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La Sacal spa agisce ancora senza trasparenza, nonostante l’operazione Eumenidi. La mia interrogazione al Ministro dei Trasporti

Sacal

Interrogazione a risposta scritta 4-18186

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

la Sacal spa, società che gestisce gli aeroporti di Lamezia Terme, Crotone e Reggio Calabria, ha comunicato in data 9 ottobre 2017 che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2016 della società deliberando il ripianamento di perdite di circa 5,5 milioni di euro (1,5 milioni riferito al 2016, mentre 4,1 milioni fino al 2015), in parte coperte con riserve della società per circa 2 milioni, mentre rimangono da ripianare intorno ai 3,6 milioni di euro;

nonostante le evidenti criticità finanziarie, nel corso dell’estate 2017, sono stati pubblicati dalla Sacal degli avvisi pubblici per la selezione di personale da impiegare sia all’aeroporto di Reggio Calabria, sia come risorse di staff;

le suddette procedure selettive, pur essendo state pubblicate sul sito istituzionale della società, hanno avuto minima pubblicità da parte della Sacal e da parte dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme;

a fine giugno 2017, la Sacal Gh, società che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto di Lamezia Terme, a quanto risulta agli interroganti ha aggiudicato, a seguito dell’indagine di mercato, alla società Etjca spa il servizio per la selezione e somministrazione di lavoro temporaneo per n. 20 risorse (6° livello contratto collettivo nazionale di lavoro Assohandler), da adibire alla mansione di addetto di scalo presso l’aeroporto di Lamezia Terme;

da quando risulta agli interroganti la suddetta società Etjca starebbe erogando corsi di formazione per personale da impiegare in mansioni specifiche che riguardano le attività aeroportuali gestite da Sacal;

tale procedura evidenzia, secondo gli interroganti, una situazione di palese discriminazione, in quanto consente solo alle poche persone informate, di accedere ai corsi di formazione e di conseguenza di partecipare alle procedure di selezione di Sacal Gh per l’assunzione di personale;

le situazioni sopra riportate evidenziano gravissime carenze sul piano della trasparenza e della meritocrazia per quanto riguarda il reclutamento di personale, sia in Sacal che in Sacal Gh, escludendo nei fatti tantissimi disoccupati e persone giovani in cerca di lavoro;

come emerso anche nell’ultima operazione Eumenidi, in passato la selezione del personale in Sacal, in particolare all’aeroporto di Lamezia Terme, è stata in tantissimi casi dettato, da logiche di vicinanza e convenienza politica, in chiave elettorale, escludendo qualsiasi criterio di merito, violando le stesse norme per il reclutamento di personale nelle società a partecipazione pubblica e determinando in questo modo addirittura l’assunzione in Sacal di persone vicine ad ambiente criminali;

se evidenzia il paradosso del perdurare delle criticità finanziarie della società rispetto al crescente numero di passeggeri dell’aeroporto di Lamezia Terme, che ha visto lo scalo lametino crescere quasi dell’8 per cento rispetto al 2015 –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché la situazione gestionale e finanziaria sopra descritta della SACAL non comprometta la qualità dei servizi all’utenza e lo sviluppo del sistema aeroportuale calabrese, secondo princìpi di legalità e trasparenza.
(4-18186)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18186&ramo=CAMERA&leg=17

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Una famiglia da anni senza casa a Pescara e le responsabilità di Comune e Prefetto. La mia interrogazione parlamentare

