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L’educazione sentimentale serve anche a questo.

La storia del tredicenne disabile violentato per anni da suoi coetanei è troppo grande e troppo grave per cercare delle spiegazioni e delle soluzioni semplici. Però in questi anni abbiamo individuato alcuni strumenti di prevenzione, dei tentativi per allontanare questo orrore eppure si agisce sempre dopo.
L’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole fa parte di queste possibilità ma è ferma in commissione cultura e istruzione alla Camera dei deputati.
Ora leggo di sportelli antibullismo. Dopo che è avvenuta la violenza, sempre dopo. La politica ha delle responsabilità. Ho chiesto pubblicamente alla Ministra Fedeli, anche lei firmataria di una proposta di legge simile alla mia, di far approvare in fretta il testo. Non ho avuto risposta e continua il silenzio su questa vicenda.
Non è la bacchetta magica ma perché non provare a migliorare la condizione di tante e tanti? Non riesco a farmene una ragione.

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L’educazione sentimentale arriva alla Camera! #1oradamore

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Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l’iter sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.
Siamo davvero all’inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c’è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” – e non soltanto di leggi punitive e securitarie – alla violenza maschile sulle donne, all’omofobia e al bullismo.
In tanti c’avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall’ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L’Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.
Grazie all’associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare. In più, il pericolo – rispetto all’educazione sentimentale – era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.
Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell’omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.
Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull’obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l’associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.
Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all’unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell’articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l’educazione all’affettività – prima si chiamava educazione sessuale – nelle scuole di ogni ordine e grado. L’hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l’hanno assunta anche la Germania, la Francia, l’Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l’Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto.
Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall’adozione del testo base. La nostra legge non è l’unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l’ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.
Chi fa la formazione? C’è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l’approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l’esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l’hanno già assunto.
Quali libri di testo? Anche qui l’elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.
Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l’è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà – piccole e grandi – che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.
Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto. L’associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.
I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell’aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D’Elia, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, l’Huffington Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Minaccioni che hanno firmato l’appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l’hanno portata in scena; l’associazione Carminella e Amore e psiche che l’hanno portata dentro l’Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l’Agedo; le forze dell’ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c’hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.
Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi.
A questo link possiamo ancora firmare la petizione
https://www.change.org/p/educazione-sentimentale-nelle-scuole-1oradamore
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Oggi a Torre Annunziata con Catena Rosa e Libera per discutere di stalking e femminicidio e strumenti legislativi

Oggi alle ore 18, presso il 2° Circolo Didattico di Torre Annunziata con Catena Rosa e Libera, l’iniziativa Donna E(‘) Giustizia – Per i diritti delle donne: presentazione della nuova proposta di legge per ostacolare stalking e femminicidio. Insieme a me, Ada Ferri, presidente Associazione Catena Rosa, Michele Del Gaudio, referente territoriale di Libera e l’On. Luisa Bossa.

Torre Annunziata

A questo link l’evento facebook:

https://www.facebook.com/events/257202644614323/

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Appena conclusa alla Camera la conferenza stampa per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui maltrattamenti e abusi contro persone in condizione di libertà limitata

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Si è appena conclusa alla Camera dei Deputati la conferenza stampa fatta con Nicola Fratoianni, Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo per presentare la proposta di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta in tema di maltrattamenti e abusi nei confronti di persone in condizione di privazione o limitazione della libertà personale a mia prima firma e proposta con me dai deputati  e dalle deputate: Fratoianni, Scotto, Zaratti, Marcon, Daniele Farina, Sannicandro, Melilla, Duranti, Pannarale, Zaccagnini.

Al seguente link il video integrale della conferenza stampa: http://webtv.camera.it/archivio?id=8855&position=0

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#UnioniCivili Il Governo porti subito il testo in Parlamento e smetta di calpestare i diritti di chi si ama

Noi siamo pronti da sempre. Dal primo giorno di legislatura chiediamo che finalmente vengano riconosciute le nozze gay nel nostro Paese. In questi anni abbiamo assistito a false partenze, giochetti sottobanco, propaganda elettorale e brusche frenate. Oggi si può. Il ddl Cirinnà non è il miglior testo possibile ma è il primo passo di un percorso sulle #unionicivili che vergognosamente l’Italia non ha mai iniziato. Per colpa soprattutto di una destra che spesso e volentieri ha parlato per nome e conto dei cattolici e che oggi, dopo le parole di Papa Francesco sull’aborto, dimostra di essere totalmente fuori dal tempo.

