Articolo

Franceschini mandi ispettori presso la Sovrintendenza a Crotone. Lo stop incarico all’archeologa Margherita Corrado è un abuso

PUNTA SCIFO

Per le sue battaglie per la legalità, per proteggere le bellezze archeologiche della Calabria le viene impedito di lavorare. E’ infatti grazie allo studio e alla denuncia pubblica dell’archeologa calabrese Margherita Corrado, e della sua associazione, che è stato fermato l’ecomostro con vista su una delle baie più incantevoli dello Ionio: Punta Scifo in provincia di Crotone. Una denuncia che ha messo nei guai il Soprintendente Mario Pagano che l’ha querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata e messa al bando con una lettera indirizzata al Ministero, ai funzionari archeologi e a tutti i tecnici di Cosenza, Catanzaro e Crotone affinché non riceva più incarichi professionali. Un vero e proprio abuso. Franceschini intervenga.

Con la mia interrogazione sollecito il Ministro Franceschini a promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza di Crotone per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso.

E’ grazie alla denuncia della Corrado e alla mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, che la Procura ha bloccato questo ennesimo scempio edilizio in Calabria.
Il rischio però è che ci sia un’accelerazione dei lavori, come richiesto dall’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro implicato nell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, che difende i costruttori nella battaglia contro i vincoli paesaggistici. Ora questo editto potrebbe avere conseguenze pesanti per l’archeologa che ha svelato la storia di questo ordinario scempio calabrese. Sarebbe una vera e propria beffa visto l’impegno speso dall’archeologa per salvare uno degli ultimi angoli incontaminati della Calabria, conclude Costantino.

Al link l’interrogazione: http://www.celestecostantino.it/lanatema-della-sovrintendenza-calabrese-contro-larcheologa-che-ha-salvato-punta-scifo-la-riformulazione-di-una-vecchia-interrogazione-a-cui-il-ministero-non-ha-ancora-dato-risposte/

Articolo

L’anatema della Sovrintendenza calabrese contro l’archeologa che ha salvato Punta Scifo. La riformulazione di una vecchia interrogazione a cui il Ministero non ha ancora dato risposte

PUNTA SCIFO

Interrogazione a risposta scritta 4-15208
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO, DURANTI, RICCIATTI, CARLO GALLI, GIANCARLO GIORDANO, PANNARALE e SANNICANDRO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
Capo Colonna, in provincia di Crotone, in località Torre Scifo, ospita l’ultima delle 48 colonne doriche che costituivano il tempio di Hera Lacinia;
il sito, edificato nel VI secolo a.C., è molto suggestivo per la sua posizione strategica lungo le rotte marittime che univano Taranto allo Stretto di Messina e fu uno dei santuari più importanti della Magna Grecia;
il titolo V della legge 31 dicembre 1982, n. 979, che ha previsto la costituzione lungo le coste italiane di 20 riserve marine, tra le quali quella di «Capo Rizzuto», una riserva naturale che interessa l’area marina costiera antistante i comuni di Crotone e Isola Capo Rizzuto, lungo la quale, c’è il tratto da Torre Scifo verso località Alfiere, recita testualmente: «Le riserve marine sono costituite da ambienti marini dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora ed alla fauna marina costiera e per l’importanza scientifica, ecologica, educativa ed economica che rivestono»;
in quest’area paesaggisticamente vincolata è sorta una struttura alberghiera composta da 79 bungalow per una ricezione di 237 ospiti, cui s’aggiungono un ristorante in via di realizzazione che appare in netto contrasto con l’edilizia circostante e un gioco d’acqua per bambini che diventa (in caso d’orticaria per l’acqua che qui è più salata che altrove) un’enorme piscina di 4 metri e mezzo di profondità, fronte mare, a ridosso del demanio; nel 2006, gli imprenditori e fratelli Scalise, promuovono su un terreno agricolo che da piano regolatore consente attività agrituristica la realizzazione di un «camping» presentato come strutture leggere amovibili che di fatto diventano villaggio turistico;
gli sbancamenti per i lavori iniziano nel 2013, una sanatoria concessa dalla regione nel 2015 e il paesaggio visibilmente alterato, all’interno della riserva marina di Capo Rizzuto in una baia che custodisce 2 relitti romani tra cui il relitto Orsi, un cantiere a ridosso d’una masseria del ‘700, a pochi metri dalla Torre d’avvistamento Lucifero del ’600, in uno dei rari tratti di costa calabrese finora intatto. Con l’aggravante che questa operazione si tradurrà nella cementificazione di Capo Colonna (http:// www.ilfattoquotidiano.it);
nonostante la mobilitazione di associazioni ambientaliste locali e della cittadinanza, ad oggi le sole opere visibili sono piattaforme di cemento, e sbancamenti, nonostante la Soprintendenza dichiari che i lavori sono stati già svolti. Il rischio è perciò quello di un’accelerazione dei lavori, così come richiesto dall’avvocato degli Scalise che li difende nella battaglia contro i vincoli paesaggistici, Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino al vertice della cosca di Cutro, protagonista dell’operazione Aemilia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna;
ha contribuito a portare alla luce lo scempio di Punta Scifo l’archeologa Margherita Corrado, la quale è stata querelata per diffamazione presso la procura di Torre Annunziata dal Soprintendente Mario Pagano. Secondo la legge, diretta a tutti i tecnici della Soprintendenza e ai funzionari archeologi, questo provvedimento renderebbe la professionista che tanto si è spesa per denunciare il caso incompatibile con qualsiasi lavoro la cui vigilanza spetti agli uffici cosentini –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e come intendano tutelare, per quanto di competenza, il patrimonio culturale e ambientale, garantendo la piena applicazione della legge sulle riserve marine e i vincoli paesaggistici di Torre Scifo e se non si intenda promuovere un’ispezione presso la Soprintendenza per dirimere un contenzioso che rischia di squalificare il lavoro svolto finora dai professionisti che hanno lavorato sul caso. (4-15208)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/15208&ramo=CAMERA&leg=17