Senza casa

Interrogazione a risposta scritta 4-18180

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

i coniugi Alessandra Marsili e Francesco Roberto e i loro tre figli di 21, 19 e 15 anni, sono rimasti senza abitazione ad Alanno, in provincia di Pescara, nel 2015, quando la loro casa venne dichiarata inagibile, perché sita sulla retta di un canale dove si riversano le acque piovane;

il canale col tempo ha eroso le fondamenta della casa rendendola impraticabile, e una parte ha subito un cedimento, dovuto alle continue infiltrazioni di acqua piovana;

in attesa che si procedesse con i lavori del canale e al ripristino delle condizioni di abitabilità, la famiglia ha trascorso quasi due anni ospitata da amici e parenti, mentre quest’anno per tre mesi ha potuto usufruire dell’ospitalità di un albergo a spese del comune. Duecentocinquanta euro a notte fino a passare la soglia di oltre ventiduemila euro;

al termine di questi mesi, la soluzione che il comune ha offerto loro è stata una casa popolare umida e invasa dalla muffa, soluzione respinta a causa delle condizioni di salute precarie di uno dei figli, gravemente allergico;

in attesa di un’azione risolutiva del prefetto a cui si sono rivolti per avere garantita un’abitazione dignitosa e dinanzi al rifiuto reiterato di prefetto e sindaco di intervenire risolutamente come se questo fosse un privilegio e non un diritto di cittadinanza, a giugno 2017, la famiglia Roberto decide di occupare il suolo pubblico tra il comune e la prefettura per rompere il silenzio attorno al loro caso, ormai divenuto un fatto puramente burocratico. Dopo centosedici giorni vengono sgomberati: risanare le fondamenta erose dal canale costa troppo, nonostante regola vuole che le opere pubbliche vengano messe a norma e il territorio risanato –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, quali soluzioni abbia approntato o intenda approntare la competente prefettura, in sinergia con il comune, e quali iniziative di competenza intendano assumere, anche incrementando le risorse a disposizione degli enti locali, per rafforzare le politiche abitative con particolare riferimento a famiglie disagiate o in condizioni di difficoltà, come nel caso richiamato.
(4-18180)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18180&ramo=CAMERA&leg=17

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‘Ndrangheta, sul depuratore dello IAM di Gioia Tauro attendiamo risposte da oltre un anno e mezzo

IAM

Da oltre un anno e mezzo siamo in attesa di una risposta ad una interrogazione rivolta alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’Interno che chiedeva di fare chiarezza su quanto avveniva all’interno del CdA della IAM. (Iniziative Ambientali Meridionali SPA), la cui proprietà è in capo all’Asireg, consorzio per lo sviluppo industriale riconducibile alla Regione Calabria, al centro di indagini per sversamenti illeciti e altamente inquinanti. Non solo non ci è mai stata data nessuna risposta ma oggi veniamo a conoscenza, grazie al lavoro del Procuratore di Reggio Calabria Cafiero De Raho, che la IAM. e’ coinvolta in un giro di tangenti con un interessamento speciale da parte della cosca Piromalli che non solo riscuoteva le tangenti ma collaborava nella trasformazione illegale degli scarti industriali in fertilizzanti, forse per fini agronomici, con conseguente rischio per la salute dei cittadini. La IAM e’ stata posta sotto sequestro e ancora i Ministri interrogati e la Presidenza del Consiglio non ci hanno dato una risposta, risposta che oggi aspettiamo ancora. E’ necessario che la politica faccia la sua parte senza aspettare che la giustizia la anticipi puntualmente.

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Franceschini mandi ispettori presso la Sovrintendenza a Crotone. Lo stop incarico all’archeologa Margherita Corrado è un abuso

PUNTA SCIFO

Per le sue battaglie per la legalità, per proteggere le bellezze archeologiche della Calabria le viene impedito di lavorare. E’ infatti grazie allo studio e alla denuncia pubblica dell’archeologa calabrese Margherita Corrado, e della sua associazione, che è stato fermato l’ecomostro con vista su una delle baie più incantevoli dello Ionio: Punta Scifo in provincia di Crotone. Una denuncia che ha messo nei guai il Soprintendente Mario Pagano che l’ha querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata e messa al bando con una lettera indirizzata al Ministero, ai funzionari archeologi e a tutti i tecnici di Cosenza, Catanzaro e Crotone affinché non riceva più incarichi professionali. Un vero e proprio abuso. Franceschini intervenga.

