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La mia interrogazione sulla demolizione di alcune abitazioni nel centro storico di Cosenza

COSENZA

Interrogazione a risposta scritta 4-16687

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
agli inizi di marzo del 2017 l’amministrazione comunale di Cosenza, senza alcuna autorizzazione scritta da parte della Soprintendenza, ha proceduto all’abbattimento degli edifici siti nel centro storico compresi tra via Bombini, via Gaeta e corso Telesio e, per sovrapprezzo, anche di quelli siti in altre aree che non aveva potuto abbattere nel 2014 a causa di veto opposto dall’allora soprintendente Garella;
il sindaco Mario Occhiuto, senza aver richiesto preventivamente, a quanto consta agli interroganti, la necessaria autorizzazione, redige una ordinanza di giunta (n. 4937 del 30 luglio 2014) nella quale ordina l’abbattimento di alcuni edifici nel centro storico, per la precisione in via Santa Lucia;
l’allora Soprintendente, architetto Luciano Garella, venuto a conoscenza, si può presumere dalla stampa, delle intenzioni del sindaco invia prontamente una nota, la n. 13118 del 7 ottobre 2014, nella quale ricorda all’amministrazione comunale di Cosenza che qualsivoglia tipo di intervento nel centro storico deve essere autorizzato dalla Soprintendenza;
il 28 ottobre del 2014 il comando dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale invia una nota all’amministrazione comunale di Cosenza, chiedendo di conoscere le iniziative che si intendono intraprendere in ottemperanza alle prescrizioni che la Soprintendenza ha impartito con la nota n. 13118 sopra richiamata, in cui si rappresentava che il centro storico di Cosenza è in gran parte soggetto a vincolo di tutela paesaggistica;
in seguito a questo scambio di note il sindaco non fa eseguire l’ordinanza di demolizione succitata, ma, nel 2016, dopo esser stato rieletto, emette una seconda delibera dello stesso tenore, la n. 41 del 19 ottobre 2016, con la quale ordina di demolire alcuni palazzi nel centro storico, perché ritenuti pericolanti. La delibera riporta in oggetto: «Demolizione di opere per somma urgenza – immobili siti in Cosenza – Centro Storico – Compresi tra Via Bombini, Via Gaeta e Corso Telesio. L’importo totale dei lavori ammonta a 384.768,87 euro»;
il nuovo soprintendente Mario Pagano, in una nota del 30 novembre 2016, risponde ad una tardiva e semplice informativa dell’amministrazione comunale di Cosenza riguardante la delibera n. 41 del 19 ottobre 2016, scrivendo che tutti gli interventi previsti nel centro storico sono sottoposti a preventiva autorizzazione da parte della Soprintendenza e, facendo cenno ad accordi verbali, e rinvia tutto ad un sopralluogo congiunto da effettuarsi in data 1° dicembre 2016, alle ore 10,30;
gli edifici abbattuti oltre ad essere tutelati, come tutti quelli ricadenti nei centri storici, dal vincolo paesaggistico erano di particolare interesse storico ed architettonico perché comparivano già nel catasto murattiano, erano presenti nella cartografia del catasto post-unitario datato 1873 e, per di più, da documenti d’archivio si è a conoscenza del fatto che tutta quest’area era stata sede, almeno dal XVIII secolo, di botteghe artigianali. Ad ulteriore aggravante viene la consapevolezza che, agli inizi del ’900, il soprintendente Edoardo Galli, aveva trovato e segnalato la presenza di possenti muri romani proprio sotto Palazzo Cosentini che è adiacente agli edifici abbattuti fra Corso Telesio, via Bombini e via Gaeta –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, constatato l’abbattimento dei palazzi storici da parte dell’amministrazione comunale senza preventiva autorizzazione paesaggistica e in contrasto con gli articoli 12 e 13 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni, se siano state assunte o si intendano assumere tutte le iniziative di competenza per la tutela del patrimonio sito nel centro storico di Cosenza. (4-16687)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16687&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sulle presunte irregolarità nelle nomine tecniche dell’amministrazione di Nocera Terinese

