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L’imbarazzante risposta del Ministero dell’Interno sul Baobab

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Questo il testo dell’interrogazione, depositata ormai un anno fa

Interrogazione a risposta scritta 4-11399
COSTANTINO Celeste
Mercoledì 16 dicembre 2015, seduta n. 537

COSTANTINO, ZACCAGNINI e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il centro Baobab di Roma, che ha ospitato più di 30 mila immigrati transitati nell’ultimo anno, ha dimostrato di essere un modello di accoglienza umana che ha reso anche un servizio per la sicurezza di tutta la città, senza alcun lucro da parte di nessuno;
si tratta di un modello di volontariato e di generosità a cui adesso le autorità hanno deciso di porre termine;
i volontari del centro Baobab di via Cupa, a Roma, alla vigilia dello sgombero della struttura fissato per domani hanno dichiarato: «Noi da qui non ce ne andiamo, noi non molliamo finché ci sarà anche un solo migrante da aiutare»; «Stanotte dormiranno qui circa 30 migranti, in vista dello sgombero sono state sistemate solo 20 persone, un terzo di tutte quelle presenti nella struttura. Resteremo al loro fianco finché fisicamente non ci porteranno via», spiega Roberto Viviani, uno dei volontari nel corso della conferenza stampa convocata all’interno del centro. «Vogliamo fare pressione su chi si è accorto di quanto successo qui dentro solo oggi, su chi non ha visto quante cittadine e cittadini si sono mobilitate in questi mesi per i migranti a via Cupa» –:
se tale prassi di intervento sia conforme alla normativa vigente e in linea con i diritti umani alla difesa e alla dignità e quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare che tali situazioni si verifichino;
se non intenda verificare se sussistano eventuali responsabilità del prefetto e del questore e, in tal caso, procedere alla loro rimozione;
se non ritenga di assumere iniziative, anche normative, che rendano obbligatorio il coinvolgimento delle istituzioni e delle associazioni locali, in vista di sgomberi che andrebbero programmati con tempi adeguati;
per quali ragioni, vista l’evidenza di interventi attuati ripetutamente senza il coinvolgimento delle istituzioni locali per procedure di sgombero, si sia proceduto senza un preventivo piano di ricollocazione abitativa mettendo a rischio i diritti costituzionalmente garantiti;
se risulti quali siano le ragioni per cui non si sia proceduto ad avvisare in alcun modo l’amministrazione comunale;
se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e perché sia stato improvvisamente deciso di mettere in atto un’operazione a giudizio degli interroganti chiaramente inutile, se non dannosa, sotto il profilo dell’ordine pubblico, e comunque lesiva della dignità di persone che cercano semplicemente il diritto di ogni essere umano a stabilire la propria residenza laddove siano garantire condizioni minime di esistenza;
se non ritenga di assumere iniziative affinché per il futuro ci si astenga da simili iniziative. (4-11399)

 

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Migranti, professoressa razzista su facebook: “Bruciateli vivi”. L’interrogazione di Giulio Marcon e mia

Mentre sono a Reggio Calabria a manifestare contro la violenza sulle donne… qualcuno mi scrive che sono una “scrofa marxista” perché ho denunciato insieme a Giulio Marcon una storia di razzismo. L’interrogazione si trova a questo link: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

Da Repubblica.it del 21 ottobre 2016 http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/21/news/venezia_professoressa_razzista-150258701/

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L’interrogazione sulla docente del liceo di Venezia che inneggia al fascismo e alla morte dei migranti

Interrogazione a risposta scritta 4-14554

MARCON e COSTANTINO. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:
la professoressa Fiorenza Pontini, proveniente dal liceo Foscarini, a partire dall’anno scolastico in corso, insegna lingua inglese presso il liceo Marco Polo di Venezia;
dall’osservazione del profilo aperto di facebook della docente a giudizio degli interroganti si evince chiaramente la sua posizione politica incentrata sull’intolleranza, sul razzismo e sull’apologia del fascismo focalizzando la sua attenzione specialmente contro gli immigrati e i mussulmani;
le frasi rivolte verso questi ultimi sono assolutamente raccapriccianti: «morissero tutti», «vi brucerei vivi». Giunge persino a «consigliare» una sorta di pulizia etnica nei confronti dei bambini musulmani: «E poi ho torto quando dico che bisogna eliminare anche i bambini dei mussulmani tanto sono tutti futuri delinquenti»;
di profili come questi in giro nei social network ve ne sono a migliaia, ma qui ci si trova di fronte al profilo pubblico di una docente di una delle più importanti scuole del centro storico veneziano, in cui studiano un migliaio di ragazzi dai 14 ai 19, e tra questi, ovviamente, c’è pure un numero crescente di ragazzi stranieri e di musulmani;
ovviamente il profilo di questa «docente» è già noto a molti studenti;
guardando il profilo sembrerebbe emergere che aderisce all’ideologia fascista, in quanto inneggia al duce, e nel suo profilo vi sono pure insulti di varia gravità anche nei confronti della Presidente della Camera Boldrini e del Presidente del Consiglio Renzi –:
se non sussistano i presupposti per avviare un’ispezione in relazione al comportamento della docente di cui in premessa al fine di valutare se ricorrano gli estremi per una iniziativa disciplinare. (4-14554)

 

Link camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

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Pubblicata la mia interrogazione sulla situazione dei migranti a Corigliano. Appalti sospetti e la morte di un minore.

