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La nota stampa sui fondi che Casa Pound utilizza per la distribuzione di generi alimentari

Ho interrogato il governo per sapere dove e come Casa Pound prenda le risorse per l’acquisto dei beni che distribuisce vista la distribuzione pacchi alimentari durante la campagna elettorale per il rinnovo del Municipio. Non è mia intenzione mettere in questione il mutualismo ma la filiera della trasparenza, poiché non è noto dove e come l’estrema destra prenda le risorse per l’acquisto dei beni che distribuisce. La risposta del Ministero dell’Interno è imbarazzante.
La risposta dimostra la mancanza di volontà politica da parte di questo Governo nel fare chiarezza sulle attività di questi gruppi. Il governo infatti risponde che non conosce la provenienza delle risorse impiegate per reperire i generi alimentari distribuiti, e che va bene la risposta data da Casa Pound sull’autofinanziamento. E’ evidente che è troppo onerosa la distribuzione per pensare ad un “autofinanziamento” o ad un meccanismo come quello messo in atto in Grecia da Alba Dorata, e cioè di stare all’uscita dei supermercati e chiedere alle persone di donare qualcosa della loro spesa. Importanti inchieste giornalistiche hanno lanciato un allarme su come la destra estrema si finanzia, in Italia e in Europa. E questo non vale solo per Casa Pound ma anche per diverse organizzazioni di estrema destra. Cosa dobbiamo aspettare per monitorarne le attività e capire i movimenti di denaro? Il Ministero gestito da Minniti ancora una volta si qualifica per quello che è: forte con i deboli e debole con i forti. E a pagarne le conseguenze non sarà solo Ostia ma tutta la città di Roma.

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La mia interrogazione in I Commissione al Ministero dell’Interno: come si finanziano Forza Nuova e Casapound?

CASAPOUND

Al Ministro dell’interno – Per sapere – premesso che:

durante la campagna elettorale che si è svolta nel municipio di Ostia, la stampa ha più volte riportato che  “il primo partito non ex o post ma dichiaratamente fascista”, candidato alle elezioni, distribuiva presso la sua sede pacchi alimentari;

le immagini delle persone bisognose e grate del pacco di pasta ricevuto sono state esposte sulla pagina Facebook del candidato dell’estrema destra “come medaglie”;

la distribuzione di generi alimentari da parte di partiti di estrema destra e fascisti avvengono anche in altri municipi o città, ma quest’attività fa sorgere delle domande su dove vengano prese le risorse, oltre a far riflettere sul fatto che con attività di questo tipo, opportunamente sbandierate, si vuole coprire la natura violenta e anti-democratica di questi partiti e movimenti;

sempre ad Ostia, ad esempio, i militanti di estrema destra prendono di mira i ragazzi che si occupano di senza fissa dimora o migranti, hanno mandato in ospedale un ragazzo che si dichiarava anti-fascista, hanno picchiato un attivista dell’associazione Alternativa onlus, senza motivo, nell’indifferenza dei passanti, il candidato sindaco del municipio nel 2011 aveva minacciato di morte degli studenti;

non è certo il mutualismo ad essere messo in questione, ma la ‘filiera’ della trasparenza, poiché non è noto dove e come l’estrema destra prenda le risorse per l’acquisto dei beni che distribuisce;

infatti, anche Sinistra Italiana fornisce aiuto mutualistico a favore di persone in condizioni di bisogno, ma la ‘filiera’ delle risorse è molto trasparente, arrivando dal finanziamento volontario dei suoi parlamentari;

in Italia il più importante contributo per far emergere la rete economico-politica dell’estrema destra, volutamente occultata, è frutto del lavoro di ricerca del sito playingthegendercard, da cui il settimanale L’Espresso ha tratto le informazioni per l’articolo pubblicato due settimane fa: “i soldi e le società di CasaPound e Forza Nuova: così si finanziano i partiti neofascisti”-:

se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, attenzionare le attività dell’estrema destra, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e la democraticità delle istituzioni nei territori in cui vi è una forte presenza di organizzazioni di estrema destra, come Forza Nuova e Casa Pound.

