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Migranti, professoressa razzista su facebook: “Bruciateli vivi”. L’interrogazione di Giulio Marcon e mia

Mentre sono a Reggio Calabria a manifestare contro la violenza sulle donne… qualcuno mi scrive che sono una “scrofa marxista” perché ho denunciato insieme a Giulio Marcon una storia di razzismo. L’interrogazione si trova a questo link: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

Da Repubblica.it del 21 ottobre 2016 http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/21/news/venezia_professoressa_razzista-150258701/

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L’interrogazione sulla docente del liceo di Venezia che inneggia al fascismo e alla morte dei migranti

Interrogazione a risposta scritta 4-14554

MARCON e COSTANTINO. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:
la professoressa Fiorenza Pontini, proveniente dal liceo Foscarini, a partire dall’anno scolastico in corso, insegna lingua inglese presso il liceo Marco Polo di Venezia;
dall’osservazione del profilo aperto di facebook della docente a giudizio degli interroganti si evince chiaramente la sua posizione politica incentrata sull’intolleranza, sul razzismo e sull’apologia del fascismo focalizzando la sua attenzione specialmente contro gli immigrati e i mussulmani;
le frasi rivolte verso questi ultimi sono assolutamente raccapriccianti: «morissero tutti», «vi brucerei vivi». Giunge persino a «consigliare» una sorta di pulizia etnica nei confronti dei bambini musulmani: «E poi ho torto quando dico che bisogna eliminare anche i bambini dei mussulmani tanto sono tutti futuri delinquenti»;
di profili come questi in giro nei social network ve ne sono a migliaia, ma qui ci si trova di fronte al profilo pubblico di una docente di una delle più importanti scuole del centro storico veneziano, in cui studiano un migliaio di ragazzi dai 14 ai 19, e tra questi, ovviamente, c’è pure un numero crescente di ragazzi stranieri e di musulmani;
ovviamente il profilo di questa «docente» è già noto a molti studenti;
guardando il profilo sembrerebbe emergere che aderisce all’ideologia fascista, in quanto inneggia al duce, e nel suo profilo vi sono pure insulti di varia gravità anche nei confronti della Presidente della Camera Boldrini e del Presidente del Consiglio Renzi –:
se non sussistano i presupposti per avviare un’ispezione in relazione al comportamento della docente di cui in premessa al fine di valutare se ricorrano gli estremi per una iniziativa disciplinare. (4-14554)

 

Link camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/14554&ramo=CAMERA&leg=17

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L’educazione sentimentale arriva alla Camera! #1oradamore