Con la mia interrogazione sollecito il Ministro Franceschini a promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza di Crotone per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso.

E’ grazie alla denuncia della Corrado e alla mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, che la Procura ha bloccato questo ennesimo scempio edilizio in Calabria.
Il rischio però è che ci sia un’accelerazione dei lavori, come richiesto dall’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro implicato nell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, che difende i costruttori nella battaglia contro i vincoli paesaggistici. Ora questo editto potrebbe avere conseguenze pesanti per l’archeologa che ha svelato la storia di questo ordinario scempio calabrese. Sarebbe una vera e propria beffa visto l’impegno speso dall’archeologa per salvare uno degli ultimi angoli incontaminati della Calabria, conclude Costantino.

Al link l’interrogazione: http://www.celestecostantino.it/lanatema-della-sovrintendenza-calabrese-contro-larcheologa-che-ha-salvato-punta-scifo-la-riformulazione-di-una-vecchia-interrogazione-a-cui-il-ministero-non-ha-ancora-dato-risposte/

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L’anatema della Sovrintendenza calabrese contro l’archeologa che ha salvato Punta Scifo. La riformulazione di una vecchia interrogazione a cui il Ministero non ha ancora dato risposte

PUNTA SCIFO

Interrogazione a risposta scritta 4-15208
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO, DURANTI, RICCIATTI, CARLO GALLI, GIANCARLO GIORDANO, PANNARALE e SANNICANDRO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
Capo Colonna, in provincia di Crotone, in località Torre Scifo, ospita l’ultima delle 48 colonne doriche che costituivano il tempio di Hera Lacinia;
il sito, edificato nel VI secolo a.C., è molto suggestivo per la sua posizione strategica lungo le rotte marittime che univano Taranto allo Stretto di Messina e fu uno dei santuari più importanti della Magna Grecia;
il titolo V della legge 31 dicembre 1982, n. 979, che ha previsto la costituzione lungo le coste italiane di 20 riserve marine, tra le quali quella di «Capo Rizzuto», una riserva naturale che interessa l’area marina costiera antistante i comuni di Crotone e Isola Capo Rizzuto, lungo la quale, c’è il tratto da Torre Scifo verso località Alfiere, recita testualmente: «Le riserve marine sono costituite da ambienti marini dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora ed alla fauna marina costiera e per l’importanza scientifica, ecologica, educativa ed economica che rivestono»;
in quest’area paesaggisticamente vincolata è sorta una struttura alberghiera composta da 79 bungalow per una ricezione di 237 ospiti, cui s’aggiungono un ristorante in via di realizzazione che appare in netto contrasto con l’edilizia circostante e un gioco d’acqua per bambini che diventa (in caso d’orticaria per l’acqua che qui è più salata che altrove) un’enorme piscina di 4 metri e mezzo di profondità, fronte mare, a ridosso del demanio; nel 2006, gli imprenditori e fratelli Scalise, promuovono su un terreno agricolo che da piano regolatore consente attività agrituristica la realizzazione di un «camping» presentato come strutture leggere amovibili che di fatto diventano villaggio turistico;
gli sbancamenti per i lavori iniziano nel 2013, una sanatoria concessa dalla regione nel 2015 e il paesaggio visibilmente alterato, all’interno della riserva marina di Capo Rizzuto in una baia che custodisce 2 relitti romani tra cui il relitto Orsi, un cantiere a ridosso d’una masseria del ‘700, a pochi metri dalla Torre d’avvistamento Lucifero del ’600, in uno dei rari tratti di costa calabrese finora intatto. Con l’aggravante che questa operazione si tradurrà nella cementificazione di Capo Colonna (http:// www.ilfattoquotidiano.it);
nonostante la mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, ad oggi le sole opere visibili sono piattaforme di cemento, e sbancamenti, nonostante la Soprintendenza dichiari che i lavori sono stati già svolti. Il rischio è perciò quello di un’accelerazione dei lavori, così come richiesto dall’avvocato degli Scalise che li difende nella battaglia contro i vincoli paesaggistici, Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro, protagonista dell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna;
ha contribuito a portare alla luce lo scempio di Punta Scifo l’archeologa Margherita Corrado, la quale è stata querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata dal Soprintendente Mario Pagano. Secondo la legge, diretta a tutti i tecnici della Soprintendenza e ai funzionari archeologi, questo provvedimento renderebbe la professionista che tanto si è spesa per denunciare il caso incompatibile con qualsiasi lavoro la cui vigilanza spetti agli uffici cosentini –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano tutelare, per quanto di competenza, il patrimonio culturale e ambientale, garantendo la piena applicazione della legge sulle riserve marine e i vincoli paesaggistici di Torre Scifo e se non si intenda promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso. (4-15208)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15208&ramo=CAMERA&leg=17