Costantino, Fratoianni, Marcon

 

 

 

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Aborto: in Calabria donne penalizzate. In provincia Crotone nessuna interruzione negli ultimi 5 anni

CROTONE

Ci sono zone d’Italia in cui le conquiste delle donne sembrano non essere mai arrivate. E una di queste è Crotone, dove abortire e’ impossibile. Una cosa incredibile visto che esiste una legge da 39 anni, la legge 194 del 1978, che garantisce a tutte le donne il diritto ad interrompere una gravidanza. A Crotone e provincia le donne per vedere riconosciuto un loro diritto devono spostarsi altrove. Una situazione grave su cui ho interrogato la ministra della Salute Lorenzin assieme al segretario nazionale di SI Nicola Fratoianni affinchè assuma iniziative per verificare i motivi della mancata applicazione della legge 194 e affinche’ metta in campo tutte le azioni necessarie per risolvere questa grave situazione. I drammatici dati dell’Istat – prosegue – ci dicono che nessuna donna nella provincia di Crotone e’ riuscita ad effettuare una interruzione volontaria di gravidanza negli ultimi 5 anni, e che sono piu’ di dieci le strutture sanitarie in tutta la regione dove non e’ possibile effettuare una interruzione di gravidanza. A questo si aggiunga poi una elevata  percentuale di obiettori di coscienza rispetto alla media nazionale per vedere impedito un diritto. La Calabria, sulla base dei dati del Ministero della Salute risalenti al 2014, ha infatti il 76,6% di ginecologi obiettori contro una media nazionale, gia’ molto elevata, del 70,7%. Sono in corso – conclude Celeste Costantino – azioni tese a delegittimare anni di battaglie per riconoscere alle donne il diritto a rivendicare la propria autonomia, i propri diritti e la propria dignita’. E’ necessario contrastare con forza qualsiasi forma di attacco alla liberta’ di scelta e di cura alle donne

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Dopo l’assistenza per le ferite riportate a Rigopiano, l’abbandono. Il Ministero della Salute e quello delle politche sociali rispondano.

Rigopiano
Interrogazione a risposta scritta 4-18260

 

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

il 18 gennaio il signor G. M. è rimasto bloccato per 62 ore all’interno dell’Hotel Rigopiano per il forte impattamento di una valanga di neve sulla struttura. A differenza sua, sua moglie, come altre 29 persone, non ce l’ha fatta ed è morta in attesa che i soccorsi riuscissero ad aprirsi un varco per portare in salvo gli ospiti dell’hotel;

G. M. ha riportato importanti ferite e ha perso, pare momentaneamente, l’uso di un braccio e di una gamba, ma enormi sono stati i risultati ottenuti in fisioterapia negli ultimi 6 mesi. G. M. è un pasticcere e ha dovuto dare in gestione la sua attività commerciale per occuparsi della sua riabilitazione e di sua figlia di 6 anni;

l’Asl Roma 5 di Monterotondo, dove risiede, gli ha certificato un’invalidità al 100 per cento riconoscendo l’indennità di accompagno. Eppure, nonostante i benefici e i miglioramenti ottenuti in fisioterapia sul movimento degli arti colpiti durante l’incidente, l’Asl non rinnoverà le sedute, perché il periodo garantito dal sistema nazionale sanitario ammonta a 6 mesi. Fino ad oggi una commissione ha rinnovato le sedute, mentre stavolta, qualora volesse continuare il processo di riabilitazione, dovrebbe o rivolgersi a una struttura privata e a pagamento, oppure «farsi operare» — come suggerisce la fisiatra che lo ha in cura — per poter riottenere altri 6 mesi di cure fisioterapiche;

in questo caso nessuna commissione si è riunita per incontrare il signor G. M., perché i 6 mesi di cure garantite sono scaduti e nessuno si è più interessato alla sua ripresa che, dopo lo shock, il lutto per la perdita della moglie e un’invalidità al 100 per cento, andrebbe monitorata e incoraggiata, per promuovere il recupero della sua indipendenza e della sua dignità –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non intenda assumere ogni iniziativa di competenza, anche normativa, affinché siano assicurate, da parte delle strutture pubbliche, le necessarie prestazioni finalizzate alla cura e alla riabilitazione in casi come quello richiamato.