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Oggi inizia in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati l’iter sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole.
Una giornata storica per tutti noi che abbiamo creduto in questa proposta di legge e abbiamo continuato a fare pressione dal basso affinché venisse discussa in Parlamento.
Siamo davvero all’inizio. Il percorso è ancora lungo e bisognerà vigilare affinché non vengano ulteriormente dilatati i tempi. Un dato però c’è e ce lo dobbiamo rivendicare tutti insieme: finalmente il Parlamento discuterà di “prevenzione” – e non soltanto di leggi punitive e securitarie – alla violenza maschile sulle donne, all’omofobia e al bullismo.
In tanti c’avevano provato negli anni. Noi siamo gli unici ad esserci riusciti. Perché? Perché questa proposta di legge, fin dalla sua scrittura, si è avvalsa di una cosa fondamentale: la partecipazione. Dall’ascolto delle operatrici dei Centri antiviolenza (Cosenza, Napoli, Padova, Potenza, Ferrara, Catania, Bologna, Pesaro, L’Aquila, Pescara, Pordenone, Roma, Latina, Casal di Principe) che sono andata a visitare nel viaggio che ho chiamato #RestiamoVive; ai suggerimenti che mi sono arrivati da insegnati, dirigenti scolastici, associazioni, cooperative, movimenti, case editrici, giornalisti, psicologi e pedagogisti.
Grazie all’associazione daSud e a Change.org, ormai tre anni fa lanciammo la campagna #1oradamore: era un modo per far conoscere la proposta di legge e per sostenerla affinché non venisse lasciata in un cassetto come purtroppo avviene alla stragrande maggioranza delle proposte di iniziativa parlamentare. In più, il pericolo – rispetto all’educazione sentimentale – era che il tema in sé venisse cassato perché considerato tema sensibile, questione “etica” su cui è bene non legiferare. Di solito ci si appella a queste argomentazioni per scongiurare le decisioni.
Oggi siamo di fronte a una nuova sfida. Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le Unioni civili e la Step child adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender, con tutte le falsità che ne conseguono: masturbazione in classe dei bambini, indottrinamento ideologico, sponsorizzazione dell’omosessualità e transessualità e tante altre amenità affini.
Noi invece manterremo la barra ferma sullo spirito, sull’obiettivo della legge e sulle numerose esperienze che già esistono nelle scuole italiane e alle quali ci siamo ispirati per condurre questa battaglia culturale. Una su tutte: l’associazione Scosse. Grazie a loro lavoro su Roma e grazie anche al festival che promuovono “Educare alle differenze”, arriviamo a questo appuntamento forti di una pratica già consolidata, attivata nel tempo, che ci racconta come il Paese è più avanti della politica. Cioè quello che noi proviamo a sancire in un testo di legge esiste già: il problema è che solo alcuni bambini e alcuni ragazzi hanno la fortuna di averne accesso. Con questa legge, invece, rendiamo organico e strutturale un modello di insegnamento che, laddove è stato fatto, ha prodotto risultati importanti. In Italia come in Europa.
Non a caso la Convenzione di Istanbul caldeggiata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, votata all’unanimità ormai tre anni fa, chiedeva nell’articolo 14 agli Stati ratificanti di inserire l’educazione all’affettività – prima si chiamava educazione sessuale – nelle scuole di ogni ordine e grado. L’hanno riconosciuta necessaria tutti i paesi del nord Europa a partire dagli anni 50. Poi, a cascata, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, l’hanno assunta anche la Germania, la Francia, l’Olanda, il Regno Unito, la Spagna. Lasciando l’Italia e la Grecia come unici Paesi in cui nulla in termini normativi è mai stato fatto.
Adesso, e lo vedremo, sembra sia arrivato anche il nostro momento e nessuno pensi che tutto si gioca in Parlamento. Non è finito lo sforzo con cui avete contribuito a questo primo successo. La pressione affinché non venga snaturata “troppo” la legge ci deve vedere di nuovo tutti impegnati. Bisogna vigilare e monitorare il lavoro istruttorio. A partire dall’adozione del testo base. La nostra legge non è l’unica ad essere stata presentata in questi anni: ci sono proposte che vanno da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle. Siamo consapevoli che l’ora dedicata all’educazione sentimentale sarà molto difficile da portare a casa, ma ci sono dei punti sui quali ci deve essere grande fermezza: formazione a tutti gli insegnanti e libri di testo.
