della politica e della società civile. A tal punto che presuntuosamente in alcune fasi ci si è permessi il lusso di abbassare la guardia e di credere che si potesse vivere di rendita.[Read more]

La dichiarazione di voto finale a nome del gruppo Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia e Libertà al provvedimento di riforma del Codice Antimafia, in materia di tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla mafia

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Il nostro sì allo Ius Soli

18 Ius SoliLa cittadinanza è un riconoscimento importante. Si collega ad un insieme di diritti e di meccanismi di approvazione che in alcuni casi rappresentano una vera e propria legittimazione dell’esistenza. Indica l’appartenenza ad una comunità e con essa ad alcune condizioni irrinunciabili: in primis l’uguaglianza rispetto agli altri membri della società e insieme i doveri a cui l’individuo deve adempiere.

La domanda che ci viene fatta è: abbiamo bisogno di nuovi italiani? La risposta è sì. Per vari motivi.

La cittadinanza è uno dei temi, connesso al fenomeno strutturale delle migrazioni, più dibattuto in questi anni. In Europa non esiste una legislazione univoca, tutti i Paesi, anche quelli più aperti all’accoglienza, non contemplano uno ius soli puro: per questo diritto dobbiamo guardare agli Stati Uniti d’America, unico Paese del mondo ad avere questo genere di legislazione, proprio lì Papa Francesco nelle settimane scorse, ha potuto affermare «Sono figlio di una famiglia di emigranti, e sono lieto di essere ospite di una nazione che, in gran parte, fu edificata da famiglie simili».

E invece i migranti in Italia sono sempre considerati in negativo un tema di campagna elettorale – soprattutto dopo i tragici eventi di terrorismo internazionale – vengono utilizzati da partiti populisti per gettare benzina sul fuoco della xenofobia e creare logiche sempre più securitarie.

In Italia vige una legge sulla cittadinanza tra le più restrittive. La legge n.91 del 1992 è stata votata quando in Italia nascevano da genitori stranieri solo 5.750 bambini, quasi l’1% delle nascite totali. Venti anni dopo il 1992, quando iniziava la campagna “L’Italia sono anch’io”, promossa da 23 associazioni e movimenti nascevano nel nostro paese più di 78mila bambini, pari al 15% delle nascita totali: 1 bambino su 6.

Freddi numeri, certo. Ma che danno un quadro di quanto sia fuori dal tempo una legge che oggi, a più di 20 anni di distanza, mostra tutti i suoi limiti. E che tende a far nascere “stranieri” ragazzi e ragazze italianissimi, cresciuti nel nostro Paese, e che spesso parlano meglio di noi anche il dialetto. Non siamo in presenza di seconde generazioni, ma addirittura di terze.

Ad inizio legislatura abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre lo ius soli. Anche Renzi ne parlava andava in giro per l’Italia nella sua campagna per le primarie del Pd. Faceva vedere una slide strappalacrime con Balotelli e un estratto di “La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino.

Tutti ne parlavamo ma come è stato affrontato oggi quel dibattito? A livello legislativo lo vedremo tra un po’, a livello culturale abbiamo assistito solo ad una regressione senza precedenti. La Lega, l’ Ncd, i Fratelli d’Italia, i Casapound, tutti figli di quella sub-cultura intollerante e razzista hanno allargato a macchia d’olio il loro consenso, aiutati anche da un Movimento 5 stelle che sul tema dei migranti e dei diritti di cittadinanza non ha mai preso una posizione chiara (parlo dei parlamentari e non di Grillo, che una posizione chiara l’ha presa molte volte, dimostrandosi più xenofobo di leghisti di lungo corso).

Il M5S è il grande assente di questo provvedimento, loro che parlano e sbraitano sempre su tutto, sulla cittadinanza non hanno avuto una parola, non hanno depositato un emendamento, non hanno discusso nulla. Altro che cittadini come vecchi politicanti per paura di scontentare parte del loro elettorato se ne sono stati buoni buoni, zitti zitti ad aspettare che altri facessero per loro, o in un verso o nell’altro. L’hanno imparata bene la lezione.

Ma andiamo al dunque. Dopo più di dieci anni di discussioni e dibattiti oggi siamo qui, a quella che noi consideriamo una necessità non più procrastinabile ma nello stesso tempo l’ennesima occasione mancata.