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18260&ramo=CAMERA&leg=17

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L’associazione Frida Khalo di nuovo sotto attacco. La mia interrogazione al Ministero dell’Interno

MARANO 2
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18222

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

l’associazione di volontariato «Frida Kahlo, la città delle pari opportunità» gestisce, in collaborazione e per conto dell’ente comune di Marano di Napoli, a titolo totalmente gratuito, un servizio di sportello ascolto per la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere, in virtù di delibera di giunta comunale n. 148 del 2 novembre 2011, presso la sede comunale distaccata di Torre Caracciolo (ex ufficio anagrafe);

negli anni lo sportello di ascolto è divenuto un punto di riferimento e di aggregazione per le donne del territorio, territorio molto povero sia nell’offerta di servizi che nell’offerta culturale e sotto molti punti di vista l’associazione ha colmato l’assenza delle istituzioni. L’associazione ha realizzato uno spazio sociale in cui le donne si incontrano e raccontano le proprie esperienze di vita, al cui interno sono stati avviati laboratori volti non solo al sostegno delle donne vittime di abusi e violenza ma anche e soprattutto alla prevenzione della violenza mediante la diffusione della cultura di genere e l’istituzione di una biblioteca di genere, una biblioteca popolare realizzata con la donazione di testi da parte delle cittadine e dei cittadini, promuovendo iniziative e progetti per l’inserimento dell’educazione sentimentale nelle scuole;

a seguito di infiltrazioni al solaio di copertura dell’edificio comunale, i locali, sede del detto sportello di ascolto, furono chiusi per un lungo periodo per consentire le necessarie opere di ripristino dell’agibilità dei medesimi locali;

con ordinanza sindacale n. 18 del 18 maggio 2015 i locali furono riconsegnati all’associazione per la ripresa delle attività e, fin dal momento dell’assegnazione dei locali, lo sportello è stato oggetto di numerosi e ripetuti atti vandalici da parte di ignoti che hanno determinato più volte la sospensione delle attività, riprese poi a cura ed oneri dei volontari dell’associazione;

più volte le associate e gli associati hanno chiesto l’intervento dell’ente per la messa in sicurezza dei locali (porta di ferro, grate alle finestre e ripristino del cancello di ingresso ai locali), ma, nonostante l’associazione abbia avviato un protocollo d’intesa con il comune per un progetto ad ampio respiro per la casa delle pari opportunità, le autorità locali non hanno dato risposta;

il protocollo con il comune è stato sospeso, perché l’associazione era stata cancellata illegittimamente dall’albo regionale dalla regione Campania, cancellazione contro la quale «Frida Khalo» ha fatto ricorso al Tar, vincendolo, ma l’ente comunale non si è adeguato all’esito del ricorso e ha rinunciato ad agire quantomeno per garantire la sicurezza nel normale svolgimento delle attività associative, attività di cui il territorio di Marano ha estremamente bisogno;

già nell’agosto del 2016 si è verificato un atto di vandalismo, al quale segue quello del 16 ottobre 2017: la sede è stata completamente devastata, la biblioteca e i libri sono stati distrutti, la porta di ferro è stata scassinata ed è stato ritrovato un gatto ammazzato dentro la sede, come un avvertimento di stampo mafioso. L’associazione ha denunciato il tutto alla compagnia dei carabinieri di Marano –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intenda attivarsi affinché la prefettura, la questura e le forze dell’ordine locali garantiscano la sicurezza della sede dell’Associazione Frida Khalo e delle persone che la frequentano perché si svolgano normalmente le attività dell’associazione.
(4-18222)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18222&ramo=CAMERA&leg=17

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La Sacal spa agisce ancora senza trasparenza, nonostante l’operazione Eumenidi. La mia interrogazione al Ministro dei Trasporti