La cultura religiosa esprime dimensioni come l’accoglienza, la carità, il perdono nei confronti dei soggetti deboli. Lo fa con i migranti, con i detenuti, a modo loro con le donne. Oggi i vari Alfano-Giovanardi-Binetti invece continuano a rimanere indietro sulle unioni civili, ostacolando e bloccando il ddl Cirinnà.

Basta con i tira e molla. Il Governo porti subito il testo in Parlamento e smetta di calpestare i diritti di chi si ama.

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Il Governo vari subito il reddito minimo garantito. Non c’è tempo da perdere

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“La povertà al Sud fa paura. Serve subito il reddito minimo”. Sono le parole di Tito Boeri, presidente dell’Inps, certamente non un nemico/gufo del premier Renzi.

Il divario tra Nord e Sud in termini di povertà è cresciuto esponenzialmente: nel Mezzogiorno il 40% delle persone è al di sotto della soglia contro il 13% del Nord. Insomma non c’è tempo da perdere.

Il Governo vari subito il reddito minimo, includendo non solo gli over 55, fascia individuata dall’Inps che ha registrato maggior incremento povertà, ma anche i giovani disoccupati e tutti i cittadini in difficoltà. Per uscire dalla crisi bisogna creare lavoro di qualità: è importante per questo avere una continuità di reddito per potersi liberare dai ricatti del lavoro nero e delle mafie. Non è assistenzialismo, ma uno strumento di libertà.

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Stamattina a CoffeeBreak per parlare di cannabis, prostituzione ed educazione sentimentale

A #‎CoffeeBreak su La7 ho parlato della proposta di legge per legalizzare la #‎cannabis. Legalizzarla vorrebbe dire sottrarre alle mafie uno dei suoi business principali.

I clan con le sostanze stupefacenti controllano i nostri territori, creando anche consenso sociale e soprattutto un welfare parallelo. Roma, centro del traffico italiano di droghe, ne è un esempio: nelle periferie sono tante le famiglie che accettano di utilizzare le loro case come deposito delle droghe in cambio di soldi e favori.

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Cannabis, unioni civili, testamento biologico ed educazione sentimentale. Per una vera riforma per il riconoscimento di diritti sociali

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Abbiamo una grandissima opportunità. Esiste un gruppo trasversale in Parlamento che vuole portare avanti alcune proposte laiche, condivise e importanti: la legalizzazione della cannabis, la legge sull’eutanasia e il testamento biologico, le unioni civili, l’introduzione dell’educazione all’affettività nelle scuole. Un pacchetto di leggi che costituirebbe il cuore di una vera riforma, quella del riconoscimento di diritti che finora sono stati negati e della creazione di nuovi strumenti di prevenzione contro le mafie, le violenze di genere e l’omofobia.

Finora sono tutte proposte sulla carta. Ma sulla scorta del consenso ottenuto in questi giorni dall’intergruppo sulla cannabis, possiamo creare le condizioni nel Paese per far diventare ancora più popolari questi temi. Bisogna superare i dibattiti ideologici e dare finalmente risposte a delle questioni sociali molto rilevanti.

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Legalizziamo la cannabis: un duro colpo per gli affari e il consenso delle mafie

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Faccio parte dei 218 parlamentari che hanno firmato la proposta di legge dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis. Mentre nel mondo tanti Stati hanno già fatto questo passo, da noi forti resistenze culturali non hanno mai permesso un confronto libero da ideologie e pregiudizi.

Il testo dell’intergruppo raccoglie molti degli aspetti che avevamo già presentato nella proposta di Sel. Nascita dei cannabis social club, coltivazione in casa fino a cinque piante, autorizzazione per la vendita in negozi dedicati forniti di licenza dei Monopoli, una parte dei proventi per il fondo nazionale per la lotta alla droga.

La legalizzazione sarebbe un duro colpo per le mafie, che gestiscono questo affare che vale tra i 15 e i 30 miliardi di euro nel nostro Paese. I clan controllano i nostri territori proprio con la detenzione e lo spaccio, ottenendo un grande consenso sociale generato dal welfare parallelo che hanno costruito nel silenzio delle istituzioni.

Negli Stati che hanno legalizzato la marijuana non è affatto cresciuto il numero dei consumatori né è aumentato l’impatto sociale e sanitario connesso al consumo. A crescere è stato solo il reddito legale e il gettito fiscale.