Il testo arrivato in commissione è stato un compromesso al ribasso con il partitino di Angelino Alfano, sono stati cancellati dal testo tutti i riferimenti alla cittadinanza che riguardano gli adulti. Conservata solo la parte più soft riguardante i diritti dei minori.

Purtroppo le 200mila firme raccolte da “L’Italia sono anch’io” non sono state ascoltate. Chiedevano esattamente una legge che riguardava anche e soprattutto gli adulti: una legge più snella, semplice e collegata ad una realtà profondamente cambiata in questi anni. Doveva consentire il diritto di voto amministrativo a chi era residente regolarmente da almeno 5 anni. E così non è stato, come anche sui minori discutibili sono state altre scelte operate in corso d’opera.

Un bambino nato in Italia potrà ottenere la cittadinanza italiana solo se almeno uno dei genitori possiede la carta di soggiorno UE di lungo periodo che come sappiamo per l’ottenimento necessita di requisiti severi che rispettino determinati standard linguistici, abitativi e reddituali. Dispiace perché a nostro avviso questa norma determinerà discriminazioni fra minori. Non si sarebbe dovuto perdere di vista chi è il soggetto di questa legge, cioè i bambini, non i loro genitori. Lo ius soli, che sia puro o temperato, deve parlare di loro. Legare la loro condizione a quella dei loro genitori in maniera così restrittiva significa svuotare in parte il segno e il senso di questo provvedimento.

Altra nota stonata è stata la scelta sulle norme transitorie. E anche qui la decisione presa non è altro che il frutto avvelenato di un’alleanza di Governo che non funziona che puntualmente in tema di diritti fa venire fuori in maniera netta le contraddizioni. Questa legge deve avere una funzione retroattiva cioè deve poter essere utilizzata anche da chi ha già concluso un ciclo di studi nel nostro Paese ed ha quindi ottemperato allo Ius Culturae.

Che cosa ci dice il Ministro dell’Interno Alfano? Che questi ragazzi per usufruire della legge, devono fare richiesta di cittadinanza e devono aspettare udite udite 6 mesi affinché il Ministero possa verificare che a loro carico non ci sia già un diniego dovuto a problemi di sicurezza nazionale.

Allora ricapitoliamo: un potenziale terrorista chiede anni fa la cittadinanza nel nostro Paese, gli viene negata in quanto soggetto pericoloso, nel momento in cui viene approvata questa legge lo stesso soggetto pericoloso ripresenta la domanda, a quel punto il Ministero dell’Interno ci dice che ha bisogno di 6 mesi per ri-verificare se è un soggetto pericoloso oppure no.

Direi che è abbastanza surreale. Perché sia chiaro, l’operazione politica si capisce. E’ quella di rallentare, creare ostacoli, non darla vinta ai propri alleati e va bene ma vi sembra possibile che per fare tutto questo il Ministro Alfano utilizzi come scusa la propria incapacità? Per rilasciare un permesso di soggiorno di lungo periodo in cui è compresa la verifica della pericolosità il Ministero ci impiega 90 giorni, per un uomo o una donna che dovrebbero già essere stati segnalati ci impiega 6 mesi. Non c’è che dire siamo proprio in ottime mani. Altro che giubileo, altro che Marino.

Mi avvio a concludere Presidente, dicendo che è stato un peccato, se non fosse stato per queste assurdità, avremmo potuto fare bene, senz’altro avremmo potuto fare meglio.

Avere un primato in Europa, dare fino in fondo il segnale di piena civiltà e di visione delle trasformazioni sociali. Lo abbiamo fatto in parte e in questa porzione però non ci sfugge e lo voglio sottolineare non ci sta la teoria, l’ideologia ma ci sta la carne viva delle persone.

Ci sta Zhanxing Zhu, una ragazza di 23 anni, in Italia dalla Cina all’età di 10 anni. Che ci ha detto ironicamente: “Straniero a chi? Io sono un’italiana col permesso di soggiorno”.

Lei insieme ad altri si è messa al servizio di un percorso di attivismo sociale e politico, con la Rete G2, il primo network di figli d’immigrati in Italia, che da tempo chiede una legge sulla cittadinanza italiana più attenta alle caratteristiche delle seconde generazioni.