 NOCERA

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel 2008, in seguito a un’indagine della direzione distrettuale antimafia, viene sequestrata la casa di riposo per anziani di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, rimasta incompiuta. Le indagini avevano dimostrato la presenza di infiltrazioni mafiose nell’appalto che era stato vinto dalla ditta Ade costruzione srl;
i provvedimenti sono stati firmati dal sostituto della direzione distrettuale antimafia Gerardo Dominijanni, titolare dell’inchiesta che rappresenta una costola dell’operazione «Progresso» che vede alla sbarra presunti esponenti della cosca Giampà di Lamezia;
dagli accertamenti sarebbe emerso che all’impresa Ade costruzioni (che si aggiudicò l’appalto con un ribasso del 18 per cento su base d’asta di 983.000 euro) sequestrata a novembre del 2007, in seguito all’arresto del suo titolare, Antonio De Vito, avvenuto insieme a quello di Pasquale Giampà per una presunta tentata estorsione a un commerciante di autoricambi, anche dopo l’arresto di De Vito, sarebbe stato consentito di continuare i lavori evitando il possibile rischio di un intervento interdittivo per la certificazione antimafia dalla prefettura di Catanzaro;
molti furono i soggetti coinvolti nelle indagini, anche numerosi esponenti delle istituzioni, tra cui l’ex sindaco di Nocera Torinese e Gerardo Luciano Esposito, in qualità di dipendente dell’ufficio tecnico comunale e che è attualmente sotto processo per reati aggravati dall’articolo 7 della legge n. 203 del 1991: per aver agevolato la cosca mafiosa e per il reato di corruzione ai danni dell’amministrazione comunale di Nocera. Esposito è indagato anche per occultamento di atti pubblici e turbativa d’asta;
solo nel 2015, in seguito all’uscita di quattro consiglieri di maggioranza, e all’arrivo della commissaria dottoressa Ratundo, viene rimosso il geometra Esposito;
le elezioni del 2016 vengono vinte dall’avvocata Fernanda Gigliotti la quale, dopo alcuni mesi dalla sua elezione, reintegra Esposito, che è a tutt’oggi sotto processo per i reati sopra esposti, nominandolo capo dell’ufficio tecnico;
il gruppo di minoranza del consiglio comunale di Nocera Torinese ha, nell’ottobre del 2016, inviato una circostanziata segnalazione all’autorità nazionale anticorruzione, alla regione Calabria e alla procura della Repubblica, non solo per le numerose violazioni delle norme che regolano gli appalti, ma anche per denunciare una palese distrazione di fondi pubblici, gestiti dall’ufficio tecnico in capo a Esposito, il quale avrebbe dato incarichi a familiari, amici e parenti di membri di maggioranza del consiglio comunale nella gestione della demolizione di un «ecomostro» sito sulla costa della cittadina –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda valutare la sussistenza dei presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-16641)
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16641&ramo=CAMERA&leg=17
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Bambini e anziani senza luce e acqua. Come procede lo sgombero della baraccopoli di Cosenza? La mia interrogazione

baraccopoli
Interrogazione a risposta scritta 4-16340

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
da oltre 60 anni, a Cosenza, in via Reggio Calabria, sorge una baraccopoli, in cui da diverse generazioni vivono 25 famiglie rom, tutti cittadini italiani, in condizioni di gravissimo disagio;
fino ad oggi nessuna amministrazione comunale è riuscita a risolvere questo caso e anche numerosi bambini vivono nel peggiore degrado, così come gli abitanti del circondario, essendo il luogo circostante adibito quasi a discarica a cielo aperto;
il 30 marzo 2017 un intervento ufficiale delle istituzioni ha avviato un processo di smantellamento della baraccopoli tagliando l’energia elettrica e l’acqua, costringendo 15 bambini e 7 persone anziane, di cui alcune gravemente malate, a vivere senza luce e senza gas;
in seguito all’episodio, un delegato di Fondazione Romanì Italia ha presentato un esposto presso il tribunale di Cosenza per una veloce risoluzione del problema, ma ad oggi non vi è stata alcuna risposta da parte delle istituzioni;
già quattro mesi fa la Fondazione Romanì Italia aveva presentato al sindaco di Cosenza un’ipotesi di soluzione finalizzata sì a smantellare la baraccopoli, ma attraverso un processo di sviluppo e inclusione della comunità, progetto inizialmente condiviso dal comune ma che si è smentito con l’avvio dello sgombero nella totale assenza di un piano alternativo per le famiglie –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano affrontare la questione, anche alla luce dei profili di ordine pubblico, e garantire un corretto spostamento delle famiglie coinvolte e verso dove, favorendo progetti di inclusione e integrazione, in special modo a tutela dei minori che vivono nella baraccopoli di via Reggio Calabria. (4-16340)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16340&ramo=CAMERA&leg=17

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Corruzione e collusioni nella gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La mia interrogazione

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Interrogazione a risposta scritta 4-16323