Chi fa la formazione? C’è un elenco sterminato. Dimentichiamo che anche in Italia sono arrivati nelle accademie universitarie i corsi di laurea in gender studies materia in sé già multidisciplinare esattamente come multidisciplinare deve essere l’approccio alla prevenzione e al contrasto alla violenza. Tre filoni vanno seguiti: educazione sessuale, educazione civica, educazione di genere. E poi l’esperienza pratica da cui poter attingere che sono appunto i centri antiviolenza e le associazioni che in questi anni questo ruolo di formatori l’hanno già assunto.
Quali libri di testo? Anche qui l’elenco è sterminato. Bisogna far seguire il codice Polite e bisogna dare spazio alla lettura e alla letteratura di genere.
Battaglie coraggiose sono state intraprese in questi anni, penso a quella della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi che dopo aver portato delle favole che tengono conto dei cambiamenti sociali se l’è viste come nei peggiori periodi oscurantisti bandite dalle biblioteche della città per decisione del Sindaco. E tante tante realtà – piccole e grandi – che sono state capaci di produrre e diffondere la cultura della realtà.
Oggi ci dobbiamo riconnettere ancora una volta. E farlo però non più in una condizione di debolezza ma di forza perché il primo risultato lo abbiamo prodotto. L’associazione Frida Kalho di Marano (Napoli) con alla testa Stefania Fanelli che, generosamente, a spese proprie, ha prodotto 10.000 cartoline per chiedere al Governo di discutere la proposta di legge può dire a se stessa di avere vinto. Di esserci riuscita. Ma adesso ci aspetta un altro step non meno faticoso e va seguito con attenzione.
I mezzi e gli strumenti per osservarlo direttamente e in trasparenza esistono: gli stenografici del lavoro in commissione attraverso il sito della Camera e le dirette video dell’aula; la comunicazione costante dei parlamentari del gruppo di Sinistra Italiana con un attenzione maggiore chiaramente da parte mia che sono la prima firmataria e da parte di Annalisa Pannarale che seguirà il provvedimento in commissione; il lavoro di diffusione che metteranno i campo le compagne che hanno dato vita a Pink Factor Elettra Deiana, Cecilia D’Elia, Elisabetta Piccolotti, Maria Pia Pizzolante, Giorgia Serughetti; le giornaliste e i giornalisti che si sono sempre occupati del tema come Loredana Lipperini, Riccardo Iacona, Raffaele Lupoli, Giacomo Russo Spena, Michele Cucuzza, Roberto Moliterni, Giovanna Pezzuoli e tutto il blog della 27a ora del Corriere della Sera, Zeroviolenza, Leggendaria, Maria Fabbricatore di Fimmina tv, Luca Sappino, Angela Azzaro, l’Huffington Post; gli artisti che hanno prestato professionalità e sostegno alla causa come Gustav Hoffer e Luca Ragazzi che hanno girato il video clip #1oradamore o come Serena Dandini, Lunetta Savino, Paola Minaccioni che hanno firmato l’appello; il teatro Rossi di Pisa che mi ha accolta sul palco ed Elena Fazio e Angela Sajeva che l’hanno portata in scena; l’associazione Carminella e Amore e psiche che l’hanno portata dentro l’Università; il Pride di Palermo che è stato il primo a crederci e a volerci dedicare una giornata intera e così poi tutti i movimenti GLBT che hanno portato avanti questa battaglia; le famiglie arcobaleno e l’Agedo; le forze dell’ordine come il Commissariato di Torpignattara, che ha promosso insieme a Leonardo Loche al Liceo Immanuel Kant iniziative di approfondimento sul tema. In tre anni ho fatto centinaia di iniziative, di presentazioni di questa legge in cui ho incrociato le esperienze più diverse, di questo devo ringraziare in gran parte Sinistra ecologia e libertà, quelle compagne e quei compagni sui territori che c’hanno creduto ed hanno fatto nelle proprie realtà un lavoro straordinario. E in ultimo Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel, che non mi ha fatto mancare mai il suo supporto, e il capogruppo Arturo Scotto, che ha spinto per farla calendarizzare.
Ecco ci siamo, adesso tocca davvero a noi. Ci sarà da divertirsi.
A questo link possiamo ancora firmare la petizione
https://www.change.org/p/educazione-sentimentale-nelle-scuole-1oradamore
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In Veneto una mozione sulla fantomatica teoria del Gender. Il Governo quando metterà fine a queste voci infondate? #1oradamore