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Ape sociale, il Ministero corregga le iniquità dei criteri di accesso. La mia interrogazione

PENSIONE

Interrogazione a risposta scritta 4-17716
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
i requisiti richiesti per i correttivi «Ape Sociale» maturati al 2017 sono attualmente: aver compiuto i 63 anni di età, aver versato 30 anni di contributi, certificare lo stato di disoccupazione ed aver concluso un eventuale ammortizzatore sociale da almeno tre mesi;
la ratio della legge in materia è quella di consentire un accompagnamento alla pensione ai lavoratori che, compiuti i 63 anni di età e stante le difficoltà economiche e sociali, difficilmente troverebbero una ricollocazione nel mondo del lavoro;
tuttavia, tale norma sembrerebbe creare una iniqua ed illegittima differenza tra coloro i quali, nelle condizioni sopra citate, si siano trovati a concludere la propria vita lavorativa con un contratto a tempo determinato e coloro i quali abbiano, viceversa, concluso l’attività lavorativa in forza di un rapporto di lavoro indeterminato. I primi, coloro cioè che a 63 anni hanno goduto, come ultima occupazione di un contratto a tempo determinato, stante l’attuale interpretazione della norma, verrebbero ad essere esclusi;
alla data in cui questi lavoratori hanno accettato un lavoro a tempo determinato, la misura dell’«ape sociale» non era stata ancora istituita, dunque, allo stato attuale, verrebbero puniti ingiustamente, perché il legislatore è tenuto a tutelare tutte le forme contrattuali e non una a discapito dell’altra;
molte lavoratrici e molti lavoratori – tanti dei quali non più giovanissimi –, che in molti casi avevano perso il lavoro, non si sono infatti rassegnati, per necessità, a cercare un altro lavoro, e coloro che l’hanno trovato, in forma di contratto a tempo determinato – contratto altrettanto regolare e dignitoso – oggi si trovano penalizzati ed esclusi dai benefici predetti di accompagnamento alla pensione, e solo perché hanno lavorato con un tipo di contratto non contemplata dalla misura di «ape sociale» –:
nessuno di loro poteva sospettare che un giorno, per il solo fatto di essersi ricollocati faticosamente nel mondo del lavoro, avrebbero dovuto rinunciare ai diritti istituiti dall’anticipo pensionistico;
se il Ministro interrogato non ritenga di dover assumere iniziative normative affinché si apportino delle modifiche rispetto ai requisiti riguardanti le forme contrattuali con le quali si potrà ricorrere all’«ape sociale», per ridare dignità ed equità ai lavoratori e ovviando a quella che appare agli interroganti un’ingiustificata disuguaglianza tra lavoratori che potranno ricorrere a questa misura pensionistica. (4-17716)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17716&ramo=CAMERA&leg=17

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La Calabria brucia, il Ministero dell’ambiente si attivi immediatamente