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L’Educazione sentimentale a scuola è l’unica risposta contro le diffamazioni del family day

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Continua purtroppo, dopo il family day, l’ondata di diffamazione ai danni di associazioni e docenti sull’inesistente “teoria del gender”, parole con cui i gruppi ultra-cattolici di questo Paese si riferiscono erroneamente all’educazione di genere, altra cosa rispetto a quella che raccontano.

Nel Paese si respira un clima pesantissimo. Ieri i senatori della Lega hanno esposto in aula lo striscione “Difendiamo i nostri bambini”, la ministra Giannini per incassare la fiducia ha rassicurato sull’impossibilità di inserimento della materia, il ministro dell’Interno Alfano che twitta no alla teoria del gender, il modulo prestampato in cui i genitori chiedono di non proporre il gender a scuola. E soprattutto il ritiro dei libri, dalle biblioteche delle scuole materne, che rispettano le pari opportunità da parte del nuovo sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Stiamo assistendo in questi giorni ad un ulteriore attacco alla cultura e alla scuola italiana.

Un’ondata di odio su quelle associazioni che in questi anni hanno condotto, con ottimi risultati, dei progetti scolastici sull’educazione all’affettività e alle differenze per sradicare stereotipi e contrastare la violenza, l’omofobia e il bullismo. Esperimenti condotti grazie all’autonomia scolastica e a dirigenti sensibili, che andrebbero piuttosto sistematizzati nei programmi didattici, come richiede l’art. 14 della Convenzione di Istanbul, votata all’unanimità dal Parlamento.

Da quasi due anni ho depositato una proposta di legge per l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole, rimasta chiusa in un cassetto della maggioranza. Il Governo continua a rimandare ogni discussione, tra una fiducia e un’altra, e a rimanere in silenzio sul tema, alimentando teorie inesistenti, gettando in confusione i genitori italiani e fomentando i gruppi ultra-cattolici su modelli medievali. Il ritiro dei libri di Brugnaro è un gesto inaccettabile che rimanda disgustosamente agli anni bui del totalitarismo: il Governo prenda al più presto provvedimenti, conclude la deputata di Sel.

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutte e tutti. È il momento di rilanciare con forza i contenuti della campagna #1oradamore, per fare corretta informazione sui temi di genere e creare le condizioni per cui si possa al più presto discutere la proposta di legge sull’educazione sentimentale in Parlamento. Il Governo continua a rimandare, tra una fiducia e l’altra, e a rimanere in silenzio, alimentando teorie inesistenti, gettando in confusione i genitori italiani e fomentando i gruppi ultra-cattolici su modelli medievali. Ora basta!

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Nessuna spinta emotiva. Aspettiamo da 14 anni la verità sulle violenze del G8 di Genova

CCJMrxsWIAAp3MiChi è contrario ad accertare la verità sui fatti di Genova si sta affrettando a dire che non si possono fare atti parlamentari sulla “spinta emotiva” della condanna di Strasburgo sulla Diaz. Nessuna spinta emotiva, è da 14 anni che aspettiamo. È solo una questione di volontà politica. Basta tweet, vogliamo una legge corretta sull’introduzione del reato di tortura, numeri identificativi per le forze dell’ordine, commissione parlamentare d’inchiesta su Genova 2001.

Il video della conferenza stampa. http://bit.ly/1CyWImY

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Da trent’anni aspettiamo l’introduzione del reato di tortura nel codice penale

Durante il mio intervento sull’introduzione del reato di tortura nel codice penale ho ricordato le storie delle donne e degli uomini rinchiusi nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 di Genova. Storie di privazioni, violenze, abusi. Storie di tortura, un reato che il nostro Paese ancora non prevede, ignorando la Convenzione Onu del 1984 che definisce il delitto di tortura un reato proprio del pubblico ufficiale.

Il testo, da oggi alla Camera, non ci soddisfa pienamente. Presenteremo degli emendamenti che rispettano la nostra proposta di legge, redatta insieme alle associazioni, che non considera la tortura un reato comune.

Da tanto tempo aspettiamo questo momento. Faremo di tutto per far diventare legge il reato di tortura. Lo dobbiamo ai tanti Stefano Cucchi e lo dobbiamo alla nostra generazione, a Genova 2001, che credeva nel cambiamento.