Sacal

Interrogazione a risposta scritta 4-18186

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

la Sacal spa, società che gestisce gli aeroporti di Lamezia Terme, Crotone e Reggio Calabria, ha comunicato in data 9 ottobre 2017 che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2016 della società deliberando il ripianamento di perdite di circa 5,5 milioni di euro (1,5 milioni riferito al 2016, mentre 4,1 milioni fino al 2015), in parte coperte con riserve della società per circa 2 milioni, mentre rimangono da ripianare intorno ai 3,6 milioni di euro;

nonostante le evidenti criticità finanziarie, nel corso dell’estate 2017, sono stati pubblicati dalla Sacal degli avvisi pubblici per la selezione di personale da impiegare sia all’aeroporto di Reggio Calabria, sia come risorse di staff;

le suddette procedure selettive, pur essendo state pubblicate sul sito istituzionale della società, hanno avuto minima pubblicità da parte della Sacal e da parte dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme;

a fine giugno 2017, la Sacal Gh, società che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto di Lamezia Terme, a quanto risulta agli interroganti ha aggiudicato, a seguito dell’indagine di mercato, alla società Etjca spa il servizio per la selezione e somministrazione di lavoro temporaneo per n. 20 risorse (6° livello contratto collettivo nazionale di lavoro Assohandler), da adibire alla mansione di addetto di scalo presso l’aeroporto di Lamezia Terme;

da quando risulta agli interroganti la suddetta società Etjca starebbe erogando corsi di formazione per personale da impiegare in mansioni specifiche che riguardano le attività aeroportuali gestite da Sacal;

tale procedura evidenzia, secondo gli interroganti, una situazione di palese discriminazione, in quanto consente solo alle poche persone informate, di accedere ai corsi di formazione e di conseguenza di partecipare alle procedure di selezione di Sacal Gh per l’assunzione di personale;

le situazioni sopra riportate evidenziano gravissime carenze sul piano della trasparenza e della meritocrazia per quanto riguarda il reclutamento di personale, sia in Sacal che in Sacal Gh, escludendo nei fatti tantissimi disoccupati e persone giovani in cerca di lavoro;

come emerso anche nell’ultima operazione Eumenidi, in passato la selezione del personale in Sacal, in particolare all’aeroporto di Lamezia Terme, è stata in tantissimi casi dettato, da logiche di vicinanza e convenienza politica, in chiave elettorale, escludendo qualsiasi criterio di merito, violando le stesse norme per il reclutamento di personale nelle società a partecipazione pubblica e determinando in questo modo addirittura l’assunzione in Sacal di persone vicine ad ambiente criminali;

se evidenzia il paradosso del perdurare delle criticità finanziarie della società rispetto al crescente numero di passeggeri dell’aeroporto di Lamezia Terme, che ha visto lo scalo lametino crescere quasi dell’8 per cento rispetto al 2015 –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché la situazione gestionale e finanziaria sopra descritta della SACAL non comprometta la qualità dei servizi all’utenza e lo sviluppo del sistema aeroportuale calabrese, secondo princìpi di legalità e trasparenza.
(4-18186)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18186&ramo=CAMERA&leg=17

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Una famiglia da anni senza casa a Pescara e le responsabilità di Comune e Prefetto. La mia interrogazione parlamentare

Senza casa

Interrogazione a risposta scritta 4-18180

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

i coniugi Alessandra Marsili e Francesco Roberto e i loro tre figli di 21, 19 e 15 anni, sono rimasti senza abitazione ad Alanno, in provincia di Pescara, nel 2015, quando la loro casa venne dichiarata inagibile, perché sita sulla retta di un canale dove si riversano le acque piovane;

il canale col tempo ha eroso le fondamenta della casa rendendola impraticabile, e una parte ha subito un cedimento, dovuto alle continue infiltrazioni di acqua piovana;

in attesa che si procedesse con i lavori del canale e al ripristino delle condizioni di abitabilità, la famiglia ha trascorso quasi due anni ospitata da amici e parenti, mentre quest’anno per tre mesi ha potuto usufruire dell’ospitalità di un albergo a spese del comune. Duecentocinquanta euro a notte fino a passare la soglia di oltre ventiduemila euro;

al termine di questi mesi, la soluzione che il comune ha offerto loro è stata una casa popolare umida e invasa dalla muffa, soluzione respinta a causa delle condizioni di salute precarie di uno dei figli, gravemente allergico;