Ecco e concludo davvero Presidente, per lei e per i tanti come lei, oggi è comunque una giornata importante e una porta che si apre. Sinistra ecologia e libertà voterà a favore perché con tutti i limiti di questa formulazione finale, la nostra posizione è stata sempre molto chiara. Noi non siamo stati in silenzio, abbiamo contribuito attivamente per migliorare questo testo e in tanti passaggi ci siamo riusciti, avendo in testa un solo obiettivo offrire diritti in più senza nessun dubbio, nessuna confusione, nessuna ambiguità.

Tra un avanzamento e la barbarie, noi scegliamo un avanzamento. Le astensioni le lasciamo ai giochetti politicisti e ai bluff mediatici. Abbiamo dalla nostra la libertà e la cultura politica se oggi c’è un riconoscimento in più per quei ragazzi il merito è anche nostro, il merito è anche di Sinistra ecologia e libertà.

 

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Italicum, Renzi vuole la costruzione di una corte più che di un Parlamento

Viviamo in tempi volubili, in un’epoca veloce e facilmente influenzabile dai cambiamenti che avvengono, siano essi veri o presunti. Quello che fino a ieri sembrava indispensabile per il senso comune oggi non lo è più. Come la discussione intorno al Porcellum, la legge elettorale per la quale sono stata spesso indicata in questi due anni come “nominata” e non come eletta in Parlamento.

Dopo le ultime elezioni sui giornali non mancava articolo che si scagliasse contro questa ignobile legge. Quando chiedevo ai cittadini quali fossero le priorità per il Governo in carica, in alcuni casi in maniera anche surreale e grottesca, non mi rispondevano la “scuola” o “l’assistenza sanitaria” ma il “lavoro” e la “legge elettorale”. Intanto un pezzo di politica e di opinione pubblica ci spiegava che era uno scandalo non poter eleggere i propri rappresentanti. Di lì a poco la sentenza della Corte Costituzionale reputava illegittimo il premio di maggioranza dato alla coalizione vincente. Accade così che anch’io, da sempre restia alle preferenze, perché provengo da una regione che ha conosciuto prima di altre il voto di scambio elettorale politico-elettorale, in controtendenza al mio stesso partito, presi atto di una volontà popolare forte quasi ossessiva nei confronti di questo tema.

Mi sono messa a disposizione di un processo di cambiamento. Ma proprio quando questo processo così atteso è iniziato ho scoperto che era già passato: con l’arrivo di Matteo Renzi, premier non eletto ma nominato, le parole d’ordine sono diventate altre. La legge elettorale si è trasformata in provvedimento per la pancia della politica. Da fare a tutti i costi, anche misconoscendo i temi che la propaganda renziana proponeva.

Questa legge elettorale oggi non è più lo strumento che – insieme alla revisione della Costituzione – serve a migliorare la qualità della democrazia del nostro Paese. Nella migliore delle interpretazioni rappresenta il falso mito della governabilità; nella peggiore una prova muscolare degna dei paesi occidentali culturalmente più arretrati.

Propone un modello semplicemente provinciale (quella del “sindaco d’Italia”) con un doppio turno nazionale che non consente apparentamenti o coalizioni. Accentra i poteri nel leader di un solo partito e, parallelamente, frammenta il sistema politico, determinando una modifica profonda nel sistema istituzionale italiano e sancendo un presidenzialismo di fatto però senza i contro poteri che solitamente sono previsti ad esempio in Francia o negli Stati Uniti.

Con l’Italicum rischiamo di avere una Camera largamente asservita al Premier grazie ai capilista bloccati e a liste predisposte senza obbligo di meccanismi di selezione partecipata previsti per legge. Praticamente si sancisce quello che si sta già verificando: la costruzione di una corte più che di un Parlamento.

In questo modo la sentenza e le motivazioni della Corte costituzionale sul Porcellum sono andate a farsi benedire. Il confronto democratico si è trasformato in “logorante discussione” e l’opposizione e le minoranze sono diventate zavorra da eliminare, da silenziare. Nel Pd i parlamentari dissidenti sono stati sostituiti mentre per le opposizioni si è sancito l’innocuo attraverso la soglia del 3%.