Ci risiamo. Dopo il ritiro dei libri educativi che rispettano le parità di genere da parte del sindaco di Venezia Brugnaro, dal Veneto arriva un’altra notizia davvero preoccupante: la giunta regionale ha votato a maggioranza una mozione priva di fondamento scientifico e completamente inventata sulla fantomatica teoria del gender. L’educazione contro gli stereotipi sarebbe responsabile, secondo i ventiquattro consiglieri che hanno votato a favore, di “sessualizzazione precoce, dipendenza dalla pornografia, aumento pedofilia”. Ciò è dimostrabile, a detta dei proponenti, a partire dalle esperienze di Inghilterra e Australia. Insomma un’altra pagliacciata degli ultra-cattolici che continuano a creare confusione e ad allarmare famiglie intere prima dell’inizio della scuola.

Il Governo quando metterà fine una volta per tutte a queste voci infondate? Il silenzio sul tema delle pari opportunità, della prevenzione al bullismo e agli stereotipi è davvero imbarazzante. Quando hanno intenzione di rispondere alle nostre innumerevoli interrogazioni parlamentari? Il 19 e 20 settembre a Roma si svolgerà “Educare alle differenze 2” organizzato dall’associazione Scosse, un luogo dove confluiscono esperienze da tutte le parti d’Italia. Se ci fosse un’informazione pulita sono sicura che anche alcuni passaggi normativi risulterebbero più semplici, dall’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole al riconoscimento delle unioni civili. #1oradamore

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Tutti quelli che affermano che finalmente anche gli insegnanti emigreranno per lavorare, lo sanno che l’87,3% di questi assunti è donna?

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Li hanno accusati di non aver bisogno di lavorare e di essere dei privilegiati. I docenti a cui sono state assegnate finora le cattedre a disposizione sono stati raffigurati come dei parassiti statali, in un racconto totalmente falsato dalla propaganda ministeriale e filogovernativa.

La “buona scuola” è una riforma che non tiene conto della realtà del Paese e della professionalità di tanti insegnanti. Affidare ad un algoritmo la vita delle persone è quanto di più irresponsabile e miope possa esistere: tutti quelli che affermano così candidamente che finalmente (quasi in una sorta di vendetta sociale) anche gli insegnanti emigreranno per lavorare, lo sanno che l’87,3% di questi assunti è donna? Dov’è finita la retorica renziana sulla maternità? Come si concilia l’allontanamento di una madre dal nucleo familiare con il modello “Mulino bianco” che ci hanno propinato in questi anni? Ci ricordiamo o facciamo finta di non sapere che sulle spalle delle donne grava tutto il welfare nazionale?

Eppure oggi ci sarebbe anche una buona notizia: grazie alla campagna #ChiediamoAsilo, che ho avuto il piacere di presentare alla Camera con ActionAid, è stato riaperto dopo due anni un asilo nido pubblico a Reggio Calabria. E allora aprite asili, migliorate i trasporti, fate assistenza gratuita agli anziani e poi magari ne riparliamo.

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La scuola aziendalista ed elitaria di Renzi è già realtà

Sono quasi 30mila i docenti di Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia che dovranno spostarsi al Nord per avere l’incarico a tempo indeterminato. Nessun rimborso per i viaggi e l’affitto di una nuova casa. Chi ha figli o una famiglia avrà poche alternative: o portarsi tutti con sé o lasciare i propri affetti. È il risultato della nuova scuola voluta dal Governo: i docenti saranno dei pacchi postali, pronti a soddisfare le richieste dei presidi manager e della grande fabbrica dell’Istruzione.

Ecco in sintesi il modello aziendalista ed elitario di Renzi, utilizzato per beni pubblici e garantiti dalla Costituzione come la scuola e la formazione. Purtroppo sarà difficile tornare indietro.

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Renzi invia il kit per rispondere alle critiche sulla riforma della scuola. Basta propaganda, diano risposte reali a docenti e studenti

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Continuano le lezioni di comunicazione tenute dal premier e segretario del Pd Renzi ai suoi deputati. In mail i parlamentari democratici hanno ricevuto un bignami della riforma della scuola per rispondere alle domande dei gufi o tenere testa ai “concorrenti” nei talk show.

Si tratta di un kit, una faq con risposte pronte all’uso, che nelle modalità somiglia molto agli strumenti del berlusconismo 1.0, quello delle origini, fatto di marketing e Publitalia. Un atto di propaganda del tutto inutile perché il confronto, quello vero e non mediato dai mezzi di comunicazione, sarebbe dovuto avvenire con i docenti e gli studenti scesi in piazza in questi mesi. Un confronto che questo Governo ha negato. Oggi non bastano pareri sintetici, sicuri e da professionisti della retorica: bisognerà dare risposte reali a chi sarà sballottato da una cattedra italiana all’altra, a chi ha terminato il TFA e non troverà nemmeno una supplenza, a quegli studenti che saranno costretti a frequentare un sistema di scuole di serie A e di serie B.