INCENDI

Interrogazione a risposta scritta 4-17321

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’interno, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
in questi giorni l’intera penisola è colpita da massicci incendi che stanno mettendo in ginocchio vastissime aree, soprattutto quelle urbanizzate;
il Sud è come ogni anno maggiormente colpito dal fenomeno e come ogni anno le risorse per soccorrere le zone colpite sono risibili;
la Calabria da sempre è interessata da incendi anche a ridosso delle città, per l’alta densità di verde boschivo. La provincia di Reggio Calabria, cui molti comuni sorgono all’interno o alle basi dell’Aspromonte, anche a causa delle alte temperature che stanno caratterizzando la stagione estiva, nell’ultimo mese è stata pesantemente colpita;
si tratta di zone di enorme interesse turistico e paesaggistico: Costa Viola, Bagnara Calabra, Santa Eufemia, Scilla, poi la città di Reggio Calabria nella zona sud tra Valanidi e Ravagnese; nella giornata del 12 luglio 2017 anche la zona nord della città è stata coinvolta in fenomeni incendiari che si sono estesi tra gli uliveti e le zone abitate: traffico e attività turistico-commerciali bloccate, paura per gli abitanti e aria irrespirabile;
la flotta usata in Italia come risorsa anti-incendi è composta attualmente da 16 Canadair CL415, 4 elicotteri Erickson S64F e 8 elicotteri del comparto difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ma risulta evidente come questi mezzi non siano sufficienti a gestire l’emergenza e a garantire un intervento immediato –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se intenda assumere iniziative per finanziare l’acquisto di nuovi mezzi per gestire l’annuale emergenza e se non intenda mettere in campo dei programmi di prevenzione ed educazione ambientale al fine di sensibilizzare la popolazione al rispetto e alla cura del patrimonio boschivo italiano. (4-17321)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17321&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sul blitz di Casapound sul litorale di Ostia

casapound

Interrogazione a risposta scritta 4-17283

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
domenica 9 luglio 2017 alcuni militanti di Casapound, formazione politica fascista, guidati dal loro responsabile romano Luca Marsella, hanno compiuto quello che definiscono un «blitz antiabusivi», nei confronti di venditori sulla spiaggia libera di Ostia, filmando l’azione e indossando pettorine rosse con la scritta Casapound;
«Oggi abbiamo cacciato i venditori abusivi dalle spiagge libere di Ostia. La nostra è stata un’azione provocatoria contro il M5S e la commissione prefettizia del X Municipio – continua nel video Marsella – che parlano di legalità ma hanno chiuso chioschi ad Ostia ponente ed abbandonato le spiagge al degrado», dichiara Luca Marsella sul suo profilo facebook come corollario al video che filma l’azione;
Ostia è un municipio dove la presenza delle mafie è ormai sotto gli occhi della magistratura e dell’opinione pubblica, in primis dei suoi cittadini; evidentemente dietro quelli che Casapound definisce «abusivi» vi è un controllo importante da parte della criminalità organizzata ed essi sono l’ultimo anello di una catena ben organizzata che controlla a tappeto il territorio, compresa la spartizione delle spiagge e dei luoghi di alto interesse commerciale;
non è Casapound, che non ha alcuna autorità, a potersi sostituire alle istituzioni con ronde che diventano una vera e propria «caccia all’abusivo» in un esasperato clima di odio, perché di questo si tratta –:
se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per contrastare «blitz» o ronde come quelle sopra descritte, anche alla luce degli evidenti risvolti di ordine pubblico.
(4-17283)

 

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17283&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sulla demolizione di alcune abitazioni nel centro storico di Cosenza