Renzi sta tarando una legge elettorale a sua immagine e somiglianza, senza pensare al futuro, senza pensare a nessuna conseguenza delle sue azioni. Anche l’eventuale ricorso alla fiducia sull’Italicum rientra in questa ubriacatura. Solo che i postumi di questa sbronza li pagheranno tutte le cittadine e i cittadini.

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“Sdisonorate. Le donne e le mafie”, il nuovo dossier collettivo dell’associazione daSud

#‎Sdisonorate – Le donne e le mafie” è il nuovo lavoro collettivo curato dall’Associazione daSud che racconta le storie inedite sia delle «donne contro» che di quelle che si sono fatte strada nei clan, dentro strutture maschili difficili da scalare.

Su Radio 27esimaora del Corriere della Sera potete ascoltare la mia intervista e leggere, insieme ad alcuni racconti, un’anticipazione della prefazione al dossier. #‎daSud

> L’articolo + intervista su La27Ora

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Human factor. Per riaprire un dibattito nella sinistra di questo Paese

invitoDal 23 al 25 gennaio si terrà HUMAN FACTOR, la tre giorni di Sinistra Ecologia e Libertà che si svolgerà presso la Permanente di Milano.

A qualche giorno dalle dimissioni del Presidente della Repubblica e dalla sua rielezione, in un contesto politico ed economico internazionale sempre più complesso, sarà l’occasione per riaprire un dibattito nella sinistra di questo Paese, una sinistra che non può limitarsi a testimoniare la sua opposizione allo smantellamento del welfare, alle guerre di religione, ai razzismi e alle intolleranze senza essere capace di entrare nel merito delle complessità per proporre un’alternativa concreta e consapevole.

Molti sono i laboratori tematici che offrirà Human Factor e spaziano dalla questione di genere alla politica estera, dai diritti civili a quelli del lavoro e allo studio, dall’antimafia alle politiche industriali, dall’ambiente ai beni culturali, con esperti, professionisti e rappresentanti di buone pratiche in tutta Italia. Io coordinerò il laboratorio sull’Educazione Sentimentale, dove parleremo della mia proposta di legge e di bullismo, femminicidio e discriminazioni con Monica Pasquino (Blogger e saggista, pres. S.co.s.s.e.), Stefania Girelli (L’Ombelico), Francesca Pardi (Lo Stampatello); quello su Spettacolo dal vivo e sulla Siae con Manuel Agnelli (Afterhours), Tommaso Sacchi (Più Musica Live), Carlo Testini (Arci), Francesco Carlucci (KeepOn), Luca Gibillini (Consigliere comunale Sel), e sarò ospite del tavolo dedicato alle buone pratiche dell’antimafia, con Danilo Chirico (Associazione daSud), Ludovica Ioppolo (Act) Peppe De Cristofaro (Senatore Sel); Celeste Costantino (Deputata Sel); Mario Portanova (giornalista); Manuela Mareso (Direttrice Narcomafie), Davide Mattiello (Deputato Pd).

Vi invito perciò a partecipare numerose e numerosi, iscrivendovi direttamente sul sito di human factor al link
www.humanfactorlab.it/programma/sabato-24-proporre e ad arricchire la discussione prima dell’inizio dei lavori su www.humanfactorlab.it.
Vi aspetto e buon lavoro a tutte/i noi.

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Celeste Costantino su voto di fiducia a #DLviolenzastadi e protezione internazionale

Questo Governo si è caratterizzato – come abbiamo detto più volte – per le continue decretazioni d’urgenza e le conseguenti fiducie. Dico conseguenti perché ormai in maniera sistematica questo esecutivo ripropone sempre lo stesso schema: costruisce pacchetti di provvedimenti con dentro le cose più diverse, priva della discussione il Parlamento, non permette di agire gli strumenti per modificare i decreti e in nome di una finta urgenza annienta o tenta di annientare il senso che per molti di noi che stanno qui, ha ancora il fare politica.