Una domanda, da gufa, mi viene in mente. Ma non è che i deputati Pd hanno votato (sulla fiducia, è il caso di dirlo) una riforma che non conoscono e su cui devono essere istruiti?

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Non è mai il momento giusto per discutere l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole

Non basta dire “siamo contro tutte le discriminazioni”, bisogna attivare gli strumenti di prevenzione, come l’educazione sentimentale a scuola per contrastare violenze, bullismo ed omofobia.
La ministra all’Istruzione Giannini e il sottosegretario Faraone ci avevano assicurato che avremmo discusso al più presto l’introduzione di questo insegnamento, previsto dalla Convenzione di Istanbul. Mentivano. E non è l’unica menzogna che accompagna questa pessima legge sulla scuola. ‪#‎1oradamore‬

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Il Pd festeggia. Ma è un giorno triste per la scuola pubblica

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Il Pd festeggia in aula l’approvazione della riforma della scuola. Per me questo passaggio parlamentare è il più doloroso che ho dovuto sostenere dall’inizio della legislatura.

La scuola è la principale istituzione che traccia un modello di società: fino ad adesso vantavamo una scuola giusta, sicuramente con alcuni problemi da risolvere, che però metteva tutte e tutti nelle condizioni di avere accesso al sapere indipendentemente dalla classe sociale e dalla collocazione geografica.

Vantavamo una scuola laica e pubblica, in cui la libertà di insegnamento permetteva la possibilità di maturare un pensiero critico. Io ad esempio, figlia di un ferroviere e di una casalinga, nata e cresciuta in un quartiere periferico di Reggio Calabria, ho avuto una formazione di alta qualità, la stessa di coloro che provenivano da famiglie agiate dei migliori quartiere di qualsiasi città del nord.

Per i miei figli, per i miei nipoti avrei voluto esattamente questo.

Oggi invece il Pd realizza il modello aziendalista ed elitario che non era riuscito a costruire il Governo Berlusconi.

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Question time alla ministra Giannini sull’educazione sentimentale, la strategia nazionale Lgbt e l’applicazione della Convenzione di Istanbul

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
nel 2013 l’Italia ha aderito, attraverso il Dipartimento per le pari opportunità e l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni (Unar), al programma del Consiglio d’Europa, che adottava la strategia nazionale lgbt 2013-2015, il cui obiettivo era prevenire e contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
sempre nel 2013, il Parlamento italiano è stato il quinto in Europa a ratificare – all’unanimità – la Convenzione di Istanbul, convenzione europea in cui è espressamente indicata la necessità di inserire nei percorsi scolastici di ogni ordine e grado delle forme di educazione all’affettività, ovvero uno spazio in cui è possibile far confrontare i ragazzi sulle relazioni, sulle differenze di genere, sulla risoluzione dei conflitti;
il 4 giugno 2015, nessun delegato istituzionale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si è presentato alla conferenza stampa convocata a Roma dall’Asse educazione e istruzione organizzato da Unar e Re.a.dy nell’ambito della strategia nazionale; lo si apprende da un comunicato delle associazioni lgbt Agedo, Arcigay, ArciLesbica, Associazione radicale certi diritti, Equality Italia, Famiglie arcobaleno, Gay center, Mit, che in quell’occasione confermava anche la pubblicazione on line del portale lgbt, ormai pronto, uno degli obiettivi della strategia nazionale e per cui infatti erano stati stanziati degli appositi fondi pubblici e di cui on line non si ha ancora traccia, a distanza di venti giorni;
nei giorni precedenti alla manifestazione, svoltasi il 20 giugno 2015 a Roma, denominata «Difendiamo i nostri figli», in vari gruppi Facebook e Whatsapp di molti genitori di studenti sono comparsi dei messaggi allarmistici su fantomatici corsi di «teoria del gender», veicolati in alcuni casi addirittura da una dirigente scolastica, come per una circolare n. 289 diffusa presso l’istituto romano «Via P. A. Micheli» e su cui gli interroganti hanno già presentato un’interrogazione a risposta scritta, in cui si invitavano i genitori ad «informarsi meglio» sul sito del comitato promotore della manifestazione organizzata da gruppi cattolici;
secondo l’Istat erano più di 3 milioni gli italiani che si dichiaravano omo o bisessuali nel 2012 e secondo una ricerca condotta dall’associazione Arcigay, con il patrocinio dell’Istituto superiore di sanità, già nel 2005, il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 per cento delle lesbiche con più di 40 anni ha almeno un figlio. Attualmente, nonostante non esista un registro nazionale ufficiale delle unioni civili, si calcola che i figli di coppie omosessuali siano in Italia circa 100 mila –:
in questo clima di «caccia alle streghe», di totale confusione e di sostanziale diffamazione nei confronti di associazioni coinvolte in numerosi percorsi scolastici di successo che colmano il vuoto lasciato dai programmi ministeriali su qualsiasi aspetto dell’educazione all’affettività, come intenda il Ministro interrogato attendere agli impegni presi attraverso la strategia nazionale lgbt e attraverso la Convenzione di Istanbul nel contrasto all’omofobia, agli stereotipi e alla violenza di genere.
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La mia lettera al direttore dell’Avvenire sull’inesistente “teoria del gender”