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la SaCal spa è la società partecipata a capitale misto pubblico e privato che gestisce l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, aeroporto denominato di interesse nazionale e di particolare rilevanza strategica nel Consiglio dei ministri del 27 agosto 2015;
l’11 aprile 2017, l’operazione «Eumenidi», condotta a partire dal 2015 dai militari del gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme e dagli agenti della polizia di frontiera, nel locale aeroporto internazionale, coordinati dalla locale procura della Repubblica, ha condotto agli arresti domiciliari del presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo, del direttore generale, Pierluigi Mancuso, e della responsabile dell’ufficio legale, Ester Michienzi nonché a 12 richieste di sospensione dai pubblici uffici e 40 perquisizioni, tutte legate a vicende di gestione della SaCal, nei confronti di altrettante persone indagate nell’inchiesta, tra cui esponenti delle istituzioni, imprenditori e ufficiali pubblici;
l’indagine Eumenidi ha accertato numerosi episodi di peculato da parte della dirigenza SaCal, viaggi, pranzi e soggiorni personali in strutture di lusso, con indebita imputazione degli elevati costi al bilancio della società. Numerosi illeciti sono stati riscontrati soprattutto nella gestione del progetto, finanziato con fondi pubblici, denominato «Garanzia giovani», finalizzato all’inserimento di giovani meritevoli e con specifici prerequisiti in un tirocinio retribuito: in seguito a pressioni indebite, anche da parte di politici e dirigenti pubblici, e a interventi illeciti sulle procedure di selezione previste dal bando, sarebbero stati inseriti nel suddetto progetto soltanto amici e parenti degli indagati;
in seguito alla dichiarazione di fallimento della Sogas, nel febbraio 2017, la SoCal si era aggiudicata l’appalto di gestione provvisoria degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone;
in seguito alle disposizioni eseguite presso la dirigenza SoCal si parla di commissariamento della suddetta;
le vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici della SaCal hanno scoperchiato un sistema malato che in questi anni ha fatto del principale scalo calabrese un terreno di spartizione di interessi opachi, un grumo di poteri politico – affaristico – clientelari gravitanti intorno al capoluogo e a poche famiglie imprenditoriali e la politica locale, pur avendo gli elementi per intervenire non lo fece, preferendo confermare fiducia ad amministratori già dalle prime indagini nell’agosto 2015 entrati nell’occhio di quello che oggi appare un vero ciclone giudiziario;
la dirigenza locale di Sinistra Italiana aveva chiesto l’azzeramento del consiglio di amministrazione a guida Colosimo dopo l’operazione «Perseo» della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva coinvolto l’allora vicepresidente SaCal Gianpaolo Bevilacqua, denunciando le possibili infiltrazioni di esponenti dei clan lametini e calabresi nell’ente, poi emerse da varie inchieste della magistratura, con appartenenti a famiglie mafiose assunte all’interno dell’aeroporto, poi finiti agli arresti per fatti criminosi –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per favorire, nel territorio di cui in premessa, una progettualità non piegata a logiche di potere e interessi di parte, secondo imprescindibili criteri di etica e competenza manageriale, in particolare al fine di garantire l’immagine e lo sviluppo dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. (4-16323)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16323&ramo=CAMERA&leg=17

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Licenziato perché affetto da Parkinson, la mia interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

camion
Interrogazione a risposta scritta 4-16243

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
La Teknoservice è un’azienda che si occupa di raccolta e trasporto rifiuti solidi urbani e ingombranti, spazzamento stradale e raccolte differenziate di Piossasco, in provincia di Torino;
a metà marzo 2017 il dipendente della Teknoservice, Franco Minutiello, cinquantanovenne di Cuorgné, in provincia di Torino, riceve la notifica di licenziamento in seguito alla sua comunicazione di essere affetto dal morbo di Parkinson, malattia che fino ad allora non gli aveva comunque impedito di svolgere regolarmente le sue mansioni professionali alla guida dei camion;
oltre che valutarlo «inabile al lavoro», la Teknoservice non individua un’altra possibile mansione per la ricollocazione di Minutiello, che lavora per l’azienda dal 2013;
l’operaio dichiara, dopo aver trovato una cura che sembra stabilizzarlo, «Mi stabilizzo e sono pronto a tornare al lavoro, mia unica fonte di reddito e di vita e di stimolo a non arrendermi – conferma l’uomo –. A quel punto chiamo l’azienda, comunico che sono disponibile a rientrare e che, per agevolarli, ho attivato la legge 104 per avere il part time, cioè due ore pagate dall’Inps e altre 4 dal datore di lavoro […] Da una parte mi tranquillizzano, dicendo che stanno trovando la soluzione per ricollocarmi, e dall’altra, dopo avermi mandato a visita medica interna – due ore dopo – mi inviano il telegramma per licenziarmi […] Io però continuo a guidare la mia macchina e potrei proseguire a fare il mio lavoro. Tra poco più di un anno potrei andare in pensione proprio per la mia malattia, ma mi darebbero poco più di 500 euro, non mi bastano per vivere e poi io voglio continuare a lavorare. Quella che mi è capitata è una grande ingiustizia, secondo me per la mancanza di una legge sulla salvaguardia delle categorie protette, seria ed efficace» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda assumere iniziative ispettive presso l’azienda in questione e per tutelare il lavoratore. (4-16243)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16243&ramo=CAMERA&leg=17