Articolo

Ape sociale, il Ministero corregga le iniquità dei criteri di accesso. La mia interrogazione

PENSIONE

Interrogazione a risposta scritta 4-17716
Martedì 12 settembre 2017, seduta n. 848

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
i requisiti richiesti per i correttivi «Ape Sociale» maturati al 2017 sono attualmente: aver compiuto i 63 anni di età, aver versato 30 anni di contributi, certificare lo stato di disoccupazione ed aver concluso un eventuale ammortizzatore sociale da almeno tre mesi;
la ratio della legge in materia è quella di consentire un accompagnamento alla pensione ai lavoratori che, compiuti i 63 anni di età e stante le difficoltà economiche e sociali, difficilmente troverebbero una ricollocazione nel mondo del lavoro;
tuttavia, tale norma sembrerebbe creare una iniqua ed illegittima differenza tra coloro i quali, nelle condizioni sopra citate, si siano trovati a concludere la propria vita lavorativa con un contratto a tempo determinato e coloro i quali abbiano, viceversa, concluso l’attività lavorativa in forza di un rapporto di lavoro indeterminato. I primi, coloro cioè che a 63 anni hanno goduto, come ultima occupazione di un contratto a tempo determinato, stante l’attuale interpretazione della norma, verrebbero ad essere esclusi;
alla data in cui questi lavoratori hanno accettato un lavoro a tempo determinato, la misura dell’«ape sociale» non era stata ancora istituita, dunque, allo stato attuale, verrebbero puniti ingiustamente, perché il legislatore è tenuto a tutelare tutte le forme contrattuali e non una a discapito dell’altra;
molte lavoratrici e molti lavoratori – tanti dei quali non più giovanissimi –, che in molti casi avevano perso il lavoro, non si sono infatti rassegnati, per necessità, a cercare un altro lavoro, e coloro che l’hanno trovato, in forma di contratto a tempo determinato – contratto altrettanto regolare e dignitoso – oggi si trovano penalizzati ed esclusi dai benefici predetti di accompagnamento alla pensione, e solo perché hanno lavorato con un tipo di contratto non contemplata dalla misura di «ape sociale» –:
nessuno di loro poteva sospettare che un giorno, per il solo fatto di essersi ricollocati faticosamente nel mondo del lavoro, avrebbero dovuto rinunciare ai diritti istituiti dall’anticipo pensionistico;
se il Ministro interrogato non ritenga di dover assumere iniziative normative affinché si apportino delle modifiche rispetto ai requisiti riguardanti le forme contrattuali con le quali si potrà ricorrere all’«ape sociale», per ridare dignità ed equità ai lavoratori e ovviando a quella che appare agli interroganti un’ingiustificata disuguaglianza tra lavoratori che potranno ricorrere a questa misura pensionistica. (4-17716)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17716&ramo=CAMERA&leg=17

Articolo

La Calabria brucia, il Ministero dell’ambiente si attivi immediatamente

INCENDI

Interrogazione a risposta scritta 4-17321

COSTANTINO e FRATOIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell’interno, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
in questi giorni l’intera penisola è colpita da massicci incendi che stanno mettendo in ginocchio vastissime aree, soprattutto quelle urbanizzate;
il Sud è come ogni anno maggiormente colpito dal fenomeno e come ogni anno le risorse per soccorrere le zone colpite sono risibili;
la Calabria da sempre è interessata da incendi anche a ridosso delle città, per l’alta densità di verde boschivo. La provincia di Reggio Calabria, cui molti comuni sorgono all’interno o alle basi dell’Aspromonte, anche a causa delle alte temperature che stanno caratterizzando la stagione estiva, nell’ultimo mese è stata pesantemente colpita;
si tratta di zone di enorme interesse turistico e paesaggistico: Costa Viola, Bagnara Calabra, Santa Eufemia, Scilla, poi la città di Reggio Calabria nella zona sud tra Valanidi e Ravagnese; nella giornata del 12 luglio 2017 anche la zona nord della città è stata coinvolta in fenomeni incendiari che si sono estesi tra gli uliveti e le zone abitate: traffico e attività turistico-commerciali bloccate, paura per gli abitanti e aria irrespirabile;
la flotta usata in Italia come risorsa anti-incendi è composta attualmente da 16 Canadair CL415, 4 elicotteri Erickson S64F e 8 elicotteri del comparto difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ma risulta evidente come questi mezzi non siano sufficienti a gestire l’emergenza e a garantire un intervento immediato –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se intenda assumere iniziative per finanziare l’acquisto di nuovi mezzi per gestire l’annuale emergenza e se non intenda mettere in campo dei programmi di prevenzione ed educazione ambientale al fine di sensibilizzare la popolazione al rispetto e alla cura del patrimonio boschivo italiano. (4-17321)

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/17321&ramo=CAMERA&leg=17