in attesa di un’azione risolutiva del prefetto a cui si sono rivolti per avere garantita un’abitazione dignitosa e dinanzi al rifiuto reiterato di prefetto e sindaco di intervenire risolutamente come se questo fosse un privilegio e non un diritto di cittadinanza, a giugno 2017, la famiglia Roberto decide di occupare il suolo pubblico tra il comune e la prefettura per rompere il silenzio attorno al loro caso, ormai divenuto un fatto puramente burocratico. Dopo centosedici giorni vengono sgomberati: risanare le fondamenta erose dal canale costa troppo, nonostante regola vuole che le opere pubbliche vengano messe a norma e il territorio risanato –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, quali soluzioni abbia approntato o intenda approntare la competente prefettura, in sinergia con il comune, e quali iniziative di competenza intendano assumere, anche incrementando le risorse a disposizione degli enti locali, per rafforzare le politiche abitative con particolare riferimento a famiglie disagiate o in condizioni di difficoltà, come nel caso richiamato.
(4-18180)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/18180&ramo=CAMERA&leg=17

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‘Ndrangheta, sul depuratore dello IAM di Gioia Tauro attendiamo risposte da oltre un anno e mezzo

IAM

Da oltre un anno e mezzo siamo in attesa di una risposta ad una interrogazione rivolta alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’Interno che chiedeva di fare chiarezza su quanto avveniva all’interno del CdA della IAM. (Iniziative Ambientali Meridionali SPA), la cui proprietà è in capo all’Asireg, consorzio per lo sviluppo industriale riconducibile alla Regione Calabria, al centro di indagini per sversamenti illeciti e altamente inquinanti. Non solo non ci è mai stata data nessuna risposta ma oggi veniamo a conoscenza, grazie al lavoro del Procuratore di Reggio Calabria Cafiero De Raho, che la IAM. e’ coinvolta in un giro di tangenti con un interessamento speciale da parte della cosca Piromalli che non solo riscuoteva le tangenti ma collaborava nella trasformazione illegale degli scarti industriali in fertilizzanti, forse per fini agronomici, con conseguente rischio per la salute dei cittadini. La IAM e’ stata posta sotto sequestro e ancora i Ministri interrogati e la Presidenza del Consiglio non ci hanno dato una risposta, risposta che oggi aspettiamo ancora. E’ necessario che la politica faccia la sua parte senza aspettare che la giustizia la anticipi puntualmente.

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Franceschini mandi ispettori presso la Sovrintendenza a Crotone. Lo stop incarico all’archeologa Margherita Corrado è un abuso

PUNTA SCIFO

Per le sue battaglie per la legalità, per proteggere le bellezze archeologiche della Calabria le viene impedito di lavorare. E’ infatti grazie allo studio e alla denuncia pubblica dell’archeologa calabrese Margherita Corrado, e della sua associazione, che è stato fermato l’ecomostro con vista su una delle baie più incantevoli dello Ionio: Punta Scifo in provincia di Crotone. Una denuncia che ha messo nei guai il Soprintendente Mario Pagano che l’ha querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata e messa al bando con una lettera indirizzata al Ministero, ai funzionari archeologi e a tutti i tecnici di Cosenza, Catanzaro e Crotone affinché non riceva più incarichi professionali. Un vero e proprio abuso. Franceschini intervenga.

Con la mia interrogazione sollecito il Ministro Franceschini a promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza di Crotone per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso.

E’ grazie alla denuncia della Corrado e alla mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, che la Procura ha bloccato questo ennesimo scempio edilizio in Calabria.
Il rischio però è che ci sia un’accelerazione dei lavori, come richiesto dall’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro implicato nell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, che difende i costruttori nella battaglia contro i vincoli paesaggistici. Ora questo editto potrebbe avere conseguenze pesanti per l’archeologa che ha svelato la storia di questo ordinario scempio calabrese. Sarebbe una vera e propria beffa visto l’impegno speso dall’archeologa per salvare uno degli ultimi angoli incontaminati della Calabria, conclude Costantino.

