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Grazie al #Jobsact sono aumentate sia la precarietà che le diseguaglianze tra Nord e Sud

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Finisce agosto e riapre ufficialmente il dipartimento propaganda del Governo. Ieri i dati Istat sono stati comunicati alla maniera di Renzi: trasformati in videomessaggi e slide che vogliono dimostrare le capacità taumaturgiche del #jobsact. In crescita Pil, numero occupati e il grande effetto traino degli ultracinquantenni dicono dall’Esecutivo.

Ad una analisi più profonda invece siamo davanti alla cristallizzazione delle diseguaglianze di questo Paese: a livello territoriale il tasso di disoccupazione tra Sud (20,2%) e Nord (7,9%) dimostra come l’Italia sia davvero lontana dalla “crescita” tanto sbandierata.

I tanto rivendicati posti di lavoro non corrispondono a nuova occupazione ma alla trasformazione dei vecchi contratti precari in fiammanti contratti a tutele crescenti (quelli senza art. 18 per intenderci, diritto sgradito alle aziende care a Renzi). Chi ci guadagna? Ovviamente solo le imprese, forti di nuovi sussidi e sgravi, mentre il #jobsact produce lavoro dipendente scadente e ancora più ricattabile.

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C’è chi continua a chiamarla emergenza migranti, anche in queste ore.

C’è chi continua a chiamarla emergenza migranti, anche in queste ore. Ore in cui nel naufragio al largo della Libia potrebbero essere morti duecento uomini e donne, in fuga da guerre, prevaricazioni, torture. Ore in cui, tra i migranti che lavorano in Italia, si registra la terza morte nelle campagne: un uomo tunisino dopo otto ore di fatica è crollato a terra nelle vigne di Polignano. Viveva da anni a Fasano con moglie e quattro figli. Si cerca ancora di capire se lavorava in nero o con regolare contratto.

L’Europa non dimostra nemmeno un briciolo di umanità, nascosta dietro le mura della sua fortezza. Nessuno ascolta il nostro appello per l’apertura dei corridoi umanitari, né sulla trasparenza e tracciabilità dei prodotti ortofrutticoli, spesso provenienti da sfruttamento nei campi. Sono facce della stessa medaglia. E non possiamo non pensarci quando anche stasera vedremo l’uva sulle nostre tavole dopo cena. #filierasporca

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Il Sud Italia è più povero della Grecia. Renzi come risponde ai dati dello #Svimez? Semplicemente chiedendo di smetterla con i piagnistei

Al Sud nessuno piange, anche davanti ad un crollo economico, sociale, occupazionale, demografico senza precedenti. C’è però sicuramente chi ride: le mafie che investono senz’altro molto di più al Nord ma che continuano a controllare i territori con piccole grandi elemosine. Senza lavoro e servizi, riempiono gli spazi con i loro favori creando un ormai debole welfare parallelo per i cittadini.

Oltre ad investimenti mirati servirebbe immediatamente il reddito minimo garantito, anche in funzione antimafia per uscire dal bisogno e dal ricatto della povertà. Ma questo Governo continua, colpevolmente, a considerarlo come un provvedimento assistenzialista. Valutazione sbagliatissima, in un’Europa in cui solo noi e la Grecia, guarda caso, non abbiamo questo essenziale strumento di welfare.

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Ecco perché il Governo Renzi è nemico delle donne. #Jobsact

Oggi su Il Garantista spiego perché il Governo Renzi è nemico delle donne. Dai 42mila posti di lavoro persi in un solo mese alla totale mancanza di una strategia trasversale per eliminare disparità e discriminazioni. L’occupazione femminile e le pari opportunità non si ottengono pensando alle forme contrattuali più utili alle aziende che hanno dettato il #‎jobsact. Serve ciò che manca da troppo tempo: un approccio strutturale che si occupi di tutti i settori in cui di fatto le donne non godono degli stessi diritti degli uomini.RASSEGNA SEL 1 APRILE-27

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Migranti e ghetto economy. 26 marzo ore 20.30 al Teatro Centrale Preneste

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L’orrore dietro l’etichetta del supermercato. Filiera del cibo e nuove schiavitù nel lavoro: l’Italia nell’anno di Expo.