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13981

Lunedì 1 agosto 2016, seduta n. 665

COSTANTINO, PALAZZOTTO, DURANTI e RICCIATTI

Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
a partire dai primi giorni del mese di gennaio 2015, con l’approdo della Ezadeen al porto di Corigliano Calabro, cittadina di oltre 40 mila abitanti sulla costa jonica cosentina, vi si sono succeduti sette sbarchi di profughi provenienti principalmente dalle coste africane;
la gestione della situazione emergenziale all’interno del porto è stata condotta al meglio dalla prefettura e dalla protezione civile, coadiuvate da alcune associazioni operanti nel territorio e l’apporto dell’amministrazione comunale è stato per lo più di natura logistica;
la permanenza all’interno del territorio comunale dei profughi (in maggioranza somali, eritrei, ivoriani, nigeriani, etiopi, guineani) è stata minima, dalle tre alle sei ore, fatta eccezione per quello di fine maggio 2016, quando all’incirca 140 persone, ivi compresi 20 minori non accompagnati, sono stati alloggiati all’interno del palazzetto dello sport di Corigliano per qualche giorno e il piccolo gruppo di minori non accompagnati, affidati come prevede la legge al sindaco della città, hanno trovato accoglienza nelle strutture preposte del territorio;
il 29 giugno 2016 ha attraccato nel porto di Corigliano una nave battente bandiera irlandese con quasi 500 profughi. Anche in questo caso eccellente è stato il lavoro della prefettura e della protezione civile. Tuttavia, a queste operazioni non ha partecipato né con uomini, né con mezzi, l’amministrazione comunale, che ha motivato il mancato intervento con le presunte difficoltà economiche della città di Corigliano;
al termine delle operazioni di sbarco, risultava la presenza di 91 minori non accompagnati che, come prevede la legge, venivano affidati all’amministrazione comunale che ha provveduto a sistemarli all’interno del palazzetto dello sport di Corigliano. A distanza di quasi un mese, i ragazzi, ridotti nel numero da numerose fughe e purtroppo da un decesso, sono ancora alloggiati lì;
il palazzetto non presenta i requisiti minimi per una così lunga ospitalità, sia da un punto di vista igienico, sia da un punto di vista della sicurezza;
la gestione dell’accoglienza è stata affidata in un primo momento all’onlus «Marinella Bruno» con affidamento diretto motivato dalla situazione emergenziale. Fin dai primi giorni di luglio si è affiancato all’onlus un gruppo di cittadini volontari – a titolo completamente gratuito – che hanno fornito aiuto nei turni al palazzetto, capi di vestiario, generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e lezioni di italiano basilari;
come si evince, dalla delibera di giunta il costo dell’affidamento prevede una spesa di 26.400 euro (26 euro a minore al giorno) e molte delle voci contenute nella stessa sono in realtà state coperte da donazioni e dai suddetti interventi di volontari;
il presidente della onlus «Marinella Bruno», Giuseppe Bruno, risulta essere coniuge dell’assessora allo sport e al turismo Alessandra Francesca Capalbo. La stessa risulta essere segretaria della stessa associazione presente alla seduta di giunta al momento della delibera da lei stessa votata;
sono registrate le numerose e documentate richieste delle associazioni operanti nel settore e presenti nel territorio, di realizzare un protocollo d’intesa per la gestione di tali emergenze con eventuali gare d’appalto. Al termine degli 11 giorni di gestione della onlus «Marinella Bruno», ad essa subentrava l’associazione «Azzurra», che sembrerebbe essere intervenuta anche in questo caso senza gara d’appalto e senza a tutt’oggi alcuna delibera di giunta o protocollo d’intesa attestante i compiti ed i modi con cui l’associazione dovrebbe operare;
alle criticità di natura sanitaria (con grave ritardo si è conclusa la fase di esame medico dei ragazzi, a quanto risulta agli interroganti mancherebbe la figura di responsabile sanitario obbligatoria per legge), igienica (i servizi del palazzetto sarebbero prevedibilmente inidonei, le pulizie sporadiche, il cambio delle lenzuola non risponderebbe ai tempi dichiarati dall’associazione), logistica (turni con poco personale, talora non adeguatamente formato), si aggiunge una totale mancanza di sorveglianza dei minori rispetto alle loro uscite quotidiane; si è unita a ciò la morte del giovane Oumar Sangare, annegato in mare in un pomeriggio di uscita con altri ospiti minori del centro, morte avvenuta senza che vi fosse la presenza di un adulto accompagnatore che forse avrebbe potuto sventare la tragedia;
la squadra locale di volley, la Corigliano Volley, a nome del suo direttore sportivo Pino De Patto, ha rilasciato in data 23 luglio 2016 dichiarazioni secondo le quali la squadra non potrà allenarsi presso il palazzetto dello sport diventato centro di accoglienza, anche per le condizioni di incuria in cui lo stesso è stato abbandonato –:
se il Ministero interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, quali iniziative intenda assumere per verificare la correttezza dei procedimenti di assegnazione dell’accoglienza alle associazioni sopra citate; se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per individuare e accertare le cause e la dinamica della morte del giovane Oumar Sangare, che in quanto minore non accompagnato si trovava sul territorio italiano sotto la responsabilità delle istituzioni accoglienti. (4-13981)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/13981&ramo=CAMERA&leg=17