Al link l’interrogazione: http://www.celestecostantino.it/lanatema-della-sovrintendenza-calabrese-contro-larcheologa-che-ha-salvato-punta-scifo-la-riformulazione-di-una-vecchia-interrogazione-a-cui-il-ministero-non-ha-ancora-dato-risposte/

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L’anatema della Sovrintendenza calabrese contro l’archeologa che ha salvato Punta Scifo. La riformulazione di una vecchia interrogazione a cui il Ministero non ha ancora dato risposte

PUNTA SCIFO

Interrogazione a risposta scritta 4-15208
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO, DURANTI, RICCIATTI, CARLO GALLI, GIANCARLO GIORDANO, PANNARALE e SANNICANDRO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
Capo Colonna, in provincia di Crotone, in località Torre Scifo, ospita l’ultima delle 48 colonne doriche che costituivano il tempio di Hera Lacinia;
il sito, edificato nel VI secolo a.C., è molto suggestivo per la sua posizione strategica lungo le rotte marittime che univano Taranto allo Stretto di Messina e fu uno dei santuari più importanti della Magna Grecia;
il titolo V della legge 31 dicembre 1982, n. 979, che ha previsto la costituzione lungo le coste italiane di 20 riserve marine, tra le quali quella di «Capo Rizzuto», una riserva naturale che interessa l’area marina costiera antistante i comuni di Crotone e Isola Capo Rizzuto, lungo la quale, c’è il tratto da Torre Scifo verso località Alfiere, recita testualmente: «Le riserve marine sono costituite da ambienti marini dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora ed alla fauna marina costiera e per l’importanza scientifica, ecologica, educativa ed economica che rivestono»;
in quest’area paesaggisticamente vincolata è sorta una struttura alberghiera composta da 79 bungalow per una ricezione di 237 ospiti, cui s’aggiungono un ristorante in via di realizzazione che appare in netto contrasto con l’edilizia circostante e un gioco d’acqua per bambini che diventa (in caso d’orticaria per l’acqua che qui è più salata che altrove) un’enorme piscina di 4 metri e mezzo di profondità, fronte mare, a ridosso del demanio; nel 2006, gli imprenditori e fratelli Scalise, promuovono su un terreno agricolo che da piano regolatore consente attività agrituristica la realizzazione di un «camping» presentato come strutture leggere amovibili che di fatto diventano villaggio turistico;
gli sbancamenti per i lavori iniziano nel 2013, una sanatoria concessa dalla regione nel 2015 e il paesaggio visibilmente alterato, all’interno della riserva marina di Capo Rizzuto in una baia che custodisce 2 relitti romani tra cui il relitto Orsi, un cantiere a ridosso d’una masseria del ‘700, a pochi metri dalla Torre d’avvistamento Lucifero del ’600, in uno dei rari tratti di costa calabrese finora intatto. Con l’aggravante che questa operazione si tradurrà nella cementificazione di Capo Colonna (http:// www.ilfattoquotidiano.it);
nonostante la mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, ad oggi le sole opere visibili sono piattaforme di cemento, e sbancamenti, nonostante la Soprintendenza dichiari che i lavori sono stati già svolti. Il rischio è perciò quello di un’accelerazione dei lavori, così come richiesto dall’avvocato degli Scalise che li difende nella battaglia contro i vincoli paesaggistici, Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro, protagonista dell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna;
ha contribuito a portare alla luce lo scempio di Punta Scifo l’archeologa Margherita Corrado, la quale è stata querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata dal Soprintendente Mario Pagano. Secondo la legge, diretta a tutti i tecnici della Soprintendenza e ai funzionari archeologi, questo provvedimento renderebbe la professionista che tanto si è spesa per denunciare il caso incompatibile con qualsiasi lavoro la cui vigilanza spetti agli uffici cosentini –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano tutelare, per quanto di competenza, il patrimonio culturale e ambientale, garantendo la piena applicazione della legge sulle riserve marine e i vincoli paesaggistici di Torre Scifo e se non si intenda promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso. (4-15208)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15208&ramo=CAMERA&leg=17

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Ape sociale, il Ministero corregga le iniquità dei criteri di accesso. La mia interrogazione