Il primo degli eventi dell’Associazione daSud verso Restart, la festa dei 10 anni: giovedì 26 marzo alle ore 20,30 al Teatro Centrale Preneste (via Alberto da Giussano, 58).
Serata organizzata con l’Associazione Terra! Onlus.
Una discussione a partire dal libro “Ghetto Economy” di Antonello Mangano (Terrelibere.org)

Partecipano con l’autore
ANTONELLO MANGANO
Autore del libro “Ghetto Economy” – Terrelibere

FABIO CICONTE
Presidente Terra! Onlus

CORRADO FORMIGLI
Giornalista, presentatore Piazzapulita

ROBERTO IOVINO
Osservatorio Placido Rizzotto/Flai Cgil

CARMEN VOGANI
Associazione daSud

CELESTE COSTANTINO
Deputata Sel

Incursioni artistiche
ALESSANDRO PIERAVANTI
de “IL MURO DEL CANTO”

Ingresso libero con prenotazione a giuseppenobile@dasud.it

IL LIBRO
Un viaggio dai banconi dei supermercati al fango dei campi. Dove incontreremo sfruttamento lavorativo e sessuale. Caporali e crudeltà. Violenza e truffe. Ma anche multinazionali e ricchi imprenditori. “Ghetto economy” racconta quello che si nasconde dietro l’etichetta.
Il libro è disponibile come eBook nei formati Pdf, ePub, mobi. Per la serata sarà prodotta una edizione speciale in formato cartaceo.

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Mafia Capitale dei silenzi, clan cresciuti all’ombra del negazionismo

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La mafia a Roma non esiste. Meglio parlare di “lotta tra piccole bande per il territorio“, diceva il prefetto Pecoraro. “Sono titoli diffamatori” diceva l’ex sindaco Alemanno, mentre al Sunday Times nel 2008, dichiarava la sua priorità del suo mandato: “Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione“. Fino a ieri si è parlato di scontri tra gang, di casi isolati, di “rischio infiltrazioni” o di “emergenza criminalità” quando nel 2011 si faceva la conta dei morti ammazzati nelle strade della Capitale. Ovviamente era la “mala” e non la mafia.

Moltissimi sono caduti nella trappola del negazionismo. Ogni volta che gli enti locali hanno sottovalutato, ogni volta che i politici hanno fatto finta di non vedere, ogni volta che società civile e media hanno abbassato la guardia. Le mafie intanto si sono impadronite di una città. Un porto di clan, che fa gola a troppi, in cui c’è spazio per tutti.

Da ieri in questa città è cambiato tutto. Ed è servito, come al solito, un terremoto politico-giudiziario per reinterpretare il reiterato negazionismo e gli ultimi anni di vita istituzionale della città. La maxi-inchiesta “Mondo di mezzo” della procura coordinata da Giuseppe Pignatone è solo all’inizio, ma il quadro inquietante che emerge non lascia spazio ad interpretazioni: Roma da tempo è teatro di un sodalizio mafioso che, trasversalmente, mette insieme uomini d’onore, pezzi corrotti delle istituzioni e della politica,​ manager e esponenti della destra neofascista​. Uno scenario che allarma perché descrive un vero e proprio sistema di ​salde alleanze nel tessuto imprenditoriale, istituzionale e politico della città. Eppure sono stati molti i segnali inascoltati dalle istituzioni in questi anni, che abbiamo denunciato dentro e fuori il Parlamento, grazie al lavoro di inchiesta dell’associazione antimafie daSud, di cui faccio parte. Bastava mettere in fila i fatti di cronaca e ricostruire gli affari e le collusioni delle mafie nella Capitale. Dossier che abbiamo consegnato nelle mani delle istituzioni: dal focus #Romacittàdimafie all’ebook “Roma tagliata male” sul rapporto tra droga e mafie in città, dai racconti delle periferie romane a “Mammamafia” sul welfare parallelo della criminalità organizzata.

“Mondo di mezzo” è destinata a segnare nelle prossime settimane la vita politica e istituzionale di Roma. Quello che fa davvero paura di questa organizzazione è la trasversalità, perché coinvolge allo stesso modo referenti politici di destra e di sinistra. Nelle 1200 pagine di ordinanza spiccano i nomi di rappresentanti istituzionali del Pdl, del tifo organizzato e della destra eversiva, mescolati con la nuova classe dirigente degli under 40 del Partito democratico romano ed esponenti del terzo settore.