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Saltano i sostegni garantiti dalle scuole agli studenti con disabilità. La mia interrogazione al Ministero dell’Istruzione e al Ministero delle Politiche Sociali

ledha
Interrogazione a risposta scritta 4-16246
COSTANTINO e FRATOIANNI.
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per
sapere – premesso che:

LEDHA, la Lega per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, in una lettera inviata alle delegazioni lombarde di senatori e deputati inviata il 15 febbraio 2017, espone la denuncia della Federazione Lombarda delle Associazioni di Persone con disabilità rispetto al decreto legislativo n. 378 sottoposto al parere delle Commissioni Parlamentari e come abbia invocato in premessa e nelle finalità i riferimenti legislativi e i principi che hanno ispirato negli ultimi decenni le migliori esperienze di integrazione scolastica delle persone con disabilità in Italia, disattendendoli invece nel testo della norma;
nella parte iniziale dello «Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità» (378), sul quale le Commissioni VII Cultura e XII Affari Sociali hanno espresso il proprio parere nella seduta del 16 marzo 2017 e la Commissione V Bilancio ha espresso il proprio parere nella seduta del 23 marzo 2017, si legge il richiamo all’articolo 3 della Costituzione, a due leggi fondamentali (la 104 del 1992 e la 328 del 2000) e alla classificazione «ICF» dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche riferimenti alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, richiamandosi all’articolo 24, dedicato a Educazione e Istruzione, prendendo spunto dagli oltre quarant’anni anni di integrazione scolastica italiana: un’esperienza unica al mondo, prima vera eccellenza della nostra scuola;
all’articolo 1, che declina i principi e le finalità del decreto si legge: «l’inclusione scolastica riguarda tutti gli studenti (…), si realizza (…) attraverso la condivisione del progetto inclusivo fra scuole e famiglie (…). È impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica (…)»;
lo schema di decreto però presenta secondo gli interroganti una serie di elementi che stravolgono e tradiscono le premesse, oltre che le aspettative di tutte le persone con disabilità, dei loro familiari e delle loro associazioni, poiché i sostegni che fino a oggi hanno garantito l’integrazione scolastica (insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione, educatori, trasporti, ausili…) sono tutti confermati ma «nei limiti delle risorse disponibili» senza che venga specificato, soprattutto per le competenze attribuite agli Enti Locali (articolo 3, comma 5), quali e quante risorse saranno messe a loro disposizione per renderne effettivo l’esercizio, in pratica rendendo i sostegni all’inclusione diritti non più esigibili;
laddove già negli ultimi anni la didattica sembra assumere tratti sempre meno inclusivi, vista la scarsità delle risorse destinate alla formazione dei docenti, in base al decreto sopra citato, la continuità educativa verrebbe perciò assicurata solo da un articolo del decreto privo di risorse economiche tangibili atte ad assicurarne la sussistenza, e le decisioni saranno in capo a commissioni mediche che scorporeranno l’esito della fattibilità economica del sostegno in tre momenti in cui in nessun caso sarà riconosciuta alle famiglie possibilità di testimonianza o audizione;
secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 275 del 2016) «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione» –:
come intendano i Ministri interrogati tenere conto delle valutazioni e delle memorie delle associazioni che si occupano di disabilità, garantendo l’accesso e la piena fruibilità didattica a tutti i bambini e gli adolescenti in età scolastica al di là della loro condizione di disabilità. (4-16246)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16246&ramo=CAMERA&leg=17