Il 20 giugno si terrà una manifestazione a Roma dal titolo “Difendiamo i nostri figli: no alla teoria del gender”. Un momento promosso da associazioni e gruppi cattolici per “riaffermare il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la colonizzazione ideologica della teoria gender nelle scuole”. Ovviamente credo che i presupposti da cui parta questa manifestazione siano fallaci e per molti versi infondati. Ma rientra nei diritti legittimi delle famiglie cattoliche scendere in piazza e radunarsi attorno a delle idee, delle opinioni.

Non mi stupiscono ma dispiacciono le rivendicazioni sul modello unico di famiglia composto da un uomo e una donna e fondato sul matrimonio. Lottiamo da decenni per il riconoscimento dei diritti fondamentali a cittadini considerati di serie B solo perché amano una persona dello stesso sesso. Mancanze e ritardi intollerabili che riducono gli spazi di libertà in questo Paese. La famiglia non può essere solo di un tipo, perché non lo è mai stata e mai lo sarà.

In questo ha una grave responsabilità il Governo, che ancora rimanda e prende tempo anche sulla trascrizione in Italia dei matrimoni gay avvenuti all’estero. Mentre con il suo silenzio continua ad ignorare sia il riconoscimento di diritti che ad appoggiare teorie fasulle sull’educazione scolastica e sulla fantomatica teoria del gender. Quest’ultima non esiste; è una invenzione che vuole soltanto ostacolare l’idea di una scuola nuova, aperta, inclusiva.

Non si può far finta di non vedere la realtà e non si può non confrontarsi con i Paesi che insieme a noi compongono l’Europa: in tutti gli stati, ad eccezione di Italia e Grecia, esiste una forma di educazione all’affettività, ovvero uno spazio in cui è possibile far confrontare i ragazzi sulle relazioni, sulle differenze di genere, sulla risoluzione dei conflitti. Argomenti centrali nella formazione degli studenti, utili anche come strumento di prevenzione della creazione di stereotipi di genere che conducono a fenomeni di violenza, bullismo e omofobia. Questa non è ideologia, ma un dato di realtà. E la scuola, luogo di confronto per eccellenza, non può sottrarsi dal prevedere l’educazione sentimentale nei propri piani didattici, proprio come indica l’art. 14 della Convenzione di Istanbul.

Se ci fosse consapevolezza di questi temi forse si guarderebbe al vero problema che riguarda in primis il rapporto tra le donne e la maternità. Dentro e fuori dalla famiglia tradizionale. Siamo davanti a disparità che tagliano fuori dal mercato del lavoro le donne che scelgono di avere un figlio. Nessun servizio, pochi congedi, contratti senza tutele, mancanza di asili nido. Sono solo alcune delle difficoltà che ogni giorno vivono milioni di donne nel nostro Paese. E in tutto questo il Governo tace colpevolmente. E su cui forse sarebbe il caso di squarciare il velo dell’indifferenza.

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