La “mafia capitale”, ribattezzata così dalla procura di Roma, è una robusta e poliedrica holding. Non è l’unica attiva nella Capitale ma è sicuramente quella che che ha potuto contare su figure apicali dell’amministrazione capitolina dal 2008 al 2013 e delle partecipate pubbliche come l’Ente Eur e l’Ama. Il sistema Carminati, come una grande azienda diversifica i suoi settori e i suoi affarti, puntando sui nuovi business come l’accoglienza degli immigrati e la gestione dei campi nomadi. Lo suggeriscono gli arresti di Luca Odevaine che, appartenente al tavolo di Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale e al contempo esperto del presidente del cda per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza” (ente che soprintende alla gestione del C.A.R.A. di Mineo), ha orientato le scelte del tavolo per l’assegnazione dei fondi a strutture del terzo settore gestite da uomini dell’organizzazione. E quello di Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno”, che durante una intercettazione domanda al suo interlocutore: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Sta qui il salto di livello delle mafie che denunciamo da anni: rendere oro colato anche i servizi del terzo settore. Il business dell’accoglienza è da sempre un piatto troppo ghiotto per le mafie, su cui costruiscono welfare e consenso: la gestione dei flussi dei migranti, la creazione ad arte delle emergenze, l’assegnazione degli appalti e il pullulare di nuovi centri per migranti. Mafia capitale riesce a deviare l’assegnazione di fondi pubblici per rifinanziare la gestione dei campi nomadi, la pulizia delle aree verdi, le risorse per i Minori proveniente dall’emergenza Nord Africa, i fondi per le strutture riservate agli stranieri richiedenti asilo e ai minori non accompagnati. Tutti settori in cui operano le società cooperative di Salvatore Buzzi. Non era strano che la cooperativa 29 giugno vincesse sistematicamente qualsiasi bando? Nessuno a livello istituzionale si è fatto carico delle denunce che arrivavano dal giornalismo e dal terzo settore romano. Anche in questo caso si è aspettato che arrivasse prima la magistratura. Un atteggiamento scientifico che nasconde anche la complicità silente di altri pezzi che sicuramente saranno coinvolti nel prosieguo dell’inchiesta “Mondo di mezzo”. Intanto oggi chi si occuperà dei lavoratori e delle lavoratrici delle cooperative sociali coinvolte? Non è possibile che la politica non dia una risposta a questa domanda.

La magistratura ha fatto e sta facendo la sua parte, ma sta alla politica, alle istituzioni, ai cittadini fare la propria. Oggi l’urgenza è quella di approfondire il welfare parallelo delle mafie, che si vede ad occhio nudo a nelle città italiane. La lista dei servizi che offrono i clan è infinita e sta dentro un sistema economico molto efficiente che cavalca e alimenta allo stesso tempo la crisi: disoccupati, dirigenti, imprenditori, professionisti, avvocati, politici; tutti in fila, come negli uffici di collocamento. La merce barattata sono diritti, scambiati per favori personali da ripagare ai clan. Una riflessione che bisogna sganciare dalla geografia e dagli stereotipi (il Sud povero vs il Nord ricco), perché si gioca esclusivamente sul piano della politica: tutte le volte che lo Stato e le istituzioni fanno un passo indietro o lasciano degli spazi vuoti, le mafie avanzano, colmano e creano consenso sociale.

Grazie a “Mondo di mezzo” e all’intelligenza investigativa del procuratore Giuseppe Pignatone, dell’aggiunto Michele Prestipino e dei pm della Dda Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, da oggi possiamo lasciarci alle spalle le “infiltrazioni” e i “romanzi criminali”. Ma è assurdo che siano passati ben 23 anni dalla prima denuncia di Gerardo Chiaromonte in commissione antimafia, quando raccontava che le organizzazioni criminali disponevano già nel 1991 una “imponente liquidità” e la capacità di “penetrare nel mondo economico modificandone i vecchi assetti”.

via Huffington Post

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#Terrepubbliche, una grande vittoria della buona politica. Il Governo prenda esempio da Roma e non metta all’asta il patrimonio agricolo

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Oggi a Roma è il giorno di una grande vittoria della buona politica. Il Comune ha infatti assegnato delle aree agricole e immobili rurali di sua proprietà e in disuso ai giovani agricoltori. Una promessa mantenuta dal sindaco Ignazio Marino, dal vicesindaco Luigi Nieri e dall’assessora all’Ambiente Estella Marino.