PENSIONE

Interrogazione a risposta scritta 4-17716
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
i requisiti richiesti per i correttivi «Ape Sociale» maturati al 2017 sono attualmente: aver compiuto i 63 anni di età, aver versato 30 anni di contributi, certificare lo stato di disoccupazione ed aver concluso un eventuale ammortizzatore sociale da almeno tre mesi;
la ratio della legge in materia è quella di consentire un accompagnamento alla pensione ai lavoratori che, compiuti i 63 anni di età e stante le difficoltà economiche e sociali, difficilmente troverebbero una ricollocazione nel mondo del lavoro;
tuttavia, tale norma sembrerebbe creare una iniqua ed illegittima differenza tra coloro i quali, nelle condizioni sopra citate, si siano trovati a concludere la propria vita lavorativa con un contratto a tempo determinato e coloro i quali abbiano, viceversa, concluso l’attività lavorativa in forza di un rapporto di lavoro indeterminato. I primi, coloro cioè che a 63 anni hanno goduto, come ultima occupazione di un contratto a tempo determinato, stante l’attuale interpretazione della norma, verrebbero ad essere esclusi;
alla data in cui questi lavoratori hanno accettato un lavoro a tempo determinato, la misura dell’«ape sociale» non era stata ancora istituita, dunque, allo stato attuale, verrebbero puniti ingiustamente, perché il legislatore è tenuto a tutelare tutte le forme contrattuali e non una a discapito dell’altra;
molte lavoratrici e molti lavoratori – tanti dei quali non più giovanissimi –, che in molti casi avevano perso il lavoro, non si sono infatti rassegnati, per necessità, a cercare un altro lavoro, e coloro che l’hanno trovato, in forma di contratto a tempo determinato – contratto altrettanto regolare e dignitoso – oggi si trovano penalizzati ed esclusi dai benefici predetti di accompagnamento alla pensione, e solo perché hanno lavorato con un tipo di contratto non contemplata dalla misura di «ape sociale» –:
nessuno di loro poteva sospettare che un giorno, per il solo fatto di essersi ricollocati faticosamente nel mondo del lavoro, avrebbero dovuto rinunciare ai diritti istituiti dall’anticipo pensionistico;
se il Ministro interrogato non ritenga di dover assumere iniziative normative affinché si apportino delle modifiche rispetto ai requisiti riguardanti le forme contrattuali con le quali si potrà ricorrere all’«ape sociale», per ridare dignità ed equità ai lavoratori e ovviando a quella che appare agli interroganti un’ingiustificata disuguaglianza tra lavoratori che potranno ricorrere a questa misura pensionistica. (4-17716)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17716&ramo=CAMERA&leg=17

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La Calabria brucia, il Ministero dell’ambiente si attivi immediatamente

INCENDI

Interrogazione a risposta scritta 4-17321

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’interno, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
in questi giorni l’intera penisola è colpita da massicci incendi che stanno mettendo in ginocchio vastissime aree, soprattutto quelle urbanizzate;
il Sud è come ogni anno maggiormente colpito dal fenomeno e come ogni anno le risorse per soccorrere le zone colpite sono risibili;
la Calabria da sempre è interessata da incendi anche a ridosso delle città, per l’alta densità di verde boschivo. La provincia di Reggio Calabria, cui molti comuni sorgono all’interno o alle basi dell’Aspromonte, anche a causa delle alte temperature che stanno caratterizzando la stagione estiva, nell’ultimo mese è stata pesantemente colpita;
si tratta di zone di enorme interesse turistico e paesaggistico: Costa Viola, Bagnara Calabra, Santa Eufemia, Scilla, poi la città di Reggio Calabria nella zona sud tra Valanidi e Ravagnese; nella giornata del 12 luglio 2017 anche la zona nord della città è stata coinvolta in fenomeni incendiari che si sono estesi tra gli uliveti e le zone abitate: traffico e attività turistico-commerciali bloccate, paura per gli abitanti e aria irrespirabile;
la flotta usata in Italia come risorsa anti-incendi è composta attualmente da 16 Canadair CL415, 4 elicotteri Erickson S64F e 8 elicotteri del comparto difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ma risulta evidente come questi mezzi non siano sufficienti a gestire l’emergenza e a garantire un intervento immediato –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se intenda assumere iniziative per finanziare l’acquisto di nuovi mezzi per gestire l’annuale emergenza e se non intenda mettere in campo dei programmi di prevenzione ed educazione ambientale al fine di sensibilizzare la popolazione al rispetto e alla cura del patrimonio boschivo italiano. (4-17321)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17321&ramo=CAMERA&leg=17