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Saltano i sostegni garantiti dalle scuole agli studenti con disabilità. La mia interrogazione al Ministero dell’Istruzione e al Ministero delle Politiche Sociali

ledha
Interrogazione a risposta scritta 4-16246
COSTANTINO e FRATOIANNI.
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per
sapere – premesso che:

LEDHA, la Lega per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, in una lettera inviata alle delegazioni lombarde di senatori e deputati inviata il 15 febbraio 2017, espone la denuncia della Federazione Lombarda delle Associazioni di Persone con disabilità rispetto al decreto legislativo n. 378 sottoposto al parere delle Commissioni Parlamentari e come abbia invocato in premessa e nelle finalità i riferimenti legislativi e i principi che hanno ispirato negli ultimi decenni le migliori esperienze di integrazione scolastica delle persone con disabilità in Italia, disattendendoli invece nel testo della norma;
nella parte iniziale dello «Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità» (378), sul quale le Commissioni VII Cultura e XII Affari Sociali hanno espresso il proprio parere nella seduta del 16 marzo 2017 e la Commissione V Bilancio ha espresso il proprio parere nella seduta del 23 marzo 2017, si legge il richiamo all’articolo 3 della Costituzione, a due leggi fondamentali (la 104 del 1992 e la 328 del 2000) e alla classificazione «ICF» dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche riferimenti alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, richiamandosi all’articolo 24, dedicato a Educazione e Istruzione, prendendo spunto dagli oltre quarant’anni anni di integrazione scolastica italiana: un’esperienza unica al mondo, prima vera eccellenza della nostra scuola;
all’articolo 1, che declina i principi e le finalità del decreto si legge: «l’inclusione scolastica riguarda tutti gli studenti (…), si realizza (…) attraverso la condivisione del progetto inclusivo fra scuole e famiglie (…). È impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica (…)»;
lo schema di decreto però presenta secondo gli interroganti una serie di elementi che stravolgono e tradiscono le premesse, oltre che le aspettative di tutte le persone con disabilità, dei loro familiari e delle loro associazioni, poiché i sostegni che fino a oggi hanno garantito l’integrazione scolastica (insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione, educatori, trasporti, ausili…) sono tutti confermati ma «nei limiti delle risorse disponibili» senza che venga specificato, soprattutto per le competenze attribuite agli Enti Locali (articolo 3, comma 5), quali e quante risorse saranno messe a loro disposizione per renderne effettivo l’esercizio, in pratica rendendo i sostegni all’inclusione diritti non più esigibili;
laddove già negli ultimi anni la didattica sembra assumere tratti sempre meno inclusivi, vista la scarsità delle risorse destinate alla formazione dei docenti, in base al decreto sopra citato, la continuità educativa verrebbe perciò assicurata solo da un articolo del decreto privo di risorse economiche tangibili atte ad assicurarne la sussistenza, e le decisioni saranno in capo a commissioni mediche che scorporeranno l’esito della fattibilità economica del sostegno in tre momenti in cui in nessun caso sarà riconosciuta alle famiglie possibilità di testimonianza o audizione;
secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 275 del 2016) «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione» –:
come intendano i Ministri interrogati tenere conto delle valutazioni e delle memorie delle associazioni che si occupano di disabilità, garantendo l’accesso e la piena fruibilità didattica a tutti i bambini e gli adolescenti in età scolastica al di là della loro condizione di disabilità. (4-16246)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16246&ramo=CAMERA&leg=17

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Passa alla Camera la riforma al Codice Antimafia. Con qualche limite, ma la aspettavamo da tempo.

imageLa mafia non è un destino inevitabile, non è qualcosa con cui bisogna convivere. Nel corso del tempo, tanto si è prodotto in termini di contrasto al fenomeno. Per opera della magistratura e delle forze dell’ordine, per opera della politica e della società civile. A tal punto che presuntuosamente in alcune fasi ci si è permessi il lusso di abbassare la guardia e di credere che si potesse vivere di rendita.[Read more]

La dichiarazione di voto finale a nome del gruppo Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia e Libertà al provvedimento di riforma del Codice Antimafia, in materia di tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla mafia

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La riforma costituzionale non può essere trattata come un decreto in scadenza

Ieri noi di Sel abbiamo chiesto che i lavori parlamentari venissero interrotti per un’ora per poter partecipare alla manifestazione di Piazza Farnese. Nessuno davanti alla richiesta di testimoniare vicinanza al popolo francese si è opposto ma il clima in cui l’abbiamo dovuto fare è stato imbarazzante. Perché? Per via del “ritmo”. Alla Camera abbiamo iniziato a votare la Riforma costituzionale e l’atteggiamento del Partito Democratico è quello di trattare questo provvedimento così delicato come se fossimo di fronte ad un decreto in scadenza. La smania del “portare a casa” annebbia tutto e fa emergere solo inadeguatezza e irresponsabilità. Cambiare il nostro assetto istituzionale, modificare le regole della nostra democrazia non può essere la medaglietta in mano di qualcuno. Stiamo riformando la Costituzione, è troppo chiedere che non venga ridotta anche questa ad una prova muscolare di Matteo Renzi? E’ troppo chiedere che su un atto così importante si tenga conto del Parlamento? Si, ieri siamo stati un’ora in piazza ma una volta rientrati in aula il “ritmo” non ha guardato in faccia più nessuno.

Foto di Andrea Brogi

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Evadere “un poco” non è reato

Ma anche se non salvasse Berlusconi vi sembra normale inserire una norma che stabilisce che evadere un “poco” le tasse non è un reato? Ma è lo stesso Paese che ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione? Che semplifica la possibilità di licenziare, che annuncia piazza pulita dei fannulloni nella pubblica amministrazione e che non proroga gli sfratti? La crisi per il Governo Renzi vale solo per qualcuno e la tanto sbandierata “legalità” anche.

Il premier Renzi in questo periodo parla più con Berlusconi che con il suo stesso partito. Non sono bastati 13 scrutini per eleggere due giudici costituzionali; votazioni in cui proprio le diverse anime che compongono il Partito democratico non sono riuscite a trovare un accordo.

Il Patto del Nazareno non riguarda solo la riforma del Senato, ma coinvolge più settori della vita politica del nostro Paese: in primo luogo le politiche del lavoro, l’articolo 18 e la giustizia. Un’alleanza, quella con Berlusconi, sempre più forte e ampia di quella che ci hanno fatto credere.