Una giornata importante costruita dal basso e che arriva dopo tre anni di lotte e raccolte di firme da parte di cooperative e associazioni con l’obiettivo di costruire percorsi virtuosi per l’ambiente e il lavoro e di scongiurare ogni tentativo di speculazione edilizia su uno straordinario patrimonio di Roma come l’agro romano. Su terreni pubblici fioriranno progetti virtuosi che creeranno occupazione, salvaguarderanno e tuteleranno il territorio, forniranno cibo di prossimità e di qualità, creeranno nuovi spazi per la cittadinanza.

Una delle aree messe a bando dal Comune, Borghetto San Carlo in via Cassia (22 ettari, un casale del 1900 abbandonato che il costruttore Mezzaroma dovrà ristrutturare) è stata assegnata alla Cooperativa Coraggio, bellissima esperienza di giovani agricoltori della città.

Quella dell’assegnazione delle terre pubbliche è la direzione giusta per valorizzare lavoro e territorio e siamo soddisfatti che il comune voglia proseguirla con determinazione, ma è esattamente il contrario della strada intrapresa dal Governo, che con il decreto “TerreVive” vende, per far cassa, l’80% del nostro patrimonio agricolo al miglior offerente su base d’asta. Nessuno speculi sulle terre pubbliche il bando per l’assegnazione di Roma Capitale deve diventare buona pratica nazionale per garantire più terra, più lavoro, più diritti.

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Renzi vuole solo lavoratori di serie C. #articolo18

Sono semplicemente indegne le argomentazioni e la retorica utilizzata da Matteo Renzi sull’abolizione dell’art. 18. Non è più possibile avere in Italia lavoratori di serie A e di serie B e quindi la soluzione diventa declassarli tutti alla serie C. E’ proprio il modo migliore per annullare le diseguaglianze tra Maria, Giovanni… e tutti quei nomi che vergognosamente cita come se stesse facendo una televendita.

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Settimana europea per il reddito di base, il 16 settembre alla libreria Fandango di Roma per l’incontro: Fundamental Rights, Europa e Reddito Garantito

In occasione della Settimana Europea per il Reddito di Base che si terrà dal 15 al 21 settembre, ed in occasione delle pubblicazioni Contro la miseria, viaggio nell’Europa del nuovo welfare Editori Laterza e Sogno europeo o incubo? Fazi Editore, il BIN Italia vi invita a partecipare all’incontro: Fundamental Rights: Europa e Reddito Garantito Martedi 16 settembre ore 17:00 presso la Libreria Fandango Via dei Prefetti, 22 Roma

Sandro Gobetti presentazione della Settimana europea per il reddito di base
Celeste Costantino, Deputata SEL
Adriano Zaccagnini, Deputato Gruppo Misto
Maria Pia Pizzolante, TILT

Incontrano:
Giovanni Perazzoli, giornalista e autore del libro Contro la miseria, viaggio nell’Europa del nuovo welfare. Editori Laterza 2014
Giuseppe Bronzini, magistrato e coautore con Giuseppe Allegri del libro Sogno europeo o incubo? Fazi Editore 2014

Introduce e modera:
Luca Santini, Presidente BIN Italia

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Odg al DL Irpef per l’introduzione del reddito minimo garantito in Italia