Questa volta è il turno della violenza negli stadi e della protezione internazionale d’altronde come non vedere lo imstretto legame che intercorre tra un tifoso violento e un richiedente asilo. Eh già siamo veramente dei folli a non cogliere le numerose analogie fra questi due soggetti. Ma si sa noi della sinistra arretrata e ideologica ci attacchiamo a tutto, ce lo diceva anche qualcun’altro speriamo di non sentire utilizzate su di noi altre categorie di berlusconiana memoria come per esempio “l’odio”.

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Oggi in Consiglio d’Europa è stato votato a maggioranza il sì alla risoluzione proposta da José Mendes Bota (Portogallo, Ppe) sulla prostituzione, tratta e schiavitù moderna. Una risoluzione che rappresenta un passo indietro e che non costituirà un vincolo per i paesi membri perché l’assemblea parlamentare ha un potere di raccomandazione sugli stati. Capisco lo sforzo fatto durante la redazione della risoluzione ma considero sbagliato l’avvicinamento al modello svedese e quindi alla criminalizzazione della prostituzione. Lo sguardo adottato è troppo schiacciato su un approccio rivolto solo a tratta e sfruttamento, non considerando affatto la prostituzione come un tema decisamente più complesso, che coinvolge molteplici attori.

Finora in Europa si sono delineati due grandi modelli. Il sistema adottato dalla Svezia che, dichiarando di voler proteggere chi si prostituisce, punisce i clienti. L’altro modello è quello usato in Olanda, Germania e Svizzera, che stabilisce regole e garantisce diritti per chi lavora nel mercato del sesso. Il modello svedese, a cui con questa risoluzione ci avviciniamo, viene criticato fortemente dai movimenti delle/dei sex workers perché in realtà fa aumentare la vulnerabilità delle prostitute e non provoca per niente la contrazione dell’industria. L’effetto più evidente è la criminalizzazione del fenomeno: aumento della violenza, degli abusi, dell’incidenza di Hiv/Aids e malattie sessualmente trasmissibili e peggioramento delle condizioni di lavoro delle sex workers. Il secondo modello, da cui prende le distanze nella risoluzione Bota, presenta pure dei grossi limiti, il più grande dei quali è che in molti casi le sex workers, che non hanno la cittadinanza europea, sono obbligate a lavorare nel sommerso perché non possiedono un permesso di soggiorno.

Questa risoluzione rappresentava una occasione (sprecata, ahimè) per creare una terza via per affrontare il tema della prostituzione, magari guardando ad un’esperienza che viene poco presa in considerazione, ovvero quella della Nuova Zelanda. Finora è stato l’unico Paese a seguire un principio “banale” ma rivoluzionario secondo cui è impossibile difendere le persone che si prostituiscono senza una loro diretta partecipazione alle decisioni. Nel sistema neozelandese le risorse pubbliche sono utilizzate per sostenere attivamente delle iniziative di mediazione del conflitto, prevenzione e cura sanitaria, lotta allo sfruttamento, violenza e prostituzione forzata e minorile.

Credo che nessuna discussione politica sulla prostituzione possa prescindere dal problema di come contrastare i fenomeni di tratta e sfruttamento. A questo proposito segnalo una normativa italiana che è discussa come buona pratica in tutto il mondo. Il modello italiano fa i conti con la realtà dei progetti migratori delle vittime di tratta, che vorrebbero restare: la sua originalità sta nel fatto che le vittime, anche senza denunciare gli sfruttatori, possono ottenere un permesso di soggiorno per protezione sociale convertibile in permesso di lavoro, o di studio. Inoltre sono sostenute nella ricerca del lavoro e inserite in un percorso di migrazione legale. Questa struttura normativa potrebbe essere adottata nel panorama europeo: è un modo efficace per proteggere le vittime e per condurre una vera lotta alle mafie, cioè contro coloro che davvero detengono lo sfruttamento mondiale delle donne. Il Parlamento europeo si è dotato di una commissione antimafia, perché il Consiglio d’Europa non apre anch’esso un focus? Il contrasto finora proposto in sede europea agisce sempre e solo sugli ultimi anelli della catena della prostituzione e non sul sistema criminale che detiene il potere.

 

SELnowar-cop

L’ostruzionismo pacifico e pacifista del gruppo parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà durante la discussione in aula del decreto per il rifinanziamento delle missioni militari internazionali. Il racconto attraverso i social media dei nostri interventi in aula.

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