COSENZA

Interrogazione a risposta scritta 4-16687

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
agli inizi di marzo del 2017 l’amministrazione comunale di Cosenza, senza alcuna autorizzazione scritta da parte della Soprintendenza, ha proceduto all’abbattimento degli edifici siti nel centro storico compresi tra via Bombini, via Gaeta e corso Telesio e, per sovrapprezzo, anche di quelli siti in altre aree che non aveva potuto abbattere nel 2014 a causa di veto opposto dall’allora soprintendente Garella;
il sindaco Mario Occhiuto, senza aver richiesto preventivamente, a quanto consta agli interroganti, la necessaria autorizzazione, redige una ordinanza di giunta (n. 4937 del 30 luglio 2014) nella quale ordina l’abbattimento di alcuni edifici nel centro storico, per la precisione in via Santa Lucia;
l’allora Soprintendente, architetto Luciano Garella, venuto a conoscenza, si può presumere dalla stampa, delle intenzioni del sindaco invia prontamente una nota, la n. 13118 del 7 ottobre 2014, nella quale ricorda all’amministrazione comunale di Cosenza che qualsivoglia tipo di intervento nel centro storico deve essere autorizzato dalla Soprintendenza;
il 28 ottobre del 2014 il comando dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale invia una nota all’amministrazione comunale di Cosenza, chiedendo di conoscere le iniziative che si intendono intraprendere in ottemperanza alle prescrizioni che la Soprintendenza ha impartito con la nota n. 13118 sopra richiamata, in cui si rappresentava che il centro storico di Cosenza è in gran parte soggetto a vincolo di tutela paesaggistica;
in seguito a questo scambio di note il sindaco non fa eseguire l’ordinanza di demolizione succitata, ma, nel 2016, dopo esser stato rieletto, emette una seconda delibera dello stesso tenore, la n. 41 del 19 ottobre 2016, con la quale ordina di demolire alcuni palazzi nel centro storico, perché ritenuti pericolanti. La delibera riporta in oggetto: «Demolizione di opere per somma urgenza – immobili siti in Cosenza – Centro Storico – Compresi tra Via Bombini, Via Gaeta e Corso Telesio. L’importo totale dei lavori ammonta a 384.768,87 euro»;
il nuovo soprintendente Mario Pagano, in una nota del 30 novembre 2016, risponde ad una tardiva e semplice informativa dell’amministrazione comunale di Cosenza riguardante la delibera n. 41 del 19 ottobre 2016, scrivendo che tutti gli interventi previsti nel centro storico sono sottoposti a preventiva autorizzazione da parte della Soprintendenza e, facendo cenno ad accordi verbali, e rinvia tutto ad un sopralluogo congiunto da effettuarsi in data 1° dicembre 2016, alle ore 10,30;
gli edifici abbattuti oltre ad essere tutelati, come tutti quelli ricadenti nei centri storici, dal vincolo paesaggistico erano di particolare interesse storico ed architettonico perché comparivano già nel catasto murattiano, erano presenti nella cartografia del catasto post-unitario datato 1873 e, per di più, da documenti d’archivio si è a conoscenza del fatto che tutta quest’area era stata sede, almeno dal XVIII secolo, di botteghe artigianali. Ad ulteriore aggravante viene la consapevolezza che, agli inizi del ’900, il soprintendente Edoardo Galli, aveva trovato e segnalato la presenza di possenti muri romani proprio sotto Palazzo Cosentini che è adiacente agli edifici abbattuti fra Corso Telesio, via Bombini e via Gaeta –:
se i Ministeri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, constatato l’abbattimento dei palazzi storici da parte dell’amministrazione comunale senza preventiva autorizzazione paesaggistica e in contrasto con gli articoli 12 e 13 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni, se siano state assunte o si intendano assumere tutte le iniziative di competenza per la tutela del patrimonio sito nel centro storico di Cosenza. (4-16687)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16687&ramo=CAMERA&leg=17

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La mia interrogazione sulle presunte irregolarità nelle nomine tecniche dell’amministrazione di Nocera Terinese