La Camera,
premesso che:
l’articolo 1 del provvedimento in esame prevede la riduzione una tantum del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, mentre dal provvedimento sono esclusi disoccupati, incapienti, pensionati e partite Iva;
il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato il 16 maggio scorso che: «gli sgravi Irpef per incapienti, partite Iva e pensionati arriveranno nel 2015»;
gli ultimi rilevamenti dell’Istat ci hanno restituito ancora una volta un’immagine drammatica: sono più di 3 milioni le lavoratrici e i lavoratori precari, la disoccupazione ha superato la soglia inaudita del 13 per cento, con punte che sfiorano il 45 per cento tra le e i più giovani; in breve, la sussistenza stessa di milioni di persone è messa a repentaglio dalla spirale crisi-austerità;
si deve dunque giungere finalmente anche in Italia alla predisposizione, proprio contro la crisi e anche in chiave anticiclica e antirecessiva, di un meccanismo a garanzia del reddito di tutte le residenti e i residenti. Ci si deve concentrare nell’azione di governo sulle drammatiche condizioni materiali della vita delle persone e sulla necessità e l’urgenza di risposte immediate in questo senso;
il modello da seguire sono gli schemi di tutela del reddito presenti nella maggior parte dei Paesi europei; esso deve essere rispettoso delle indicazioni in materia del Parlamento europeo, e prevedere un sostegno ai soggetti disoccupati, precariamente occupati o in cerca di prima occupazione pari ad almeno 600 euro mensili, oltre ad integrazioni in beni e servizi a carico delle Regioni;
si tratterebbe di una misura simile in sostanza a quelle già adottate in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Salvo che in Italia e in Grecia infatti, misure di legge contro la povertà sono presenti in tutta Europa. Già nel 1992 il Consiglio europeo aveva invitato gli stati membri ad adeguarsi a chi aveva già introdotto il reddito di base tra le proprie politiche di welfare e la raccomandazione 92/411 di fatto impegnava gli stati ad adottare misure di garanzia di reddito;
la situazione europea è la seguente:
in Belgio viene elargito il Minimax, una rendita mensile di 650 euro, rilasciata a titolo individuale, a cui può avere accesso chiunque;
in Lussemburgo abbiamo il Revenu Minimum Garanti, un reddito individuale che si aggira intorno ai 1.100 euro e che si ottiene fino al raggiungimento di una migliore condizione economica (in altre parole, finché non si trova un impiego stabile);
in Olanda esiste il Beinstand, rilasciato a titolo individuale, che si accompagna a tutta una serie di sostegni per affitti, trasporti e accesso alla cultura. Esiste inoltre un’altra forma di reddito minimo di 500 euro, il Wik, garantito agli artisti per poter permettere loro di creare in libertà senza troppi oneri economici;
in Austria c’è il Sozialhilfe (letteralmente «aiuto sociale») affiancato a diverse coperture delle utenze quali elettricità, gas e affitto ed altri aiuti economici per il cibo;
in Norvegia viene chiamato «reddito di esistenza» (che già nel nome si presenta significativo): si tratta di un versamento mensile di 500 euro, elargito individualmente, che si integra a coperture dell’affitto e dell’elettricità;
in Germania esiste l’Arbeitslosengeld II, rilasciato a tutti coloro, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, che non hanno un lavoro o appartengono a fasce di basso reddito. Si tratta di una rendita mensile di 345 euro, che di per sé non è elevata, ma si integra alle coperture dei costi di affitto e riscaldamento. Questa rendita inoltre è illimitata nel tempo e viene garantita non solo ai cittadini tedeschi, ma anche agli stranieri con regolare permesso di soggiorno;
in Gran Bretagna, paese precursore per quel che riguarda il sostegno al reddito, sono garantiti diversi interventi che permettono ai meno abbienti di poter avere un tenore di vita discreto. L’Income Based Jobseeker’s Allowance è una rendita individuale illimitata nel tempo, che varia dai 300 ai 500 euro, rilasciata sempre a titolo individuale a partire dai 18 anni di età a tutti coloro i cui risparmi non raggiungono i 12.775 euro. Viene inoltre garantita la copertura dell’affitto (Housing benefit) e vengono rilasciati assegni familiari per il mantenimento dei tigli. Sempre per quanto riguarda i figli e la loro educazione c’è l’Education Maintenance Allowance, un sussidio rilasciato direttamente ai ragazzi per coprire le spese dei loro studi. Infine c’è l’Income Support, un sussidio di durata illimitata, garantito a chi ha un lavoro che ammonta a meno di 16 ore settimanali;