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Ancora caporalato, ancora schiavitù. La mia interrogazione sui fatti di Ginosa

caporalato

Interrogazione a risposta scritta 4-15891
COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:

il 7 febbraio 2017 presso la sede del sindacato Flai-Cgil di Taranto si sono presentati cinque lavoratori rumeni intenzionati a denunciare l’azienda presso la quale avevano fino a quel momento prestato servizio perché si rifiutava di corrispondere loro il salario per il lavoro svolto e dichiarano che altri 25 dipendenti della stessa azienda sono rimasti sul posto nelle stesse condizioni;
i cinque lavoratori sono stati presi e «scaricati» da referenti dell’azienda presso il porto di Taranto e riescono a raggiungere la sede della Flai cercando su google le parole «caporalato» e «schiavitù»;
in quella sede gli stessi raccontano di condizioni di lavoro disumane, anche 16 ore al giorno per pochissimi euro, quando e se venivano remunerati, di aver vissuto in 30 persone, tra uomini e donne, in una struttura in aperta campagna a Ginosa marina, composta di 3 stanze, invasa dai topi, alle spalle di un porcile da cui emanava un tale fetore per cui era impossibile far areare il minuscolo alloggio;
nessun contatto con l’esterno era concesso loro, anche per il cibo provvedeva il caporale e, in caso di necessità di medicine, provvedeva il titolare dell’azienda. Alle donne era concesso di fare la doccia a 5 alla volta per un massimo di 10 minuti, agli uomini per un massimo di 5 minuti;
a tutti gli abitanti dell’alloggio erano stati «sequestrati» i documenti dal caporale;
in seguito alla visita presso il sindacato, i 5 uomini sono stati accompagnati presso l’Ispettorato del lavoro dove hanno presentato regolare denuncia e in seguito, aiutati dalla struttura regionale della Cgil sono stati ospitati e rifocillati;
il 23 febbraio 2017, uno dei 5 lavoratori aiutati dalla Flai richiede ai responsabili aiuto per altri due lavoratori, un uomo e una donna, anche loro abbandonati dallo stesso caporale presso il porto di Taranto, e che avevano ricevuto percosse. In ospedale, viene dichiarato che l’uomo ha fratture al setto nasale e alle ossa intorno all’occhio. Anche loro hanno sporto regolare denuncia e sono stati poi aiutati;
attualmente, i lavoratori e le lavoratrici si trovano in luogo protetto e si attende l’esito delle indagini delle forze dell’ordine –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come si intenda procedere, anche alla luce dell’approvazione della legge contro il caporalato, per prevenire questi fenomeni di vera e propria riduzione in schiavitù di lavoratori, e se non ritengano di dover promuovere controlli incrociati fra i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per verificare la posizione dell’azienda denunciata dai lavoratori e delle lavoratrici. (4-15891)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15891&ramo=CAMERA&leg=17

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La Calabria abbandonata dalle infrastrutture. Migliaia di posti di lavoro persi, la mia interrogazione

infrastrutture calabria
Interrogazione a risposta scritta 4-15879
COSTANTINO, FRATOIANNI e PLACIDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:

il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a seguito dei rilievi mossi dalla Corte dei conti, che avrebbe rilevato carenze nel progetto di realizzazione del 3o megalotto della strada statale 106 tra Sibari e Roseto Capo Spulico – compreso fra l’innesto con la strada statale 534 (chilometro 365+150) fino a Roseto Capo Spulico (chilometro 400) – ha ritirato la delibera Cipe che assegnava le risorse necessarie all’avvio dei cantieri;
l’opera è inserita nel 1o programma «infrastrutture strategiche» delibera Cipe n. 121 del 2001 legge obiettivo n. 443 del 2001;
l’inserimento dell’infrastruttura nell’intesa generale quadro – «accordo di programma per il sistema delle infrastrutture di trasporto nella Regione Calabria» risale al maggio 2002 e la si indica come autostrada Jonica E90 Lecce-Taranto-Sibari-Reggio Calabria, intervento inserito a sua volta nel piano decennale ANAS 2003-2012 e di investimento ANAS 2007-2011;
l’aggiudicazione provvisoria risale al dicembre 2010, aggiudicatarie sono le imprese ASTALDI-IMPREGILO per 791 milioni, il tutto rimane impantanato a causa di una clausola della delibera Cipe 103 del 2007 dove gli stanziamenti a favore vengono subordinati all’assegnazione di tutte le altre coperture (primi 154 milioni di euro legge obiettivo), il costo complessivo totale è di 1.234 milioni di euro, sono del 2008 ulteriori 535 milioni di euro dalla legge obiettivo, la restante somma di euro 536 dai fondi FAS non sono mai arrivati a destinazione, bloccando l’aggiudicazione della gara;
l’appalto viene definitivamente aggiudicato agli inizi del 2012 grazie alla delibera Cipe del dicembre 2011 che eliminava la clausola sulle coperture, il 60 per cento ad Astaldi ed il restante 40 per cento ad Impregilo. La copertura però non è totale ma di 964,4 milioni di euro su un totale complessivo del costo di 1.165 di euro;
la gara, di tipo «general contractor», prevedeva il progetto su bando preliminare, e per come previsto le imprese avrebbero dovuto completare la progettazione prima dell’avvio dei lavori, durata prevista: 7 anni ed 8 mesi, elaborazione progetto: 15 mesi, fase di costruzione: 6 anni e 5 mesi. L’opera doveva essere consegnata entro la fine del 2019;
ANAS riceve il progetto dal contraente generale nel giugno 2013, le verifiche si concludono nel novembre 2013 ed il progetto viene approvato, ma l’approvazione definitiva del progetto al Cipe avverrà solo nell’agosto 2016 per una parte del finanziamento (pari a soli 276 milioni di euro), dichiarando nel comunicato a seguito della deliberazione di approvare la restante somma di euro 842 milioni in tempi brevi, ma non è mai successa;
la restante parte della lunghissima e travagliata storia del 3o macrolotto è dei giorni scorsi, quando la Corte dei conti ha sollevato rilievi che hanno di fatto indotto il Ministero interrogato a ritirare la delibera;
questa infrastruttura, strategica ed indispensabile se partita nei tempi indicati avrebbe dato fiato alla perdurante e grave crisi economica della Calabria ed in particolare alla provincia di Cosenza e alla Cassa edile cosentina, permettendo un incremento degli occupati, sia nel settore edile diretto, che nell’indotto;
tale situazione ha di fatto innestato una pericolosa spirale di sfiducia verso le istituzioni, sempre più lontane dalla realtà vissuta dai lavoratori e dalle loro famiglie, costrette ad accettare condizioni di lavoro modeste o per niente dignitose oppure a lasciare la Calabria –:
come intenda il Ministro interrogato motivare il ritiro del progetto del 3o megalotto e come intenda procedere per garantire i posti di lavoro che, se il cantiere fosse partito nei tempi previsti, si sarebbero aggirati intorno a oltre 3.000 addetti fra dipendenti diretti ed indotto. (4-15879)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15879&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sul suicidio avvenuto a Regina Coeli

Suicidio regina coeli

Interrogazione a risposta scritta 4-15744

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
il 24 febbraio 2017 il ventiduenne Valerio G. si è impiccato con un lenzuolo alla grata del bagno di Regina Coeli, dove era detenuto, nella seconda sezione, al terzo piano, dove sono detenute altre 167 persone;
il giovanissimo Valerio era recluso per resistenza, lesioni e danneggiamento, ma in realtà era stato collocato presso il carcere Regina Coeli dopo essere scappato alcune volte dalla Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), vera e propria struttura sanitaria che ha sostituito l’ospedale psichiatrico giudiziario;
le Rems sono strutture sostitutive previste dalla legge n. 81 del 2014, che avrebbe dovuto stabilire la chiusura definitiva per la fine di marzo di due anni fa degli ospedali psichiatrici giudiziari – che in tutto il territorio nazionale sono 23; si tratta di una legge che, per gli interroganti, senza le adeguate correzioni e strategie di bilancio sarà di difficile applicazione;
dall’inizio del 2017 dieci sono i detenuti che si sono tolti la vita dietro le sbarre. Solo il giorno prima del caso di Regina Coeli un detenuto di 43 anni si era tolto la vita presso il carcere Dozza di Bologna. Nel 2016 sono avvenuti 39 casi di suicidio mentre, dal 2000 ad oggi, in tutto sono 937 le persone che si sono tolte la vita nelle carceri italiane;
Regina Coeli, similmente alla maggior parte delle prigioni italiane, ha un sovraffollamento di più di 289 detenuti: dovrebbero essere 622, oggi sono invece 911;
Patrizio Gonnella dell’Associazione Antigone e Stefano Cecconi della Campagna Stop Opg, affermano a gran voce che «Non si cura mettendo le persone dietro le sbarre, ma [le stesse] si affidano al sostegno medico, sociale, psicologico dei servizi del territorio. Se un ragazzo va via da una Rems non si deve parlare di evasione. Non si butta una vita in galera»;
al 31 luglio 2016 restano attivi 2 ospedali psichiatrici giudiziari, Aversa e Montelupo Fiorentino, con un totale di 58 persone;
l’applicazione della nuova normativa tende a sostituire semplicisticamente gli ospedali psichiatrici giudiziari con le Rems, ma lo spirito della legge n. 81 del 2014 non è quello, in quanto «l’Opg è sostituito non dalla REMS ma dall’insieme dei servizi sanitari e sociali del territorio dei quali fa parte il Dipartimento di salute mentale e al suo interno opera come struttura specializzata, la REMS» –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, considerata l’annosa questione del trattamento carcerario e del strutturale sovraffollamento delle carceri italiane e quella che per gli interroganti risulta la scorretta sostituzione degli ospedali psichiatrici giudiziari con le strutture delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, non intendano avviare le opportune verifiche sugli avvenimenti di Regina Coeli e sulle condizioni di vita nelle strutture detentive e quali iniziative di competenza intendano assumere per garantire e potenziare strutture che gestiscano rapporti di cura in raccordo con la giustizia, costituendo una cabina di regia a livello nazionale, viste le forti differenze tra le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza di tutta Italia. (4-15744)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15744&ramo=CAMERA&leg=17