 NOCERA

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
nel 2008, in seguito a un’indagine della direzione distrettuale antimafia, viene sequestrata la casa di riposo per anziani di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, rimasta incompiuta. Le indagini avevano dimostrato la presenza di infiltrazioni mafiose nell’appalto che era stato vinto dalla ditta Ade costruzione srl;
i provvedimenti sono stati firmati dal sostituto della direzione distrettuale antimafia Gerardo Dominijanni, titolare dell’inchiesta che rappresenta una costola dell’operazione «Progresso» che vede alla sbarra presunti esponenti della cosca Giampà di Lamezia;
dagli accertamenti sarebbe emerso che all’impresa Ade costruzioni (che si aggiudicò l’appalto con un ribasso del 18 per cento su base d’asta di 983.000 euro) sequestrata a novembre del 2007, in seguito all’arresto del suo titolare, Antonio De Vito, avvenuto insieme a quello di Pasquale Giampà per una presunta tentata estorsione a un commerciante di autoricambi, anche dopo l’arresto di De Vito, sarebbe stato consentito di continuare i lavori evitando il possibile rischio di un intervento interdittivo per la certificazione antimafia dalla prefettura di Catanzaro;
molti furono i soggetti coinvolti nelle indagini, anche numerosi esponenti delle istituzioni, tra cui l’ex sindaco di Nocera Torinese e Gerardo Luciano Esposito, in qualità di dipendente dell’ufficio tecnico comunale e che è attualmente sotto processo per reati aggravati dall’articolo 7 della legge n. 203 del 1991: per aver agevolato la cosca mafiosa e per il reato di corruzione ai danni dell’amministrazione comunale di Nocera. Esposito è indagato anche per occultamento di atti pubblici e turbativa d’asta;
solo nel 2015, in seguito all’uscita di quattro consiglieri di maggioranza, e all’arrivo della commissaria dottoressa Ratundo, viene rimosso il geometra Esposito;
le elezioni del 2016 vengono vinte dall’avvocata Fernanda Gigliotti la quale, dopo alcuni mesi dalla sua elezione, reintegra Esposito, che è a tutt’oggi sotto processo per i reati sopra esposti, nominandolo capo dell’ufficio tecnico;
il gruppo di minoranza del consiglio comunale di Nocera Torinese ha, nell’ottobre del 2016, inviato una circostanziata segnalazione all’autorità nazionale anticorruzione, alla regione Calabria e alla procura della Repubblica, non solo per le numerose violazioni delle norme che regolano gli appalti, ma anche per denunciare una palese distrazione di fondi pubblici, gestiti dall’ufficio tecnico in capo a Esposito, il quale avrebbe dato incarichi a familiari, amici e parenti di membri di maggioranza del consiglio comunale nella gestione della demolizione di un «ecomostro» sito sulla costa della cittadina –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda valutare la sussistenza dei presupposti per avviare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. (4-16641)
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16641&ramo=CAMERA&leg=17
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Bambini e anziani senza luce e acqua. Come procede lo sgombero della baraccopoli di Cosenza? La mia interrogazione

baraccopoli
Interrogazione a risposta scritta 4-16340

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
da oltre 60 anni, a Cosenza, in via Reggio Calabria, sorge una baraccopoli, in cui da diverse generazioni vivono 25 famiglie rom, tutti cittadini italiani, in condizioni di gravissimo disagio;
fino ad oggi nessuna amministrazione comunale è riuscita a risolvere questo caso e anche numerosi bambini vivono nel peggiore degrado, così come gli abitanti del circondario, essendo il luogo circostante adibito quasi a discarica a cielo aperto;
il 30 marzo 2017 un intervento ufficiale delle istituzioni ha avviato un processo di smantellamento della baraccopoli tagliando l’energia elettrica e l’acqua, costringendo 15 bambini e 7 persone anziane, di cui alcune gravemente malate, a vivere senza luce e senza gas;
in seguito all’episodio, un delegato di Fondazione Romanì Italia ha presentato un esposto presso il tribunale di Cosenza per una veloce risoluzione del problema, ma ad oggi non vi è stata alcuna risposta da parte delle istituzioni;
già quattro mesi fa la Fondazione Romanì Italia aveva presentato al sindaco di Cosenza un’ipotesi di soluzione finalizzata sì a smantellare la baraccopoli, ma attraverso un processo di sviluppo e inclusione della comunità, progetto inizialmente condiviso dal comune ma che si è smentito con l’avvio dello sgombero nella totale assenza di un piano alternativo per le famiglie –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano affrontare la questione, anche alla luce dei profili di ordine pubblico, e garantire un corretto spostamento delle famiglie coinvolte e verso dove, favorendo progetti di inclusione e integrazione, in special modo a tutela dei minori che vivono nella baraccopoli di via Reggio Calabria. (4-16340)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16340&ramo=CAMERA&leg=17