in Francia, il Revenu Minimum d’Insertion o Rtni è stato adottato dal 1988, si ottiene dai 25 anni in su e consiste in un’integrazione al reddito di circa 425 euro se si è single, 638,10 euro se si è in coppia, 765,72 euro se la coppia ha un figlio, 893,34 euro se ne ha due, più 170 euro per ogni altro figlio. Le coppie con almeno un figlio hanno diritto poi alle Allocations Familiales, valide lino al compimento del 21o anno di età del figlio. Per ogni nato, bimbo adottato o in affido c’è la Prestation d’Accueil du Jeune Enfant (Paje), che varia dai 138 ai 211 euro mensili. Sempre per ciò che riguarda i figli, alle famiglie con bimbi o ragazzi in età scolare e che non superano ima determinata fascia di reddito, viene assegnata l’Allocation de Rentrée Scolaire, un sussidio di circa 247 euro destinato all’acquisto del materiale scolastico. Per poter beneficiare dei contributi sugli affitti basta poi dimostrare che l’appartamento in cui si vive sia proporzionato al numero degli abitanti. Si possono inoltre ottenere prestiti sociali per la ristrutturazione della propria abitazione anche se si è affittuari;
nel nostro Paese si spende solo lo 0,61 per cento del Pil per il contrasto alla disoccupazione, contro una media europea del 2,2 per cento. Allarmante è il tasso di copertura dei giovani disoccupati (sotto i 25 anni di età): 0,65 per cento contro 57 per cento di Gran Bretagna, 53 per cento di Danimarca e 51 per cento del Belgio. Per famiglia e infanzia si spende solo l’1,1 per cento del Pil contro una media del 2,4 per cento in Europa;
questi dati dimostrano ancora una volta come il nostro Paese non tenga minimamente in conto il futuro, i giovani disoccupati e i ragazzi che affrontano la scuola;
l’inserimento del reddito di base tra le politiche di welfare è un investimento sul futuro, una garanzia di libertà per i cittadini poiché ha come vantaggio la riduzione del condizionamento nella scelta del lavoro, favorendo così la qualità del lavoro stesso. È d’obbligo sottolineare come questo principio venga applicato con dei paletti: in Europa abbiamo infatti casi di reddito minimo garantito condizionato, ovvero legato a precisi requisiti quali l’obbligo di accettare un’offerta lavorativa adeguata, oppure l’appartenenza ad una particolare fascia di reddito o d’età;
il Rapporto Istat 2014 del maggio scorso denuncia che l’Italia è tra i Paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari;
in Italia, tre proposte, in forme diverse, sono state avanzate nel 2013 dal Movimento 5 stelle, dal Partito democratico e da Sinistra ecologia e libertà;
prima di allora ad affrontare in Parlamento l’adozione di uno strumento simile al reddito minimo garantito era stato, nel 1998, il Governo Prodi, con l’introduzione del Reddito minino d’inserimento, una misura che prevedeva, in alcuni comuni italiani, in via sperimentale, integrazioni economiche e programmi di reinserimento personalizzato. Un progetto terminato nel 2004 e non rinnovato dall’allora Governo di centrodestra. Quello stesso anno nella Finanziaria il governo Berlusconi creò il «Reddito di ultima istanza», che doveva rappresentare una legge «generale di contrasto della povertà». Le misure attuative però rimasero poco chiare e la Corte costituzionale mise fine al progetto, sempre nel 2004, ritenendo illegittime alcune disposizioni presenti nel testo;
al beneficiario del reddito minimo garantito dovranno essere proposte eventuali offerte di impiego, purché le stesse siano effettivamente compatibili con la carriera lavorativa pregressa del soggetto e con le competenze, formali o informali, in suo possesso;
si ritiene altresì utile fissare un salario minimo orario e riordinare gli ammortizzatori sociali e la spesa assistenziale in genere, allo scopo di rendere l’insieme del welfare italiano coerente con la nuova misura di garanzia dei minimi vitali;
da troppo tempo l’Italia aspetta risposte e forme di regolamentazione nuove, adatte a fornire tutela al cittadino nell’epoca della crisi e della tosi detta «produzione flessibile». Da troppo tempo il nostro Paese attende che vengano corrette le drammatiche carenze di un sistema di protezione sociale incapace di offrire tutele adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale, giovani, donne e lavoratrici e lavoratori precari primi fra tutti,

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative anche legislative al fine di introdurre nel nostro Paese il reddito minimo garantito secondo le indicazioni contenute in premessa.

9/2433/14. Costantino, Di Salvo, Airaudo, Paglia, Lavagno.