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Interrogazione sulla morte di Amadou Diarrà avvenuta nel CIE di Vibo Valentia

cie vibo
Interrogazione a risposta scritta 4-15584

 

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il 15 febbraio 2017, a Vibo Valentia, presso il centro di accoglienza situato all’Hotel Lacina di Brognaturo, un migrante malese di 24 anni è deceduto in una rissa scoppiata, pare, per futili motivi;
il ragazzo, Amadou Diarrà, è morto dissanguato durante l’intervento chirurgico che avrebbe cercato di salvarlo, a causa di gravi ferite riportate all’addome dopo essere stato scaraventato contro una porta a vetri del centro di accoglienza;
nella tarda mattinata la polizia aveva già fermato il presunto colpevole, Moussa Traore, anche lui giovanissimo e connazionale della vittima. A Traore viene contestata l’accusa di omicidio preterintenzionale;
entrambi i giovani erano ospiti della struttura dal 6 dicembre 2016;
la situazione di abbandono, in alcuni casi di degrado, di molti centri di accoglienza crea un clima esplosivo che, come si sa dalle cronache, sfocia in violenze, a volte anche gravi. Vi sono persone non accusate di alcun reato che vi si trovano per essere identificate ed espulse, spesso senza un adeguato sostegno psicologico, in altri casi, come si è visto dalle recenti cronache sempre in Calabria, gli ospiti delle strutture non ricevono neppure i servizi essenziali che consentano un minimo livello di dignità;
il piano di rafforzamento di queste strutture delineato dal Ministero dell’interno, dopo le numerose verifiche rispetto al fallimento di questi luoghi, emerse anche dall’attività della Commissione parlamentare di inchiesta sui centri di accoglienza, alla luce degli incidenti che avvengono al loro interno, non è spiegabile –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intenda verificare, per quanto di competenza, le eventuali responsabilità del centro di accoglienza situato presso l’Hotel Lacina di Brugnaro e la relativa efficienza. (4-15584)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15584&ramo=CAMERA&leg=17

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L’interrogazione di Sinistra italiana sull’irruzione della polizia nella biblioteca universitaria di Bologna

Bologna

INTERROGAZIONE DI SINISTRA ITALIANA AL MIUR E AL MINISTERO DELL’INTERNO A SEGUITO DEI GRAVISSIMI FATTI AVVENUTI ALL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA:

Premesso che

In data 23 gennaio 2017 l’Università di Bologna dispone presso la sala studio di Lettere di via Zamboni 36 l’installazione di porte a vetro apribili tramite badge disponibile a studenti e addetti dell’Ateneo, nonché di una telecamera che registri gli ingressi.

Tale decisione deriva ufficialmente dalla volontà di prolungare l’orario di apertura dalle 22 alle 24, impedendo l’accesso ad esterni come misura di sicurezza contro lo spaccio di stupefacenti.

Alcuni collettivi studenteschi contestano apertamente la scelta, ritenuta lesiva della libertà di frequentazione degli spazi pubblici universitari.

Non si riesce evidentemente ad attivare un dialogo proficuo, e la tensione cresce progressivamente, fino a quando gli stessi collettivi in data 8 febbraio provvedono a smontare per protesta le barriere, portandone i resti materiali al rettorato.