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Corruzione e collusioni nella gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La mia interrogazione

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Interrogazione a risposta scritta 4-16323

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la SaCal spa è la società partecipata a capitale misto pubblico e privato che gestisce l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, aeroporto denominato di interesse nazionale e di particolare rilevanza strategica nel Consiglio dei ministri del 27 agosto 2015;
l’11 aprile 2017, l’operazione «Eumenidi», condotta a partire dal 2015 dai militari del gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme e dagli agenti della polizia di frontiera, nel locale aeroporto internazionale, coordinati dalla locale procura della Repubblica, ha condotto agli arresti domiciliari del presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo, del direttore generale, Pierluigi Mancuso, e della responsabile dell’ufficio legale, Ester Michienzi nonché a 12 richieste di sospensione dai pubblici uffici e 40 perquisizioni, tutte legate a vicende di gestione della SaCal, nei confronti di altrettante persone indagate nell’inchiesta, tra cui esponenti delle istituzioni, imprenditori e ufficiali pubblici;
l’indagine Eumenidi ha accertato numerosi episodi di peculato da parte della dirigenza SaCal, viaggi, pranzi e soggiorni personali in strutture di lusso, con indebita imputazione degli elevati costi al bilancio della società. Numerosi illeciti sono stati riscontrati soprattutto nella gestione del progetto, finanziato con fondi pubblici, denominato «Garanzia giovani», finalizzato all’inserimento di giovani meritevoli e con specifici prerequisiti in un tirocinio retribuito: in seguito a pressioni indebite, anche da parte di politici e dirigenti pubblici, e a interventi illeciti sulle procedure di selezione previste dal bando, sarebbero stati inseriti nel suddetto progetto soltanto amici e parenti degli indagati;
in seguito alla dichiarazione di fallimento della Sogas, nel febbraio 2017, la SoCal si era aggiudicata l’appalto di gestione provvisoria degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone;
in seguito alle disposizioni eseguite presso la dirigenza SoCal si parla di commissariamento della suddetta;
le vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici della SaCal hanno scoperchiato un sistema malato che in questi anni ha fatto del principale scalo calabrese un terreno di spartizione di interessi opachi, un grumo di poteri politico – affaristico – clientelari gravitanti intorno al capoluogo e a poche famiglie imprenditoriali e la politica locale, pur avendo gli elementi per intervenire non lo fece, preferendo confermare fiducia ad amministratori già dalle prime indagini nell’agosto 2015 entrati nell’occhio di quello che oggi appare un vero ciclone giudiziario;
la dirigenza locale di Sinistra Italiana aveva chiesto l’azzeramento del consiglio di amministrazione a guida Colosimo dopo l’operazione «Perseo» della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva coinvolto l’allora vicepresidente SaCal Gianpaolo Bevilacqua, denunciando le possibili infiltrazioni di esponenti dei clan lametini e calabresi nell’ente, poi emerse da varie inchieste della magistratura, con appartenenti a famiglie mafiose assunte all’interno dell’aeroporto, poi finiti agli arresti per fatti criminosi –:
quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per favorire, nel territorio di cui in premessa, una progettualità non piegata a logiche di potere e interessi di parte, secondo imprescindibili criteri di etica e competenza manageriale, in particolare al fine di garantire l’immagine e lo sviluppo dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. (4-16323)

Fonte Camera.it: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/16323&ramo=CAMERA&leg=17