A seguito di tale evento, il rettorato dispone la chiusura della sala studio.

Cominciano proteste ulteriori e nella mattinata del 9 febbraio i collettivi provvedono quindi a forzare la porta, rendendo accessibile l’edificio che durante la giornata viene regolarmente frequentato da studenti.

Nel tardo pomeriggio intervengono le forze di polizia in assetto antisommossa e penetrano dentro la sala studio.

Seguono confusione e scontri all’interno che producono la devastazione dello spazio, evidentemente non consono a una simile dinamica.

Gli scontri proseguono poi nelle vie limitrofe, impegnando almeno un centinaio di manifestanti e le forze dell’ordine.

Chiede

Se ritenga legittima e opportuna l’installazione di barriere all’ingresso di una sala studio e biblioteca, che ne rendono oggettivamente più difficile la frequentazione.

Se ritenga sia stato messo in campo il dialogo necessario a stemperare la tensione che evidentemente si era venuta a determinare nei giorni scorsi.

Se risulti che le forze di polizia siano intervenute presso la sala studio di via Zamboni 36 su richiesta del rettorato e nel caso se ritenga che tale richiesta sia condivisibile.

Perché le forze di polizia abbiano adottato metodi tanto aggressivi in un luogo così palesemente inadatto, tanto dal punto di vista della funzionalità quanto del carico simbolico, anche considerando che al momento dell’intervento la sala risultava frequentata da studenti.

Giovanni Paglia, Nicola Fratoianni, Celeste Costantino

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Iniziata la “caccia al nigeriano”? La mia interrogazione al Ministero dell’Interno

minniti
Interrogazione a risposta scritta 4-15463

COSTANTINO, FRATOIANNI, PALAZZOTTO e MARCON. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
il 26 gennaio 2017 le questure di Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta hanno ricevuto una circolare diramata dal direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, con l’oggetto «Audizioni e charter Nigeria»;
con la circolare si intende avviare, in accordo con l’ambasciata della Nigeria, il rimpatrio di «sedicenti cittadini nigeriani» irregolari che si trovano sul territorio italiano, obiettivo che si realizza tramite un volo charter in Nigeria;
le questure sollecitate devono perciò dal 26 gennaio al 18 febbraio 2017 riservare presso i loro Centri di identificazione ed espulsione, 50 posti per donne e 45 posti per uomini, 95 persone che, in seguito alle audizioni svolte dal personale dell’ambasciata, verranno poi rimpatriate. Qualora nei Centri di identificazione ed espulsione sopracitati non ci fosse spazio la circolare spiega che si può ricorrere ad «eventuali dimissioni anticipate (…) nell’immediato e senza eccezione alcuna (…) sino a esaurimento delle aliquote assegnate» di altri cittadini irregolari trattenuti nelle strutture; vengono disposti inoltre «mirati servizi finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale»;
la circolare non fornisce spiegazioni su come dovranno essere svolti questi servizi (parla infatti di intese che le questure dovranno prendere con la direzione centrale), ma, vista la priorità e la frettolosità dell’operazione, lascia intendere l’avvio di una vera e propria «caccia al nigeriano»;
i ristrettissimi tempi con cui dovrà essere completata l’operazione fanno credere che le audizioni per la verifica dei requisiti saranno sommarie e sbrigative;
la Nigeria è un Paese colpito da una crisi umanitaria di proporzioni enormi, un Governo sospettato di essere stato eletto in seguito a brogli, martoriato dalle incursioni terroristiche di Boko Haram, che 2009 ha ucciso più di 20 mila persone e sequestrato altre centinaia, motivo per cui le organizzazioni che tutelano i rifugiati, tra cui l’UNHCR, hanno dichiarato che i respingimenti dei nigeriani che scappano dal Paese infrangono i diritti di protezione internazionale;
a questo si aggiunga la drammaticamente nota situazione riguardante il traffico ormai accertato di donne nigeriane vittime di tratta che arrivano in Italia per il mercato della prostituzione;
Italia e Nigeria hanno stipulato, nel febbraio 2016, un accordo che prevede collaborazione per rimpatri dei migranti nigeriani;
nel frattempo, la politica di riapertura e rafforzamento dei Centri di identificazione ed espulsione è fortemente sostenuta dal Governo italiano –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, viste le numerose violazioni di norme interne ed internazionali sul trattamento dei rifugiati, non ritenga di dover assumere iniziative per sospendere immediatamente l’operazione di cui alla circolare del direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere. (4-15463)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15463&ramo=CAMERA&leg=17